Ricercato USA catturato a Bologna: lettera per evitargli la pena di morte

Nessuno tocchi Caino: "l’Italia potrebbe essere intenzionata ad espellere verso gli Usa Miguel Torres, senza seguire la normale procedura di estradizione"

Sergio d’Elia, Segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino con Elisabetta Zamparutti, tesoriera, hanno inviato una lettera al Ministro della Giustizia Paola Severino per chiedere che Miguel Torres (il ricercato USA catturato a Bologna) non sia espulso negli Stati Uniti dove rischia la pena di morte. Secondo una fonte anonima del Dipartimento di Stato Usa (l’equivalente del Ministero degli Esteri) riportata dalla stampa, l’Italia potrebbe essere intenzionata ad espellere verso gli Usa Miguel Torres, senza seguire la normale procedura di estradizione.La questione viene trattata sul sito di "Nessuno tocchi Caino".

ERA A BOLOGNA CON UN FALSO NOME E LAVORAVA COME BADANTE. Torres è stato arrestato dai carabinieri il 15 marzo a Bologna, grazie ad informazioni giunte dalle forze dell’ordine statunitensi. Torres, 42 anni, di origine ispanica, viveva da alcuni anni a Bologna sotto falso nome lavorando come badante in una famiglia di anziani. E’ accusato dell’omicidio di 1° grado della moglie Barbara J. West-Torres, che l’uomo avrebbe commesso nel 2005 dopo che la donna aveva avviato le procedure di divorzio. Da allora è sempre stato latitante, al punto di venir considerato una delle 15 persone più ricercate negli Stati Uniti.

Il procuratore distrettuale della Berks County, John T. Adams, titolare del processo, ha dichiarato di non voler chiedere la pena di morte proprio per non avere complicazione nel procedimento di estradizione. La fonte del Dipartimento di Stato ritiene che l’Italia potrebbe avviare una procedura accelerata per il fatto che Torres è entrato in Italia sotto falso nome. D’Elia e Zamparutti hanno dichiarato: “La posizione espressa dalla Corte Costituzionale sul caso Pietro Venezia è tale per cui in nessun caso è ammessa l’estradizione da parte dello Stato italiano verso Paesi dove la persona rischia la pena di morte per un reato capitale. Questo neppure in caso di “sufficienti garanzie” che tale pena non sia irrogata o eseguita. Ancor più grave sarebbe consegnare una persona agli Stati Uniti al di fuori di un regolare procedimento di estradizione.”

Gli esponenti di Nessuno tocchi Caino hanno così concluso: “Pur non ritenendo la notizia verosimile, almeno non nei termini esposti, occorre una parola di chiarezza e di smentita da parte del Ministro della Giustizia per la ferma opposizione del nostro Paese alla pena di morte.”

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