Protesta anti-dpcm in Piazza Maggiore. C'è anche chi ormai "rimasto in mutande" le manda a Conte

Oggi è toccato a Bologna e la manifestazione è rimasta pacifica così come era stata annunciata. Lo slogan della protesta: "Se ci chiudete ci pagate"

Una manifestazione pacifica quella che è andata in scena questa mattina in Piazza Maggiore come protesta contro il nuovo decreto anti-Covid del governo e condivisa da associazioni categoria, gruppi e singoli lavoratori, dai tassisti agli operatori della cultura, dello sport, del turismo. La colonna sonora è il suono di una sirena, della sirena del coprifuoco che rimbomba ogni sera alle 18.00, orario di chiusura imposto a bar, pub e ristoranti mentre gli slogan urlati al microfono, come dei mantra ripetono: Tu chiudi e tu ci paghi. Se il governo ci chiude il governo ci paga. Non siamo criminali, ma lavoratori". 

Fra i volti conosciuti della protesta ci sono Giovanni Favia, ex grillino e titolare di alcuni locali in centro e il collega Massimiliano Bolelli del Balanzone: "E' un bel casino questo - dice il titolare di due locali in zone U - così non si va certo avanti". Ma sul Crescentone c'erano anche persone che, indossando i loro abiti da lavoro, sono scesi in piazza per far conoscere le tante attività messe a rischio dal Coronavirus e soprattutto dalle misure prese per arginarlo.

Le immagini della protesta di baristi e ristoratori in piazza Maggiore | VIDEO

"Sono una sfoglina, ho 24 anni e da mesi sono ferma - racconta Esme, che indossa il suo bel grembiule 'parlante' - il mio titolare ha quattro ristoranti ma i coperti sono così ridotti che per noi c'è solo la cassa integrazione". Cassa integrazione che, a detta di molti dipendenti in stand-by, non è mai arrivata o è arrivata solo parzialmente. 

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Sono imbufaliti anche i fieristi, una categoria di ambulandi particolare, che più che di mercati sono operativi in occasioni di tutte quelle fiere e sagre che sono saltate praticamente in blocco. Si va dalla Fira di Sdaz alle celebrazioni per la Madonna di San Luca, ma anche i mericatini natalizi: "Il 17 novembre avremmo dovuto aprire la Fiera di Santa Lucia, ma fino al 24 novembre non sapremo nulla - spiega una commerciante che si fa da portavoce - e dove la mettiamo tutta la roba natalizia che abbiamo acquistato a gennaio? Come andiamo avanti? Noi fra l'altro siamo una categoria ignorata, di cui non si parla mai...". E poi ci sono i lavoratori che operano nei trasporti, quelli che si occupano di danza e attività sportive. Il corteo, organizzato  dai gestori dei pubblici esercizi coordinati dalla Fipe-Confcommercio, ha fatto il giro del Crescentone, per poi fermarsi in via Rizzoli per il tempo di alcuni interventi al megafono. 

E come simbolo del comparto ristorazione e somministrazione ci sono delle lenzuola stese a mo' di tovaglia e apparecchiate di tutto punto: "Non siamo siamo solo gestori di locali e bar - ha detto Giovanni Favia tenendo stretto lo striscione con il claim Tu ci chiudi e tu ci paghi -  oggi ci siamo tutti e dobbiamo essere tutti uniti". 

E non è l'unico flashmob in città. In via Orfeo, poco prima, le socie dello storico bar Miky e Max insieme a clienti e ad altri esercenti della zona sono letteralmente rimasti "in mutande" e, anzi, il nuovo dpcm gli sta togliando anche quelle: "L'incasso di un bar è l'incasso di una intera giornata e noi abbiamo già perso un bel 60% di fatturato - spiega una delle socie (tutte donne) Simonetta Frabbetti - a fare i cocktails non ci pensiamo neppure. Ci siamo organizzati e abbiamo rispettato le regole, adesso non abbiamo più molte risorse (a parte l'idea di fare una merenda di quartiere e il brunch del sabato). Adesso impacchettiamo le nostre mutande (ci hanno lasciato in mutande) e le spediamo a Conte". 

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