Cronaca Porto / Via Col di Lana

Museo della comunicazione, Pelagalli: "Sarebbe triste se dovesse lasciare Bologna per l'Europa"

Lo spazio di via Col di Lana non è più sufficiente, ma non esistono progetti per il Museo della Comunicazione a Bologna: "Probabilmente un'altra eccellenza verrà esportata"

Il Museo della Comunicazione di Bologna, diventato patrimonio Unesco nel 2007 e meta gettonatissima per le visite didattiche degli studenti di tutta Italia (sono oltre 12 mila le scuole di diverso grado che lo scelgono ogni anno) rischia di lasciare Bologna? E' lo stesso direttore Giovanni Pelagalli che spiega con estremo orgoglio come il suo museo sia tanto apprezzato all'estero da pensare a un probabile trasferimento in Europa, o probabilmente addirittura negli USA. Mentre a Bologna, il progetto di una sede più consona non decolla.

"Nemo propheta in patria" si dice, ma consideriamo il paradosso, come sottolinea Pelagalli, che proprio Bologna è la patria di Guglielmo Marconi, Augusto Righi e Luigi Galvani: "Questo museo - racconta Giovanni Pelagalli - nasce senza obiettivi particolari 23 anni fa, nel 1989. Ero imprenditore televisivo e in procinto di avvicinarmi alla pensione ho comprato lo spazio in via Col di Lana e ho dato corpo a questo progetto senza fini di lucro, per condividere con gli altri la mia passione e i miei strumenti di lavoro".

E poi cosa è accaduto?

Che questa idea è andata al di sopra di ogni aspettativa, tantissime le visite, tanto l'interesse e vere e proprie invasioni di studenti. Cito il valore di questo museo rispetto alla scuola, perchè diventato meta di visite didattiche, con l'appoggio e il patrocinio delle Autorità Scolastiche. Ogni anno prendo contatto con oltre 12 mila scuole. Non sono ricco, ero benestante, e non mi ero posto obiettivi economici. Ho creato 400/500 metri quadrati di museo e ne è venuto fuori un fenomeno straordinario grazie anche a un pizzico della mia imprenditorialità: le mie visite sono affascinanti e io mi trasformo in mister Shadow, uno spettacolo creato appositamente per i ragazzi.

Ed è arrivato anche il riconoscimento dell'Unesco...

Nel 2007 senza che io battessi ciglio il museo è diventato patrimonio Unesco dopo un attento esame da parte di una commissione dedicata.

Il paradosso: il museo potrebbe essere spostato?

Una città come Bologna, patria di Marconi, Galvani e Righi, con una prospettiva di turismo scolastico di un certo rispetto, è un peccato che rinunci a un museo come questo. I ragazzi, dopo oltre tre ore di visita poi mi dicono che purtroppo è durata poco. Qualche anno fa l'assessore alla Cultura Guglielmi pensò per il mio museo al Baraccano e all'architetto Trebbo, al fine di progettare un'area di circa 1.700 metri quadrati. Io lo avrei regalato a Bologna. Poi più nulla. Nel giugno del 2012 arriva un ordine del giorno in Consiglio Comunale nel quale ci si dice all'unanimità che è il caso si darsi una mossa, ma non accade nulla. Io nel luglio '12 ero ospite della Marcegaglia per una mostra sulla televisione e in quell'occasione mi è stata fatta una battuta:  Sindaco e assessori di Bologna dovrebbero essere in fila per il tuo museo. Con il groppo in gola oggi dico che il Museo delle Comunicazioni potrebbe spostarsi in una sede più adeguata, ma non in questa città, bensì in una città dell'Europa, dell'Estremo Oriente, degli Stati Uniti d'America.

Cosa chiederebbe alla Giunta Comunale?

Da cittadino bolognese non chiedo niente. Non chiedo nulla alla Giunta visto che mi sono già umiliato, ma si vede come le Istituzioni trattano le problematiche della città: se il museo fosse stato trasferito al Baraccano sarebbe stato prestigioso non per me, ma per Bologna, che si ritroverebbe un capitale. I titoli dei giornali all'epoca dell'annuncio del progetto messo in piedi dall'Assessore Guglielmi parlarono di due eccellenze che si incontrano. Non solo sarebbe Alma Mater Studiorum ma anche Alma Mater della Comunicazione Patrimonio Unesco.

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