Maternità e lavoro: si dimettono sempre più neo mamme

I dati di consigliera di Parità e Ispettorato del Lavoro: nel 2018 oltre 5mila addii nei primi tre anni di vita dei figli

Foto Assemblea Legislativa

La maternità continua a essere un fermo lavorativo per le donne. È quanto emerge dalla Relazione annuale per il 2018 sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri nei primi tre anni di vita del figlio.

In Emilia-Romagna sono state 5.184 quelle convalidate nel 2018 (a livello nazionale sono poco meno di 50 mila), un dato in crescita del 23% rispetto al 2017, di cui i due terzi riferiti a donne. Le convalide sono riferite soprattutto alle dimissioni volontarie (4.946) e per giusta causa (169). Le risoluzioni consensuali sono 69.

I motivi? Per le donne al primo posto c'è la difficoltà a conciliare il lavoro con la cura del figlio, ad esempio per mancanza di una rete parentale o per i costi elevati dei servizi che spingono le madri a rimanere a casa, e anche per motivi legati all'azienda, come la mancata concessione del part time oppure orari di lavoro non flessibili, mentre per i padri al primo posto c'è il passaggio ad un'altra azienda.

"La maternità è ancora considerata un costo, in particolare, per le piccole e medie imprese - ha detto Sonia Alvisi, consigliera regionale di parità - la normativa c'è, ma spesso non è sufficiente per sostenere i costi aziendali. Il governo dovrebbe lavorare su eventuali incentivi".

Se n’è parlato oggi nel corso di una conferenza stampa tenuta dalla consigliera regionale di Parità, figura di Garanzia dell’Assemblea legislativa, Sonia Alvisi e dal responsabile dell’Ispettorato interregionale del lavoro di Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Friuli Venezia Giulia, Stefano Marconi.

Alvisi e Marconi hanno anche annunciato la sottoscrizione di un’intesa che permetterà uno scambio di informazioni stabile tra Ispettorati e la rete territoriale provinciale delle consigliere di Parità. L’obiettivo è prevenire abusi da parte delle aziende ma anche aiutare i datori di lavoro nell’utilizzo degli strumenti concessi dalla legge.   

Le dimissioni convalidate, guardando al dato nazionale, riguardano principalmente il nord del paese con 31.691 casi (64 per cento), mentre al centro sono state 9.055 (18 per cento) e 8.705 nel sud (18 per cento). L’Emilia-Romagna è tra le regioni maggiormente interessate dal fenomeno, subito dopo la Lombardia (10.727 casi nel 2018 e 9.781 nel 2017) e il Veneto (7.720 casi nel 2018 e 5.954 nel 2017).

Nella nostra regione i lavoratori padri interessati dal fenomeno arrivano a 1.833 (1.347 nel 2017) per lo più però per cambio di azienda. Sempre guardando all’Emilia-Romagna il fenomeno ha riguardato persone di nazionalità italiana in tre casi su quattro (3.929 persone nel 2018). Confortante il dato sulle violazioni degli istituti posti a tutela della maternità: 38 nel 2018, erano 14 in più nel 2017. Il calo percentuale è pari al 37%.

Il capo dell’Ispettorato interregionale del lavoro, Stefano Marconi, sottolinea invece che il dato sulle dimissioni anticipate entro il terzo anno di vita del bambino riguarda dimissioni “protette”, cioè sottoposte al vaglio degli Ispettori del lavoro che si occupano di verificare la “genuinità della volontà delle lavoratrici. Le violazioni delle ditte sono comunque in diminuzione”, ha concluso Marconi. 

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