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Cronaca

Matrimoni gay, verso il sì? Alessandra Bernaroli e la moglie la spuntano sul Tribunale di Bologna

La Corte di Appello di Bologna ordinava il divorzio alla trans, che dopo il matrimonio aveva voluto cambiar sesso. Accusa di 'incostituzionalità' e la Cassazione pone dubbi sulla legittimità di quest'imposizione. Ora sull'unione deciderà la Consulta

Soddisfazione per Alessandra Bernaroli, la transessuale che dopo aver cambiato sesso - diventando così a tutti gli effetti donna - si era vista costretta a divorziare dalla consorte. Malgrado la loro volontà. Lo aveva stabilito la Corte di Appello di Bologna. Ma ieri la Cassazione ha riaperto la vicenda, ponendo il dubbio che si possa imporre lo scioglimento del vincolo matrimoniale tra due persone. Ora la decisione è rimessa nelle mani della Consulta, che in caso si pronunciasse in senso favorele all'unione, potrebbe così dare aggiungere un tassello importante per l'ok alle unioni civili gay.

E' la stessa Cassazione ad accennare all'esigenza sollevata da più voci di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nell'esprimere dubbi di legittimità sul "divorzio imposto" a chi cambia sesso, la Corte sottolinea come "tale univoca previsione" ignora "il rilievo primario di formazioni sociali in un contesto costituzionale in cui è largamente condivisa l'esigenza di riconoscere le unioni di fatto".

IL DIVORZIO ERA STATO IMPOSTO PER LEGGE a seguito del cambio di sesso del marito nel 2009. Passata in giudicato la sentenza di "rettifica" anagrafica, l'ufficiale civile ha aggiunto a margine dell'atto di matrimonio che in base all'articolo 4 della legge 164 del 1982 cessavano anche gli effetti civile dell'unione. Le due donne hanno presentato ricorso in tribunale chiedendo la correzione dell'atto, ottenendo un sì. Dopo il reclamo del ministero dell'Interno, in secondo grado la Corte d'Appello di Bologna nel maggio del 2011 ha ritenuto che procedere alla correzione richiesta comportasse il "mantenere in vita un rapporto privo del suo indispensabile presupposto di leggitimità, la diversità sessuale dei coniugi". Contro questa pronuncia le due donne si sono rivolte alla Cassazione sollevando diverse questioni di legittimità.  Infatti , come esprime il legale delle due coniugi, "un divorzio  imposto dallo Stato solleva gravi dubbi di costituzionalità, ed è per questo che la Suprema Corte ha rinviato la decisione alla Corte costituzionale". Il divorzio, prima che dalla Corte d'Appello, venne imposto dal Comune di Bologna, competente per la residenza di entrambi i coniugi, che si erano sposati a Mirandola.

SODDISFAZIONE  per il consiglio direttivo del Cassero: "La sentenza della Cassazione addita come discriminatorio il provvedimento adottato verso Alessandra e la sua coniuge, sottolineando la privazione di diritti nella quale vivono in Italia le coppie formate di persone dello stesso sesso. E' tempo - concludono gli attivisti Arcigay - che questa discriminazione sia eliminata una volta per tutte con l'estensione del matrimonio civile a tutte le coppie, eterosessuali ed omosessuali".

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