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Bologna piange il fotoreporter Paolo Ferrari, fotografò il 2 agosto e la storia della città

Parte delle sue foto oggi sono esposte all’Oratorio di Santa Maria della Vita, nella mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”

Si è spento questa mattina a Bologna dopo una lunga malattia Paolo Ferrari, fotoreporter che forse più di ogni altro ha saputo raccontare attraverso la sua macchina fotografica la storia e le storie della città di Bologna.

Nel 2015 aveva deciso di donare il suo poderoso archivio fotografico a Genus Bononiae. Musei nella Città di Bologna, una scelta dettata anche dall’amicizia che lo legava al Presidente Fabio Roversi Monaco: parte di quelle foto oggi sono esposte all’Oratorio di Santa Maria della Vita, nella mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”. 

Attivo fin dagli anni Settanta come fotoreporter, non c’è fatto bolognese che non sia stato immortalato dalla sua macchina fotografica, complice un apparecchio che intercettava le chiamate alle volanti delle forze dell’ordine, trucco probabilmente appreso durante il suo periodo di studi a New York: dalle prime immagini dopo lo scoppio della bomba alla stazione alle tragiche foto dei cadaveri lasciati sull’asfalto dalla banda dei fratelli Savi.

Immagini che documentano la realtà drammatica degli eventi senza indulgere nell’enfatizzazione o nelle facili accondiscendenze alle regole sensazionalistiche dei media. Una persona speciale, lo ricordano molti dei suoi colleghi: burbero, concentrato e a tratti severo sul lavoro quanto incline alla battuta e a un’ironia tagliente e irriverente.

“Di Paolo Ferrari conservo un ricordo bello, perdurante: la nostra amicizia iniziò negli anni Settanta per poi consolidarsi nei decenni successivi – dice il Presidente di Genus Bononiae Fabio Roversi-Monaco. – Un grande professionista, con un profondo amore per la sua città, testimoniato dal dono che volle fare del suo Archivio a Genus Bononiae, dal quale provengono gli scatti che oggi si possono ammirare nella mostra “Criminis Imago” a Santa Maria della Vita. Un’iniziativa che sta avendo un grande successo di pubblico, a testimonianza della straordinaria qualità delle immagini. E sono certo che ancora in futuro l’Archivio Ferrari saprà offrire a Genus Bononiae materiale per realizzare iniziative analoghe, in grado di offrirci rinnovate visuali sulla storia della nostra città, sulle sue luci e le sue ombre” conclude. 

“Oggi Paolo non ci ha lasciati: il suo spirito più autentico rimane con noi attraverso le fotografie del suo Archivio, e il suo sguardo sulla storia che ci ha consegnato. La sua essenza più profonda resta in quella poderosa mole di scatti – un milione e mezzo, dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila – che ha voluto generosamente donare a Genus Bononiae, nell’Archivio che porta il suo nome, all’interno del suo studio di via Marsala in cui ha lavorato per decenni e nel quale ha voluto si svolgesse, per mantenerlo vivo e vitale, il lavoro di conservazione e archiviazione” dice Marco Baldassari, Responsabile dell’Archivio Ferrari

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