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Musei effetto covid: 50% visitatori viene da vicino

Primo bilancio di Bologna Musei a quattro mesi dalla riapertura

L'emergenza coronavirus ha cambiato drasticamente i trend di fruizione dei luoghi dell'arte e, da quando è stato possibile riaprire i musei, a Bologna la tipologia di visitatore si è trasformata: il 50% di chi ci va, adesso, vive nell'area della Città metropolitana (la percentuale sale all'82% se si considerano anche le altre regioni d'Italia) mentre gli stranieri sono pressoché spariti, fermandosi al 18%.

Un trend che ribalta completamente i numeri del 2019, quando nello stesso periodo i visitatori provenienti da altri Paesi erano il 53%. A distanza di quattro mesi dalla riapertura, per l'Istituzione Bologna Musei è tempo di un primo bilancio, utile a stimare "l'impatto e gli effetti di una situazione inedita e che ha creato innegabili difficoltà ma ha anche aperto nuove opportunità", spiega il presidente di Bologna Musei, Roberto Grandi.

Non stupisce infatti che, rapportando i numeri dei mesi estivi (giugno, luglio, agosto) 2019 con quelli del 2020, i flussi delle frequenze nei Musei civici bolognesi evidenzino percentuali "con un segno meno di dimensioni drastiche ma in progressivo recupero". Il -78% di giugno infatti, a luglio era -63% e ad agosto -51%. Nonostante il miglioramento, si tratta sempre della metà dei visitatori rispetto a quanto si era abituata la città negli ultimi anni, e tra questi gli stranieri sono quasi spariti. Se nel 2019 erano il 53%, oggi si fermano al 18%: tra questi, il 23,4% sono francesi; seguiti poi, in ordine descrente da inglesi, (15,3%), tedeschi (13,5%), olandesi (6,7%) e spagnoli (6%). Risulta praticamente azzerata invece la presenza di visitatori extra-europei, a causa delle limitazioni di viaggio per il coronavirus: il 16,7% di americani della scorsa estate, oggi si ferma al 4,2.

Numeri alla mano, l'Istituzione Bologna Musei ha già chiari in mente i passi da fare in autunno per continuare a garantire un'offerta culturale di qualità, anche considerando, il 'nuovo' pubblico cittadino di riferimento. Tanto vale dunque, insistere sul museo-casa Morandi, "come elemento identitario verso il resto del mondo. Vogliamo che diventi l'attrattiva principale di Bologna, dobbiamo fare su questo spazio lo stesso investimento che abbiamo fatto con la statua del Nettuno", spiega Grandi.

Lo spazio in via Fondazza infatti, casa del celebre pittore Giorgio Morandi prima della Covid-19 era uno dei musei meno visitati in assoluto da bolognesi, ma che in questi tre mesi ha registrato un boom di visite 'casalinghe'. Tra gli altri obiettivi da raggiungere durante l'autunno, Bologna Musei vuole anche dar vita a "mostre preziose di minori dimensioni, anche con scambi con importanti musei nazionali e internazionali"; completare l'app MuseOn; capire come organizzare la settimana di Art City; e attuare una sempre maggiore sinergia tra l'istutizione e Bologna Welcome, l'ufficio dedicato al turismo in città. (Dire)

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