26enne uccisa da un morbo raro, la battaglia della mamma: 'Mi impegno a dare un senso a tutto"

Ha perso sua figlia quando aveva solo 26 anni e da allora si impegna per organizzare eventi di raccolta fondi per la ricerca: "Nessuno più dovrà sentirsi dire che non ci sono cure per questa malattia"

Barbara con la figlia Erika

Mamma e figlia davanti allo specchio del bagno, in mano delle spazzole per capelli che con la fantasia si trasformano in microfoni per cantare a squarciagola le loro canzoni preferite ridendosi e divertendosi. E' con questa immagine che Barbara Corazza (e il cognome non è un caso) ha deciso di battezzare proprio "A squarciagola" il progetto di raccolta fondi destinati alla ricerca medica e in particolare allo studio di quella malattia che in poco tempo ha consumato e spento la vita della 26enne Erika Lazzari: la sindrome di Moschowitz, conosciuta anche come porpora trombotica trombocitopenica. 

«Mia figlia era una ragazza robusta, una giocatrice di football americano che, come tutti gli sportivi, era tenuta sempre sotto controllo dal punto di vista medico. Poi un giorno hanno iniziato a manifestarsi quelli che sembravano i semplici e caratteristici sintomi di una gastroenterite. Era un giovedì. La domenica, visto il persistere di questi sintoni l'abbiamo portata al pronto soccorso in uno stato che era già precomatoso».

Poi la diagnosi, una malattia rara, la sindrome di Moschowitz: non le ha lasciato scampo e dopo soli 12 giorni il suo cuore ha ceduto. «Risuonano ancora nella mia testa le parole del medico, che mi ha detto: per sua figlia non ci sono più cure - racconta Barbara a 5 anni dalla perdita - da qui sono partita e ho pensato che non volevo succedesse ancora, ad altri genitori». 

Così Barbara Corazza dopo aver perso la figlia Erika ha trovato la forza di trasformare il dolore nell'impegno per fare in modo che altre vite si possano invece salvare: «Da Minerbio sono andata in cerca di centri di ricerca impegnati nello studio delle malattie come questo terribilie morbo che colpisce il sangue dando ben poche via di scampo. Ho trovato l'Istituto Mario Negri di Bergamo e ho cominciato a organizzare raccolte fondi per sostenerlo. Abbiamo iniziato a gennaio 2014 (mia figlia è morta nel febbraio 2013) dalle varie parrocchie e nei piccoli comuni come Baricella, Budrio, Malalbergo per poi arrivare fino a Bologna, con l'evento del prossimo 5 maggio al Teatro Perla». 

«Si esibiranno professionisti e non, tutti con il denominatore comune di aver voglia di cantare, ballare, recitare e regalare emozioni, poi la pittrice di Minerbio Roberta Ferrari farà live art dipingendo un quadro ispirata dalla musica che ascolta dal palco e il quadro verrà messo in lotteria e donato seduta stante, durante la serata". 

La sindrome di Moschowitz o porpora trombotica trombocitopenica: cos'è e come si manifesta. La porpora trombotica trombocitopenica è una grave malattia acuta del sangue, caratterizzata dalla formazione patologica di aggregati di piastrine (trombi) che, ostruendo i vasi sanguigni, provocano una pericolosa diminuzione dell'apporto di ossigeno a diversi organi (reni, fegato, cuore, cervello, ecc.). La forma ereditaria della malattia si manifesta subito dopo la nascita, con valori molto bassi di piastrine (trombocitopenia).

La forma auto-immune si manifesta durante l'adolescenza o in età adulta, con sintomi molto variabili: pallore cutaneo o, al contrario, porpora (colorazione rossastra); piccole emorragie cutanee; perdita di sangue dal naso o dalle gengive; flussi mestruali molto abbondanti; mal di testa; debolezza muscolare; alterazioni della vista. Nei casi gravi possono manifestarsi convulsioni o coma. Nel corso della vita, gli episodi di porpora trombotica trombocitopenica possono essere singoli oppure ripetuti.

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