Cronaca Via dell'Aeroporto

Appalti sospetti al Marconi, Bugani: "Prima del Passante Nord, pensare allo schifo in aeroporto"

Continuano le richieste di maggiore sorveglianza, a seguito della maxi-operazione "Aemilia" che ha scoperchiato un sistema mafioso nella regione. Dal Movimeneto 5 Stelle, all'Altra Emilia Romagna, fino a Legacoop

Continuano le richieste di maggiore sorveglianza da parte delle istituzioni, a seguito della maxi-operazione "Aemilia" che ha scoperchiato un sistema mafioso in varie città della regione. A Bologna, ieri una perquisizione, da parte dei Carabinieri e della Guardia Finanza, all'Aeroporto Marconi per acquisire la documentazione relativa alla realizzazione dei finger, affidata con appalto al massimo ribasso alla "Elledue costruzioni", fondata a Lamezia Terme, ma poi spostatasi in Veneto. I titolari erano stati indagati a Venezia per corruzione e turbativa d'asta.

"Invece di preoccuparsi di costruire il Passante nord, il presidente del Marconi di Bologna dovrebbe pensare allo schifo che c'è nel suo aeroporto". Il capogruppo M5s in Comune, Massimo Bugani ha Enrico Postacchini, presidente dello scalo bolognese. Bugani rivendica di aver sollevato già due anni fa la vicenda dei finger.

Interviene anche il presidente di Legacoop Emilia-Romagna che in un tweet ha scritto: "Bene presidente Postacchini, basta gare massimo ribasso porta d'ingresso per imprese malavitose".

Il Movimento 5 Stelle in Regione ha presentato un'interrogazione a risposta scritta, a firma della consigliera Silvia Piccinini: "Tra i soci della Società Aeroporto Guglielmo Marconi figurano la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Bologna, la Provincia di Bologna e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bologna; tra le carte dell’inchiesta, da cui è scaturita la maxi operazione antimafia dei Carabinieri denominata Aemilia che ha portato, in questi giorni, a 117 arresti e in cui sono coinvolti imprenditori, professionisti, giornalisti, politici e forze dell'ordine per 189  capi d'accusa che vanno dall’estorsione, all'incendio, minacce, danneggiamento, usura, contraffazione, truffa, bancarotta fraudolenta, sfruttamento del lavoro, gestione abusiva dei rifiuti, corruzione e droga, risulterebbe da notizie di stampa, spuntare anche l'impresa di costruzioni cui venne affidata la realizzazione (mai completata) dei nuovi finger all'aeroporto “Marconi”; l’appalto per i fingers venne aggiudicato in data 29/7/2011 i lavori vennero assegnati alla azienda “Elledue costruzioni” di Lamezia Terme (CZ) poi bloccata per abusi edilizi e infiltrazioni mafiose, successivamente i lavori vennero assegnati all’azienda LAMONE MOREDA srl di Forlì, arrivata seconda in quella gara, ma attualmente le opere non sono ancora state completate; sempre da notizie di stampa riportanti l’ordinanza del gip Alberto Ziroldi emergerebbe che la societa’ “Elledue costruzioni” di Lamezia Terme (che venne poi indagata in Veneto per turbativa d’asta, con l’aggravante dei metodi mafiosi, nella gara per la costruzione di una nuova caserma di Carabinieri) verrebbe citata perché i suoi titolari, i fratelli Longo, sarebbero in affari con l’impresa Giglio, che appartiene a uno dei 117 arrestati, di cui sopra, e insieme alla Bolognino è  un’azienda di cui Bianchini Costruzioni si sarebbe servita per far gestire alcuni lavori vinti in appalto, inoltre, dell’azienda “Elledue costruzioni” nell’ordinanza si dice che è “ritenuta contigua agli ambienti della criminalità organizzata lametina (cosca Innazzo-Giampà)” infine risulterebbe che il rapporto di affari tra Giglio e i fratelli Longo sarebbe proseguito in maniera assolutamente proficua, tant’è che la loro collaborazione veniva estesa, con le medesime modalità, ad un altro importante appalto, che riguardava opere da realizzare presso l’aeroporto “Marconi” di Bologna e anche in quella circostanza la gara sarebbe stata vinta dalla “Elledue costruzioni”, avendo presentato un’offerta con il ribasso più elevato, per poi far inserire materialmente Giglio nell’esecuzione dei lavori; considerato che della questione si sarebbe occupata, precedentemente, anche la Procura della Corte Interroga la Giunta e l’Assessore competente per sapere quali  informazioni aggiornate detenga su questa vicenda, in particolare, sull’andamento dei lavori dei c.d. fingers presso l’Aeroporto “Guglielmo Marconi”; se non reputi necessario una informazione al Consiglio sui tanti risvolti dell’inchiesta che ha portato all’operazione Aemilia;  quali iniziative la Regione intenda mettere in campo per evitare che questi episodi si ripetano in futuro".

"Al fruscio delle mazzette, non importa di quale provenienza - da estorsioni, usura, riciclaggio, appalti truccati e subappalti, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio - si sono arresi oltre 200 tra politici ed imprenditori dell’Emilia nord-occidentale, da Modena a Parma con al centro Reggio Emilia, indagati a vario titolo per reati riconducibili ad associazione mafiosa e concorso esterno - lo scrive Cristina Quintavalla, portavoce dell'Altra Emilia Romagna "un vero terremoto, che ha squarciato l'immagine mielosa dell'Emilia-Romagna fondata sulla retorica del buon governo, della trasparenza e della legalità, svelando il volto nascosto di una regione, in cui la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta calabrese in particolare, è penetrata in profondità, ha trovato terreno di cultura, si è intrecciata con il modo imprenditoriale e politico. Un inquietante Mondo di mezzo di cui l’inchiesta romana ha fornito in anteprima una immagine eloquente. Mentre c'è chi è costretto per sopravvivere a frugare nei cassonetti, chi resta senza casa, chi senza lavoro, chi non può più far studiare i propri figli, i grandi capitali, illecitamente accumulati, arrivano in cerca di investimenti lucrosi, penetrano negli appalti pubblici, nelle società immobiliari, si assicurano appoggi nelle istituzioni pubbliche, favorendo l'elezione di politici compiacenti. Voto di scambio insomma. La stessa visita elettorale del 2009 al comune di Cutro di amministratori del reggiano con a capo l’allora sindaco Graziano del Rio assume oggi una luce nuova e allarmante. In prima fila ovviamente i politici di Forza Italia. Tra essi Giuseppe Pagliani, consigliere comunale di Reggio Emilia, e l'ex assessore parmense Bernini, esponente di spicco della giunta Vignali, già travolta dalle inchieste giudiziarie, che ha lasciato in eredità un buco di bilancio di 870 milioni, frutto di opere inutili e costose, di malversazioni, truffe e speculazioni immobiliari.  A Sorbolo, un comune del parmense, il danaro di provenienza mafiosa è stato investito da un'impresa per costruire un vero e proprio quartiere con ben 200 appartamenti, ora sotto sequestro.  Molte cooperative, più o meno finte, nei settori dei trasporti, dell'edilizia, della logistica, delle pulizie, impiegano centinaia di lavoratori e lavoratrici, con contratti precari, senza clausole di garanzia, con retribuzioni da fame. Che i capitali di origine malavitosa penetrassero all'interno del tessuto economico produttivo era noto. Forse non sapevano le amministrazioni comunali di Parma, di Reggio Emilia, di altre città emiliano romagnole e lombarde che gli appalti, quelli in particolare al massimo ribasso, sono il luogo privilegiato di investimenti derivanti da attività illecite? Tutto questo era noto, come sin troppo chiara ne risulta la ragione: la rinuncia delle istituzioni pubbliche al loro ruolo di garanti del bene comune, di controllo di legalità, di difesa del preminente interesse pubblico. La degenerazione del ruolo degli enti locali invece consente che vengano elusi i controlli, che vengano esternalizzati i servizi, dati in appalto a società private, cui è  affidata la gestione di beni e servizi essenziali alla vita di tutti. Lo “Sblocca Italia”, facilitando le pratiche edilizie, consentendo di eludere i controlli pubblici, istituisce una selvaggia deregulation che rende possibile il saccheggio del nostro paese, dei suoi beni, delle sue risorse, facilitando le infiltrazioni di capitali malavitosi dentro il businnes della speculazione legata al territorio e all’ambiente. Per arrivare  ai capitali illeciti investiti nel modenese nella ricostruzione post terremoto, che guarda caso, come denunciano i comitati di lotta, procede vergognosamente a rilento. Le risate dei boss, infiltrati nel  tessuto imprenditoriale della ricostruzione nel modenese, non suonano macabre ai presidenti di questa e della precedente giunta regionale?"

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