“Il Parkinson non è una malattia ma un modo di essere”, la storia di Maurizio dal Dbs al libro solidale

"Non ho mai smesso di fare cabaret, grazie a anche ai miei amici Malandrino e Veronica. Sono stato sottoposto al DBS al Bellaria, sto meglio e sono fortunato"

"Il Parkinson non è una malattia, ma un modo di essere". E' questa la frase conclusiva del libro "Nati per soffrire" di Maurizio Grano, barista e cabarettista bolognese. Parte del ricavato sarà sì devoluto alla ricerca sul morbo, ma l'autore sottolinea: "La cosa  bella è che fa ridere". Già perche Grano, malato di Parkinson, questo libro lo aveva nel cassetto da una ventina di anni, quando era titolare di un bar e la sera si esibiva sui palchi bolognesi. 

"Devo ringraziare il lockdown - e già a noi sembra una battuta - l'ho ritirato fuori in quei mesi, alla parte pratica ha pensato mio figlio Alessandro che lo ha fatto stampare da Amazon", ha detto a Bologna Today. 

Quindi non è un libro che parla della malattia, pardon del modo di essere? "E' scritto in chiave leggera, parla della mia infanzia. Mia madre è bolognese, mio padre siciliano, quindi d'estate trascorrevo le vacanze in Sicilia, con una parte dei parenti, e poi in Romagna con l'altra. 'Te magnèe d'incôsa da chi marucheìn lé' (hai mangiato di tutto da quei marocchini) mi diceva la nonna bolognese quando tornavo". 

"Il Parkinson non è una malattia, ma un modo di essere" è l'unica frase del libro che fa riferimento al morbo e insieme a Bologna Today, Maurizio fa anche il punto sul Parkinson: "Sono stato sottoposto al DBS - Deep Brain Stimulation - al Bellaria. Quando mi hanno proposto l'intervento mi sono chiesto 'ma farò da cavia?' Invece poi ho approfondito con lo staff dell'ospedale. E' stato messo a punto in Francia, a Grenoble, dove viene eseguito da anni". 

Di cosa si tratta? "La DBS - stimolazione cerebrale profonda - impianta nelle aree del cervello una sorta di sensori. Io sono stato fortunato, non tutti possono sottoporsi e sono pronti all'intervento, mi ha permesso di ridurre 'di un tot' le dosi giornaliere di farmaci, nel nostro caso la dopamina. Io alla fine ho chiesto alla dottoressa 'ma a questa macchinetta ci devo cambiar le batterie?"

E il cabaret? "Non ho mai smesso, grazie a anche ai miei amici Malandrino e Veronica, con i quali collaboro da anni, che mi hanno aiutato a continuare, è la mia passione". 

Quindi ci si diverte a leggere "Nati per soffrire", del resto Maurizio Grano per tutta la sua vita ha unito caffè e battute, come ha scritto su Facebook il musicista Franz Campi: "Essere comici non è questione di studio. Uno ci nasce. Maurizio Grano, una vita a far ridere gli avventori dei vari bar dove ha lavorato fino alla recente pensione (pagato per starsene a letto) ha inventato il famoso playboy della Riviera Romagnola Romeo Landuzzi. Ogni volta che lo vedo in azione muoio dl ridere, poi ha incontrato una strana malattia, il Parkinson, e ora ha imparato a fare benissimo i frullati e gli zabaioni. Nei mesi del lockdown, quando il silenzio delle giornate era assordante ed era obbligato alla solitudine, proprio lui che è sempre circondato da persone che pendono dalle sue labbra per una battuta, ha aperto un cassetto, di quelli dimenticati, ed ha trovato un cumulo di scritti e di ricordi. Si è detto: che faccio ? Lo pubblico?"

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