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"Maniaco seriale", in casa della madre il cappottino con cui avrebbe 'colpito'

Tra gli oggetti sequestrati durante la perquisizione effettuata al domicilio bolognese della madre del presunto molestatore, spunta anche il soprabito descritto da tutte le vittime

Tabulati telefonici, messaggi, fotogrammi dalle telecamere di sicurezza, spostamenti e la preziosa testimonianza delle vittime. Numerosi gli indizi che incastrerebbero R. C. T., il 27enne di origini rumene, arrestato la scorsa settimana in Danimarca con l'accusa di violenza sessuale. E' lui, infatti, che gli inquirenti ritengono l'autore di almeno due degli episodi di molestie sessuali registrati nel centro di Bologna lo scorso mese, a breve distanza di tempo l'uno dall'alto.

Il giudice danese ne ha convalidato l'arresto, ora si attende l'arrivo del 27enne sotto le Due Torri. per il trasferimento, come di prassi, ci saranno 30 giorni tempo.

Di lui nelle scorse settimana circolarono tre identikit, tracciati e poi diffusi dalla Polizia felsinea, stilati sulle preziose testimonianze rilasciate dalle giovani donne molestate. Nelle descrizioni fornite, le vittime avevano parlato di un giovane di età compresa tra i 25 e i 30 anni, biondo, occhi chiari, aspetto curato. E in tutti gli episodi il molestatore aveva agito indossando stivaletti neri e un cappottino di panno scuro. Indumenti che sono stati ritrovati dagli agenti durante le perquisizioni al domicilio bolognese della mamma dell'arrestato. Le indagini non finiscono qui, visto che c'è da fare chiarezza su vari aspetti della vicenda, ma il procuratore aggiunto Valter Giovannini ha sottolineato chiaramente che si è a buon punto.

GLI INDIZI. E' arrivato a Bologna il 19 dicembre e si trova riscontro dai tabulati telefonici, oltre che da un SMS nel quale egli esprime gioia per essere in Italia. Sempre dai tabulati telefonici (l'uomo aveva acquistato una scheda telefonica italiana da utilizzare durante il suo periodo qui) risulta che nei giorni 10 e 11 gennaio si trovava proprio nella zona universitaria (e in quei giorni si sono registrati gli episodi di molestie proprio in zona universitaria). E' tornato poi all'estero il 14 gennaio partendo da Milano Malpensa e stranamente non dal Marconi: probabilmente aveva intuito dal l'eco mediatica della vicenda, e che sarebbe stato troppo rischioso restare in città.

La madre dell'arrestato è residente a Bologna da anni e il 27enne era venuto in città per trascorrere con lei le festività natalizie. La donna è ascoltata insieme ad un amico bolognese con il quale l'accusato si era scambiato messaggi su Facebook, uno dei quali (con tono che pareva scherzoso) diceva: "Guarda che ti stanno cercando... ".

Considerato che due delle ragazze molestate (via Marsala e via San Felice) erano state pedinate a partire dalla zona universitaria, le indagini degli agenti sono partite proprio da lì: i poliziotti hanno battuto ogni locale e bar e dopo circa un giorno e mezzo dalla partenza delle indagini si è arrivati a un soggetto fisicamente compatibile alla descrizione fatta dalle vittime, caratterizzato da quell'accento inglese così marcato. Alcune testimonianze hanno poi confermato delle avances particolarmente aggressive da parte di quello stesso soggetto.

Il molestatore - pensato a piede libero per la città - aveva tenuto con il fiato sospeso il capoluogo emiliano e non solo, l'identikit era stato divulgato anche il televisione. Tante le telefonate al 113 nei giorni successivi, ma quasi tutte giudicate inattendibili. Poi pian piano ai primi episodi denunciati, sono seguite le denunce di altre vittime.

Al via, a quel punto, una serrata caccia all'uomo. Tra proposte di tappezzare la città con l'identikit e App comunali anti-aggressioni per far sentire al sicuro le cittadine. In tante infatti le donne che si erano improvvisamente sentite minacciate.

Poi sono arrivati alcuni fotogrammi dalle telecamere di sicurezza poste nei luoghi di alcuni dei cinque episodi di molestie. Dalle immagini acquisite dalla Polizia si scorgeva la figura di un uomo, mentre pedina una delle vittime. Ma era impossibile vederne il volto. La 'caccia' a quel punto pareva vacillare. Le ricerche si erano indirizzate su un paio di nomi, ma nulla di concreto. Fino all'arresto di oggi.

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