Licenziati via whatsapp, la rabbia dei lavoratori: "Vergogna, siamo esseri umani" | VIDEO

Dopo la mobilitazione di ieri, oggi il presidio Si Cobas a Crespellano

Un messaggio, via whatsapp, alle 22 di sabato sera: "A seguito della riduzione delle attività, nella data di lunedì 2 agosto lei sarà dispensata dalla sua attività lavorativa. Il trattamento economico verrà garantito con gli strumenti previsti di legge. Cordiali Saluti". Questo il testo che lavoratrici e lavoratori di Logistic Time Srl, azienda del consorzio Metra, in appalto per Logista all'Interporto, hanno ricevuto la sera del 31 luglio. 

Da ieri è così partita la mobilitazione, stamane spostatasi a Crespellano, davanti alla sede della Philip Morris, azienda per la quale lavora Logista. Lavoratrici e lavoratori, dietro le bandiere del sindacato Cobas, rivendicano diritti e lotte ottenute negli anni grazie agli scioperi e alle mobilitazioni e non nascondono la rabbia per il trattamento ricevuto: "Siamo sempre stati disponibili, anche lavorando su turni di 14 ore – urla Veronica Leo, una delle dipendenti – e loro cosa fanno? Ci mandano a casa con un messaggino. Non siamo bestie, siamo degli esseri umani e come tali ci devono trattare".

Domani intanto in Città Metropolitana il tavolo di salvaguardia per tutelare i diritti dei lavoratori, 80 in tutto - tra diretti e in appalto - a lavorare nel magazzino bolognese. Nell'area 7 all’Interporto sono infatti 15 i lavoratori diretti di Logista e altri 65 di una società in appalto, appunto la Logistic Time srl del Consorzio Metra di Pomezia. 

Bonaccini: "Licenziare su Whatsapp non esiste"

"Non esiste in alcun modo che in pochi secondi, il tempo di un messaggio su whatsapp, si possano licenziare lavoratori e lavoratrici. Le vertenze aziendali si gestiscono secondo procedure definite, nel rispetto delle norme, in tavoli ai quali siedono azienda, sindacati, istituzioni ed enti locali – scrive il presidente della Regione sui social – col primo obiettivo di tutelare i diritti delle persone e i posti di lavoro. Quanto stanno subendo gli addetti del magazzino Logista di Bologna è Inaccettabile".

"Insieme a lavoratori e lavoratrici, ai sindacati e alla Città Metropolitana di Bologna faremo di tutto per impedire un colpo di mano che calpesta in primo luogo la dignità di donne e uomini la cui professionalità va invece tutelata e valorizzata. Coinvolgeremo il ministero del Lavoro, per chiedere con fermezza il rispetto delle procedure previste, rigettando blitz di qualsiasi tipo". 

"In Emilia-Romagna dalle situazioni di crisi, posto che in questo caso lo sia davvero, ne usciamo insieme. Nel Patto per il Lavoro e per il Clima sottoscritto qui da tutte le parti sociali c'è l'impegno a non procedere a licenziamenti unilaterali, fuori da un percorso di confronto e di attivazione preliminare di tutti gli ammortizzatori sociali. Non c'è spazio per strappi sulla pelle di chi lavora e a discapito del territorio", conclude.

L'azienda parla di riorganizzazione mentre Philp Morris precisa: "Non riguarda né attività né personale nostro"

Dopo la replica dell'azienda Logista, che parla di "riorganizzazione", sui fatti è intervenuta anche Philp Morris, che dal canto suo tiene a sottolineare che "la riorganizzazione della rete e delle attività operative di Logista Italia non riguarda in alcun modo né le attività né il personale di Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna o attività svolte da Logista all’interno del sito di Crespellano". Philip Morris chiosa rimarcando di non aver "avuto  alcun ruolo nella decisione di chiudere il deposito fiscale di Logista presso l’Interporto-Bologna e auspica che possa presto trovarsi un’intesa per le persone coinvolte".

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