Calo demografico, il prof Unibo: 'Senza migranti, Bologna si azzera in 60 anni'

Lo segnala Filippo Andreatta, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Alma Mater

Attenzione a bloccare i flussi migratori, o a tentare di farlo. I dati a cura dell'Università di Bologna, ad esempio, dicono che dalla fine degli anni '80 a oggi nella città delle due torri un cittadino emiliano-romagnolo su tre è sparito, pari a 115.021 persone (-34%): o perché se n'è andato o perché il trend demografico fa sì che ci siano più morti che nati.

"Dunque, in 30 anni abbiamo perso un terzo della nostra popolazione: se promuovessimo una politica di 'soli emiliani' a Bologna tra 60 anni qui non ci sarebbe più nessuno. Anzi prima di 60 anni, visti i trend". Il tutto senza dimenticare che in Italia la presenza di 'ospiti' stranieri è già inferiore a quella di Spagna, Francia, Regno Unito e Germania.

Lo segnala Filippo Andreatta, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Alma Mater, parlandone oggi in Comune all'evento inaugurale dell'anno scolastico 2019-2020 della scuola 'Achille Ardigo'', centrata sul welfare di comunità e sull'impegno solidale, in presenza del sindaco Virginio Merola, dell'arcivescovo Matteo Maria Zuppi e di tutti gli addetti ai lavori.

"Il calo netto che abbiamo avuto- insiste il prof- è stato reso sostenibile proprio dal fatto che oggi sono sei volte di più i residenti nati all'estero. Se così non fosse stato avremmo un problema demografico, nel senso che non ci sarebbe più nessuno che paga i contributi a chi va in pensione". Quindi, se trent'anni fa quattro su cinque abitanti bolognesi erano nati in Emilia adesso sono poco più della metà: insomma, non si tratta più di scegliere politicamente se accogliere immigrati o meno e quanti, ma di "come gestire la situazione", pesa le parole Andreatta.

Ma è considerando i flussi per età anagrafica che il problema si fa più grave: "Abbiamo perso, nonostante l'ingresso di tanti giovani migranti, un quarto dei nostri ragazzi. Chi è nato fuori, del resto, tende ad arrivare quando è giovane: rappresenta oggi il 30% della popolazione in età lavorativa e il 20% dei giovani, infatti, e solo il 5% della popolazione di età non più pienamente attiva". E sono raddoppiate, passando dal 6 al 12%, le imprese a Bologna guidate da titolari di origine straniera, a vantaggio ad esempio anche della fiscalità generale.

E parlare troppo di migranti e immigrazione, avvisa Andreatta nella sua ricerca, fa scordare la questione dell'emigrazione: "È sestuplicato il numero di chi viene da fuori, e sempre dalla metà-fine degli anni '80 è sestuplicato il numero di bolognesi che esce: nell'86 erano 200, all'anno, mentre oggi sono 1.200. Tendenzialmente, si tratta di giovani e di giovani di talento: quindi, stiamo esportando 'cervelli', stiamo finanziando con un'Università di buon livello ma a basso costo non l'economia italiana ma quella di altri Paesi concorrenti. Vanno via ragazzi particolarmente capaci, questo è il problema. bisogna trattenerli di più qui, questo dovrebbe entrare nell'agenda politica". Quindi, conclude Andreatta sempre riferito all'attualità politica: "Tentare di bloccare i flussi migratori è controprudecente e autolesionista". (Lud/ Dire)

 

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