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Il Maggiore Gori e la direttrice Rossoni

Il Maggiore Gori e la direttrice Rossoni

La 'Madonna Orante' di Elisabetta Sirani torna alla città: era stata rubata nel 1930

L'eccezionale recupero dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: dopo il furto il dipinto è ricomparso nell'abitazione di una famiglia bolognese che lo cedeva a una casa d'aste

Le modalità del furto rimangono sconosciute, ma ciò che importa è che oggi i Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) hanno restituito alla città il dipinto "Madonna Orante" dell'autrice bolognese Elisabetta Sirani (1638-1665) trafugato ben 88 anni fa, nel 1930. 

Le segnalazione da parte dei responsabili dello stesso polo museale bolognese, che hanno riconosciuto l'opera in vendita presso una casa d'aste ligure, hanno fatto scattare qualche mese fa le indagini del TPC. Benché l'allora direttore avesse fatto denuncia al Procuratore del Re di Bologna, il dipinto non era presente nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, ma una fotografia presente nei cataloghi museali bolognesi ha permesso di confermare che l'autenticità dell'olio du tela di cm 45 x 35, rubato nel '30. Dopo le verifiche, l'autorità giudiziaria di Genova ha disposto il sequestro e quindi la restituzione alla Pinacoteca Nazionale, avvenuta oggi a Palazzo Pepoli Campogrande, in via Castiglione. 

Alla cerimonia di riconsegna hanno partecipato il Maggiore Giuseppe De Gori del TPC, la direttrice della Pinacoteca Nazionale di Bologna Elena Rossoni e il direttore del Polo Museale dell'Emilia-Romagna Mario Scalini.

"E' importante fotografare le opere possedute - questo l'appello del Maggiore De Gori che specifica - non ci sono indagati, ma le immagini facilitano l'attività di tutela e recupero che mettono a disposizione dei cittadini un'app di ricerca e verifica". 

Come tutti le storie delle opere d'arte anche quella del dipinto della Sirani è affascinante: dopo il furto, la  "Madonna Orante" è ricomparsa nell'abitazione di una famiglia bolognese che la ereditava e la cedeva alla casa d'aste ligure. 

Dal 20 settembre al 25 novembre, il dipinto sarà visibile a Palazzo Pepoli Campogrande in una piccola esposizione dedicata. Nell'ambito dei progetti di valorizzazione promossi dal Mibac, le due sedi della Pinacoteca Nazionale di Bologna (Sant'Ignazio in via Belle Arti 56 e Palazzo Pepoli Campogrande in via Castiglione 7) saranno aperte per 5 sabati sera consecutivi, dalle 20,00 alle 23,00, a partire dal 15 settembre sino al 13 ottobre, con un programma di concerti, presentazioni, conferenze e visite guidate.

Le cinque serate sono state scelte sia per offrire un ampio programma ai visitatori di rientro dalle vacanze che per far partecipe la Pinacoteca di importanti iniziative che si svolgeranno in città, e non solo, nel medesimo periodo, in particolare le Giornate Europee del Patrimonio, Race for the Cure, il Festival Francescano, la Giornata del contemporaneo e l'Open Day dell'anno europeo del Patrimonio Culturale.

RECUPERO DEI CARABINIERI TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE: GUARDA IL VIDEO 


Elisabetta Sirani

Va annoverata tra le donne che hanno fatto grande Bologna. Figlia di un affermato artista e mercante d’arte Giovanni Andrea Sirani (1610-1670), assistente di Guido Reni, a 24 anni era già a capo della sua bottega. Diventò Professoressa all’Accademia d’arte di San Luca a Roma, e la prima artista donna in Europa a fondare una scuola femminile di pittura, l’Accademia del Disegno. Dipinse quasi 200 tele, tutte catalogate dalla stessa artista, stampe e disegni. 

Le sue opere oggi sono esposte nelle collezioni d’Europa e Stati Uniti. Una donna talentuosa e famosa in un mondo dominato da uomini: rimase "single" si direbbe oggi, insegnava a diverse apprendisti, donne e uomini, ma morì giovane, a 27 anni, come molti artisti, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison o Kurt Cobain. Per qualche tempo le cause del decesso furono avvolte dal mistero, pensò anche a un avvelenamento, ma più probabilmente si trattò di ulcera perforante.

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Nato a maggio del 1969 per fronteggiare il fenomeno dei furti d'arte. L’Italia fu la prima nazione al mondo a dotarsi di un organismo specializzato nello specifico settore, anticipando di un anno la raccomandazione della Conferenza Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), che indicava agli Stati aderenti l’opportunità di adottare varie misure volte a impedire l’acquisizione di beni illecitamente esportati e favorire il recupero di quelli trafugati, tra cui la costituzione di servizi a ciò preposti.

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