Cronaca Reno

Dall'ospedale Maggiore, un manuale della chirurgia del trauma

Il chirurgo del trauma deve agire in situazioni estreme dove i secondi fanno la differenza. Un manuale di Chirurgia del Trauma

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Un manuale di Chirurgia del Trauma con i migliori esperti traumatologi dai 5 continenti, coordinati dai professionisti del Maggiore. Ne abbiamo parlato con Gregorio Tugnoli.

Una ferita da arma da fuoco all’estremo inferiore del dorso, cuore perforato, lesioni ai grandi vasi toracici, emorragia massiva che porta alla morte il paziente in pochi secondi.

Il chirurgo del trauma deve agire in situazioni estreme dove i secondi fanno la differenza. Spesso interviene alla cieca, senza neanche il tempo di eseguire una indagine diagnostica.
La Chirurgia del Trauma è una disciplina complessa, che solo l’esperienza e una ampia casistica possono rendere efficace. All’Ospedale Maggiore è nata nei primi anni ‘80 ed è cresciuta assieme al Trauma Center, oggi uno dei centri con la maggiore casistica a livello nazionale. Qui vengono trattati oltre 350 traumi maggiori ogni anno. Una esperienza trentennale che ha portato a traguardi riconosciuti a livello internazionale, oggi riassunti in un manuale di Chirurgia del Trauma coordinato da Gregorio Tugnoli e Salomone Di Saverio, rispettivamente responsabile della Chirurgia del Trauma e chirurgo del trauma, dell’Ospedale Maggiore. Una iniziativa che ha coinvolto, numerosi medici del Trauma center diretto da Giovanni Gordini, tra cui  Andrea Biscardi e Silvia Villani, della Chirurgia del Trauma, Carlo Coniglio della Rianimazione, Federico De Iure, responsabile della Chirurgia vertebrale oltre a Domenico Tigani, direttore dell’Ortopedia, Maurizio Boaron, già direttore della Chirugia Toracica e Raffaele Pascarella, ortopedico, oltre a numerosi esperti internazionali.

Dott. Tugnoli, come è nata l’idea del manuale?
Negli ambienti medico scientifici di tutto il mondo, da Chicago a New York a Tel Aviv a Città del Capo, ma anche in Cina, Giappone e Australia, quando si parla di Chirugia del Trauma, Bologna è presa in grande considerazione. Il progetto è iniziato due anni fa da un’idea del Dr. Salomone Di Saverio e dall’esigenza dello staff dei Chirurghi del Trauma del dipartimento di Emergenza della nostra Azienda di mettere nero su bianco la grande esperienza maturata in questi 30 anni e riconosciuta a livello internazionale.

Come si sviluppa il manuale?
I due volumi offrono il meglio delle tecniche operative, chirurgiche e rianimatorie, ma anche gestionali, per un trattamento moderno ed efficace dei pazienti politraumatizzati. L’auspicio è che questo “dream team” di chirurghi e professionisti dedicati al Trauma e Acute Care Surgery, molti dei quali già impegnati ai vertici della World Society of Emergency Surgery, possano continuare la loro proficua ed entusiastica cooperazione internazionale, di cui proprio gli esponenti del Trauma Center dell’Azienda USL di Bologna sono stati i promotori.

Come avete raggiunto questi standard?
Innanzi tutto grazie all’esperienza. In Italia siamo stati i pionieri di questa specialità. Il sistema poi ha fatto la differenza, l’essere stabilmente inseriti in un Trauma Center d’eccellenza come quello dell’Ospedale Maggiore, consente di operare sempre nelle migliori condizioni per il chirurgo e soprattutto per il paziente.

In che senso?
Superata la prima fase dell’intervento in emergenza, eseguito spesso senza l’aiuto di nessuna indagine diagnostica e a volte neanche in sala operatoria, ma direttamente sulla barella dell’Emergency Room del Pronto Soccorso, essere all’interno di un Trauma Center fa la differenza. Consente, infatti, di intervenire subito con tutte le specialità disponibili, neurochirurghi, chirurghi toracici, ortopedici, radiologi, trasfusionisti e anestesisti in grado di compiere operazioni complesse e a volte anche coraggiose. La presenza 24 ore su 24 di tutte queste discipline ha migliorato profondamente l’approccio e i risultati della chirurgia del trauma.

Come?
Oggi si interviene il meno possibile, ma in condizioni spesso disperate. Si interviene per tamponare una situazione tanto compromessa da portare il paziente a morte certa. Fatto questo si può, con più calma, programmare il da farsi avvalendosi di tutte le possibilità presenti e risolvere i problemi con interventi successivi.

È possibile quantificare i risultati?
È un ragionamento molto complesso che non si può esaurire alla chirurgia del trauma. Dal canto nostro però alcuni punti fermi li abbiamo raggiunti.

Ad esempio?
Per quanto riguarda le gravi lesioni al fegato, nel 2013 siamo riusciti a trattare la maggior parte dei pazienti senza intervenire direttamente, grazie all’esperienza e al supporto dei colleghi della Radiologia Interventistica che hanno operato al nostro posto bloccando da dentro i vasi le emorragie durante l'angiografia. 20 anni fa le gravi lesioni del fegato trattate senza operare era solo il 20%.
Per la milza nel 2013 questo è stato possibile nel 75% dei casi, ed in questi pazienti siamo riusciti a salvarla.

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