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Mafia-imprenditrice in Emilia, ride e lucra anche sul terremoto: intercettazioni choc

I tentacoli delle mafie anche sulla ricostruzione post sisma: a poche ore dalla terribile scossa del 29 maggio 2012, mentre l'Emilia contava i morti sotto le macerie, c'era chi se la rideva, subodorando ghiotti affari. Così al telefono due costruttori

La maxi operazione atimafia della DDA di Bologna ha scoperchiato il "vaso di Pandora". 117 arresti, per 189 capi d'accusa, che non lasciano dubbi - come oggi ha sottolineato il procuratore di Bologna Alfonso - 'Le infiltrazioni mafiose in Emilia sono un punto fermo'.
E le mafie non arretrano neppure davanti alle disgrazie. Anzi, ne godono, ci ridono e lucrano sopra. Come è accaduto durante il terribile terremoto che nel 2012 ha messo in ginocchio l'Emilia.

MAFIA IMPRENDITRICE, L'INTERCETTAZIONE. Prova ne è la scioccante intercettazione telefonica (ASCOLTA L'AUDIO) tra due imprenditori calabresi, residenti in Emilia, effettuata dai carabinieri il 29 maggio del 2012. Appena quattro ore dopo una violentissima scossa, che provocò crolli e seminò sangue. Mentre l'Emilia contava i morti sotto le macerie, così esultavano Gaetano Blasco e Antonio Valerio, entrambi residenti a Reggio Emilia ( e da ieri in carcere con l'accusa di associazione di stampo mafioso).
"È caduto un capannone a Mirandola", spiega il primo. Il secondo, ridendo, risponde: "Eh, allora lavoriamo là". Blasco: "Ah sì, cominciamo, facciamo il giro". E poi il botta e risposta tra i due prosegue con frasi: "E' a tutt'andare il lavoro là", "A Carpi pure, pure fino a Cavezzo', "Ah no, a Cavezzo un caseificio è da buttare giù'... 'E le strutture ora tutte in legno eh... uhmmm'.. 'Comunque ce ne sono disastri là"...'Eh ora dobbiamo preparare tutte le società, 4 società sicure'..'Dobbiamo iniziare a lavorare, già un paio di cutresi sono andati là prima di noi... che noi parliamo e loro fanno'...

LA MAXI OPERAZIONE- Ieri la magistratura di Bologna ha disposto 117 arresti, mentre altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia, per un totale di oltre 160 arresti. 'A memoria la più grande indagine sulle mafie al Nord finora', come ha detto il procuratore antimafia nazionale, Franco Roberti (VIDEO -  ROBERTI ILLUSTRA L'INDAGINE)
La maggior parte degli arresti sono stati eseguiti nella provincia di Reggio Emilia, dove è presente la cosca Grande Aracri, della 'ndrangheta di Cutro (Crotone). Anche a Bologna sono scattate le manette: arrestata una consulente finanziaria con studio in Santo Stefano, che avrebbe spalleggiato gli affari dei boss. Nel complesso, nella retata sono finiti politici, forze dell'ordine, imprenditori, giornalisti, professionisti.  Sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altro. Tutti reati commessi - secondo gli inquirenti - con l'aggravante di aver favorito l'attività dell'associazione mafiosa.

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