Migranti, tre bolognesi sulla Mare Jonio: questa notte salvate 100 persone

Un infermiere, un membro del legal team e un altro del rescue team, Sono Stefano, Francesca e Mario, tre ragazzi volontari che da Bologna si sono imbarcati a bordo della Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans

Foto Ya Basta Bologna

Infermiere, legal team e rescue team. Stefano, Francesca e Mario, tre ragazzi volontari che da Bologna si sono imbarcati a bordo della Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans "che stanotte ha salvato 98 persone (26 donne di cui 8 incinte, 22 bambini con meno di 10 anni di età). Grazie!" Fa sapere l'associazione bolognese "Ya basta" che si occupa di giustizia sociale.

"Non sono qui soltanto per soccorrere dei naufraghi. Sono qui anche per aiutare queste persone a ritrovare la libertà dopo la prigionia in Libia" dice Mario. Francesca crede la Mare Jonio "sia più che una nave: sia uno spazio di resistenza e dignità, una piattaforma per l'affermazione di una libertà che o è di tutte o non è."

Nel frattempo, è stato firmato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali per la Mare Jonio. Il provvedimento è stato inviato ai ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

Questa mattina, poco dopo le 8, la Mare Jonio ha completato il salvataggio di circa cento persone tra cui 26 donne (8 in stato di gravidanza), 22 bambini di meno di 10 anni e almeno altri 6 minori: "Abbiamo individuato il loro gommone, sovraffollato, alla deriva e con un tubolare già sgonfio con il nostro radar, e per fortuna siamo arrivati in tempo per portare soccorso. Le persone sono tutte al sicuro a bordo con noi, ci sono casi di ipotermia e alcune di loro hanno segni evidenti dei maltrattamenti e delle torture subite in Libia.Fuggono tutte dall'inferno", riferiscono dalla nave. più tardi "Alla nostra richiesta di istruzioni, MRCC ITA (Centro di Coordinamento Marittimo Italiano) ha risposto come sempre di riferirci alle autorità libiche.Abbiamo replicato che sarebbe impossibile per noi riferirci alla forza di un paese in guerra civile dove si consumano tutti i giorni torture e trattamenti inumani e degradanti, rispetto alla sorte delle persone soccorse, ora a bordo di una nave battente bandiera italiana, e la cui sicurezza e incolumità ricadono sotto la nostra responsabilità.Abbiamo reiterato pertanto all'Italia la richiesta di istruzioni compatibili col diritto internazionale del mare e dei diritti umani".

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