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Grandi, Bologna Musei: "Un altro lockdown? I musei si salveranno"

Il presidente di Bologna Musei, Roberto Grandi, spiega la strategia: si stanno già tagliando i costi e facendo slittare alcune mostre

Un altro lockdown sarebbe letale per il mondo culturale? Roberto Grandi, presidente dell'Istituzione Bologna Musei, registra l'avviso dell'assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori, ma lo declina meglio. Per i teatri andrà molto peggio che per i musei, assicura l'ex assessore comunale. Che però precisa: per farcela nonostante il calo dei turisti in particolare, si stanno già tagliando i costi e facendo slittare alcune mostre.

"Un altro lockdown totale - premette Grandi interpellato a margine di un'iniziativa al Museo della musica di Bologna- sarebbe la fine di tante attività, tra loro molto diverse. I teatri implicano tante persone nello stesso momento in sala, mentre i musei possono procedere per slot. È chiaro che i concerti non si possono tenere con gruppi di pubblico di 10 persone, saranno infatti loro a soffrire di più. Aspettiamo di vedere che cosa accade, anche se la curva dei contagi così in aumento rende complicate tutte le attività segnate da una presenza fisica di tante persone. Per i musei è molto diverso, sicuramente".

Negli stessi musei intanto, attualmente, "ci aggiriamo intorno al 50% di presenze, che è un dato in linea e anzi superiore a quello di tanti musei in Italia e nel mondo. Abbiamo aperto in sicurezza il 18 maggio, quindi anche nei confronti di una seconda ondata dal nostro punto di vista le cose non cambiano. Proprio perché siamo partiti attrezzati".

Si tratta infatti di luoghi, segnala il presidente di Bologna Musei parlando delle strutture espositive in generale, tra "i più sicuri, nel senso che entrano poche persone, 8 o 10, in spazi molto ampi. Il problema è il venir meno di una parte di turisti, per questo cerchiamo di creare sempre nuovi percorsi per chi è già venuto nei nostri musei, in modo che possa ritornare".

I visitatori stranieri però, che rappresentavano fino all'80% del pubblico, durante l'estate sono calati al 20%. "Un'altra grossa componente - continua Grandi - era quella dei 90.000 studenti, per quanto riguarda le attività didattiche e i laboratori. In questo caso, in effetti, è tutto molto più complesso, anche se noi offriamo i laboratori come negli altri anni e offriamo l'online, giù sperimentato durante il lockdown, così come siamo anche pronti a recarci nelle scuole. Attendiamo che prendano un po' meglio le misure di questa nuova fase, e poi entreremo nel vivo".

Più in generale, puntualizza Grandi: "Non c'è un rischio di tenuta del sistema, c'è un problema di bilancio, costituito per il 50% dagli incassi e per il 50% dai contributi comunali. Il Comune ha confermato la sua parte, ci manca l'altra parte. La colmiamo tramite maggiori risparmi sui costi e alcune mostre temporanee che slittano. Ma avendo noi collezioni permanenti uniche e bellissime, riusciamo comunque ad attirare visitatori". Intanto, da tutta l'Emilia-Romagna stanno arrivando sollecitazioni nei Comuni, a partire da quelli capoluogo con i centri storici più di pregio, affinché non si molli l'attenzione sulla cultura nell'attuale congiuntura. È il caso del Comune 'Unesco' di Modena, dove tutto il centrosinistra Partito Democratico, Sinistra per Modena, Verdi, Modena Civica) invita con un ordine del giorno in Consiglio comunale il suo sindaco, Gian Carlo Muzzarelli, a "lavorare a tutte le possibili soluzioni finalizzate alla creazione e alla ricomposizione del lavoro nel settore della produzione culturale e dello spettacolo dal vivo". Si chiede proprio di fare "una proposta urgente alla Regione Emilia-Romagna, per chiedere nuove e adeguate norme che garantiscano una vera ripartenza della cultura e di tutti gli eventi di spettacolo già dal prossimo autunno". (Dire)

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