Inchiesta "Mondo Sepolto", i legali di Lelli contestano l'accusa di ricettazione

Racket dei funerali, gli avvocati di Lelli, della Lelli Srl attaccano la ricettazione: "Estremamente e curiosamente inappropriata l'unica contestazione a lui mossa di riciclaggio"

Inchiesta "Mondo Sepolto", gli avvocati Guido Magnisi e Aldo Savoi Colombis, che difendono Lorenzo Lelli fanno sapere che trovano "Estremamente e curiosamente inappropriata l'unica contestazione a lui mossa di riciclaggio". Come scrivono in una nota "e' pacifico che le somme relative agli affitti riscossi in qualita' di proprietario di un immobile sono state trovate nella sua abitazione, come recita lo stesso capo di imputazione, e ovviamente nella sua disponibilita'". Dunque, secondo i legali, "e' del tutto incomprensibile come questo possa essere considerato un reato."

Lelli e' socio al 50% della societa' di onoranze funebri omonima, che secondo gli investigatori faceva parte di uno dei cartelli di imprese che 'controllavano' le camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Nell'avviso di fine indagine, il pm Augusto Borghini e il procuratore capo Giuseppe Amato gli contestano, appunto, il reato di ricettazione, in quanto avrebbe ricevuto delle somme di denaro in nero, pur essendo "consapevole della loro provenienza delittuosa".

In particolare, i magistrati scrivono che nel 2016 Lelli avrebbe ricevuto "10.169,97 euro, pari al 50% della somma di 20.339,94 euro registrata nella contabilita' parallela tenuta da Patrizia Bertagni e Roberta Mazzucchelli nel contesto dell'attivita' svolta nell'ufficio di vicolo Ghirlanda 2, di proprieta' dello stesso Lelli". Somma che sarebbe stata "l'utile netto di alcuni illeciti di natura tributaria". Sempre nel 2016, l'indagato avrebbe ricevuto "16.474 euro registrati nella contabilita' parallela" tenuta sempre nell'ufficio di vicolo Ghirlanda, "alla voce 'costo del personale'.

Per quanto riguarda il 2017, Amato e Borghini contestano a Lelli di aver ricevuto "18.132 euro, pari al 50% della somma complessiva di 36.264,99 euro" registrata nella contabilita' parallela. Soldi che sarebbero, secondo la Procura, "l'utile netto di illeciti di natura tributaria".

Infine, sempre nel 2017, per i magistrati l'indagato avrebbe ricevuto "16.474 euro registrati nella contabilita' parallela tenuta nell'ufficio, di sua proprieta', in vicolo Ghirlanda 2, alla voce 'costo del personale'". Secondo i magistrati, infine, Lelli avrebbe messo in atto delle operazioni "atte ad ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa" del denaro, in particolare ricevendo le somme in contanti e poi occultandole "nella propria abitazione o in altri luoghi, al momento ignoti, comunque nella sua disponibilita'".

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