Coronavirus, mascherine che non hanno superato il test: per ora si possono vendere

Il laboratorio: "Aziende che non hanno superato la prova le commercializzano scrivono 'testato all'ospedale Sant'Orsola', al momento si vendono tantissime mascherine che di fatto non proteggono"

Sono in vendita mascherine che non hanno superato i test, ma che grazie a un vuoto legislativo possono essere commercializzate, senza che però sia di utilità per la prevenzione dal coronavirus. Lo ha constatato il laboratorio dedicato ai test mascherine, gestito dall'Università di Bologna, che in queste settimane sta lavorando per verificare se le aziende che hanno riconvertito la produzione per realizzare mascherine siano o meno a norma di legge e in grado di proteggere dal contagio, ma, anche quelle che non hanno passato il test possano essere messe in commercio.

"Quello che ho visto è che aziende che non hanno superato la prova le commercializzano ugualmente, perchè si può, scrivendo sopra 'testato all'ospedale Sant'Orsola', ma non approvato. Cioè non c'e' scritto 'approvato'. Loro scrivono 'testato all'ospedale Sant'Orsola'... E' vero, non ha superato la prova, quindi non c'è scritto 'conforme a', eccetera", spiega la responsabile del laboratorio Cristiana Boi, docente del dipartimento di Ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali (Dicam) dell'Alma mater, che insieme al professore Francesco Saverio Violante guida il gruppo multidisciplinare di ricercatori a capo dei due laboratori, uno nella sede del Dicam in via Terracini e l'altro al Policlinico Sant'Orsola, nell'area Pelagio Palagi.

Splash test": la resistenza delle mascherine si prova con il sangue finto

La causa sembra un vuoto legislativo. "Il decreto Cura Italia è stato recepito in modo che qualsiasi dispositivo senza approvazione può essere venduto come mascherina per la protezione della popolazione- spiega Boi- anche se ufficialmente non ha superato le prove". 

Quindi al momento ci sono mascherine in commercio che di fatto non proteggono dal contagio? La risposta, purtroppo, è che ce ne sono "tantissime. Ieri ne ho vista una alla farmacia vicino a casa mia di cotone, venduta come lavabile e riusabile, ma da noi ha fatto solo le prove di Delta P (traspirabilità, ndr), non è passata, non ha fatto le prove di Bfe (Efficienza di filtrazione batterica, ndr). Questa la vendono a 15 euro al pezzo, con scritto 'testato all'ospedale Sant'Orsola'". L'auspicio è che venga definito uno "standard perchè anche le mascherine per i cittadini siano garantite con un certo livello. Forse non è utile andare a commercializzare materiale di protezione che non garantisca un minimo di efficienza, inferiore rispetto a quella di chirurghi e personale sanitario, ma un minimo di efficienza dovrebbe essere garantita per tutti", aggiunge Alessandro Paglianti, uno dei quattro docenti coordinatori del laboratorio al Dicam. Lo stesso sito del laboratorio spiega che "l'Italia si è trovata di fronte a una drammatica carenza di mascherine chirurgiche per proteggere il personale sanitario (e anche far sì che esso non diventi fonte di diffusione del virus). La carenza è drammatica anche per la popolazione generale, come dimostra la diffusione (peraltro a prezzi esorbitanti) di prodotti la cui efficacia non è mai stata testata". (dire) 

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