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Cronaca

Beni confiscati alle mafie, in Emilia-Romagna 644 immobili e 94 aziende. Don Ciotti: "Confisca anche ai corrotti"

Numeri emersi questa mattina nel corso dell' "Grazie alla legge n.1909/1996 da 25 anni la mafia restituisce il maltolto" nell'ambito della "settimana della legalità", promossa dalla Regione che ha visto anche la partecipazione del presidente, Stefano Bonaccini, e di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera

In Emilia-Romagna,sono oggi 644 gli immobili gestiti dallo Stato e 147 quelli già destinati ad altra funzione, tra i beni confiscati alle mafie. A questi si aggiungono 94 aziende prese in carico, di cui 29 destinate. Sono i numeri emersi questa mattina nel corso dell' "Grazie alla legge n.1909/1996 da 25 anni la mafia restituisce il maltolto" nell'ambito della "settimana della legalità", promossa dalla Regione che ha visto anche la partecipazione del presidente, Stefano Bonaccini, e di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. 

Le legge "per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie", a distanza di 25 anni dalla sua approvazione, non è di facile applicazione: "C'e' una scarsa conoscenza di questi beni proprio da parte di chi li ha in casa e potrebbe usufruirne, come gli enti locali e il terzo settore", ha detto il prefetto Bruno Corda, direttore dell'Agenzia nazionale per i beni confiscati del ministero dell'Interno. 

C'è un "vuoto normativo" che riguarda "la confisca dei beni anche ai corrotti" e "le briciole del Fondo Giustizia che, oltre ai familiari delle vittime, dovrebbe servire a rimettere in sesto questo grande patrimonio" ha detto don Ciotti "bisogna arrivare ad un uso della confisca che sia giusto ma anche utile" e perchè "la confisca è il risveglio delle coscienze e il rifiuto della rassegnazione e della paura". Conferma Stefania Pellegrini, docente dell'università di Bologna, dove coordina un master in gestione dei beni confiscati. "Questi- dice- non sono anonimi, ma rappresentano il potere delle mafie sul territorio. Recuperarli significa quindi dare un segnale che perdono controllo dove prima lo esercitavano".

Solo "800 Comuni su 1.200 dove sono presenti immobili da destinare - aggiunge Corda - li conoscono, soprattutto se parliamo di piccole amministrazioni. Ma su questo stiamo lavorando ad accordi specifici con le Regioni, uno dei quali è proprio con l'Emilia-Romagna". Inoltre, continua il prefetto, "molti beni restano inutilizzati perchè di solito i mafiosi cercano di distruggerli e non sono in condizioni ottimali. E coloro che in buona fede li rilevano, non riescono poi a trovare le risorse per rimetterli a posto". 

"Per chi amministra la lotta alle mafie è un principio e un dovere morale - ha detto Stefano Bonaccini, ricordando di aver firmato 31 accordi per il riuso di 18 immobili - che noi abbiamo seguito fin dal 2015 con il 'Patto per il lavoro', condiviso con sindacati e associazioni del terzo settore, che ha messo la legalita' anche al centro della ricostruzione del terremoto per esempio". Il "Nord- aggiunge Bonaccini- per anni ha fatto finto che la mafia non ci fosse e quando inchieste come 'Aemilia' ci hanno dato la sveglia lo schiaffo è stato doloroso. Ma il fatto che quasi nessun politico sia stato coinvolto vuol dire che qui le istituzioni non sono state intaccate". E quindi, conclude il governatore "nonostante quello per la legalità sia un impegno che va sempre rinnovato, abbiamo anticorpi per dire che qui la sfida si puo' vincere". (dire)

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