Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca

Mafie, tentacoli a Bologna. Confiscati beni per 10 milioni ad affiliati alla 'ndrina Arena-Nicoscia

Il provvedimento eseguito dai Carabinieri di Bologna è un ulteriore sviluppo dell'indagine "Aurora", istruita dal nucleo investigativo dell'Arma di Bologna

10milioni di euro di beni, ovvero 9 imprese di trasporti e turistiche (due alberghi in Calabria), 6 immobili (garage e depositi), 28 veicoli (camion) e 21 rapporti finanziari, sono stati confiscati, diventando così di proprietà dello Stato. Il patrimonio, già sottoposto a sequestro preventivo è riconducibile ad affiliati alla famiglia di 'ndrangheta Arena - Nicoscia di Isola di Caporizzuto, in provincia di Crotone. 

L’accusa è di avere, in concorso tra loro, illecitamente e fittiziamente intestato a prestanome, società, beni
mobili e immobili, con il reinvestimento di capitali di illecita provenienza, con l’aggravante di avere commesso i reati al fine di agevolare l’associazione mafiosa di riferimento. 

Le indagini

Il provvedimento eseguito dai Carabinieri di Bologna nella mattinata di oggi, 7 ottobre, è un ulteriore sviluppo dell'indagine "Aurora", istruita dal nucleo investigativo dell'Arma di Bologna nel 2012, dopo un incendio doloso di un mezzo pesante. Sono 10, alcuni residenti anche a Bologna, gli intestatari dei beni oggetto della confisca e ritenuti provento di attività mafiose, legate al trasferimento di valori e al riciclaggio, e sei le città capoluogo coinvolte, Catanzaro, Crotone, Cosenza, Modena, Reggio Emilia e, appunto, Bologna. In particolare, due deposito di veicoli destinati al trasporto merci a Sala Bolognese è tra i beni oggetti di confisca. Nel corso dell’attività sono state effettuate 30 perquisizioni locali.

L’operazione costituisce qundi l’esito di due filoni di indagine svolte dai Carabinieri di Reggio Emilia (cd. Operazione “Zarina”) e Bologna (cd. Operazione “Aurora”), condotte rispettivamente da giugno 2010 ad ottobre 2011 e da novembre 2011 ad ottobre 2012, aventi per oggetto, in gran parte, gli stessi personaggi, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia in un unico filone investigativo.

A Bologna le attività sono state avviate, nel novembre 2011, dalla Compagnia di San Giovanni in Persiceto, a seguito dell’incendio di alcuni escavatori presso una cava a Castel Maggiore, con attività di estrazione a Sala Bolognese, presso la quale risultavano effettuare movimento terra alcune ditte calabresi.

Le indagini, proseguite dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Bologna, si sono poi concentrate in particolar modo su una famiglia originaria appunto della provincia di Crotone, ma da anni presente in Emilia Romagna ed in particolare in San Giovanni in Persiceto e Sant’Agata Bolognese, legata alle cosche Arena-Nicoscia.

Gli investigatori hanno ricostruito una rete di attività imprenditoriali, tanto in Emilia Romagna quanto in Calabria, strettamente connesse tra loro. 

Beni sequestrati

3 unità immobiliari (Isola di Capo Rizzuto), 4 autovetture, 7 imprese e 19 mezzi, due hotel (Isola di Capo Rizzuto), 4 unità immobiliari in provincia di Reggio Emilia, 2 unità immobiliari a Mantova, 2 unità immobiliari a S. Agata Bolognese del valore di 300.000 euro. 

A fine settembre, la Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione del Tribunale di Bologna, a seguito di proposta avanzata dal Direttore della Dia, aveva eseguito un altro provvedimento di confisca di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro, nella disponibilità di un imprenditore edile pluripregiudicato coinvolto in numerosi procedimenti penali per reati contro il patrimonio, la persona, l'amministrazione della giustizia e fiscali ma già soprattutto arrestato nell'ambito dell'operazione "Black eagles" con l'accusa di aver riciclato i proventi del traffico di stupefacenti per conto di una famiglia 'ndranghetista.

Infiltrazioni in città e in Emilia-Romagna

Nel suo rapporto semestrale, la DIA - Direzione Investigativa Anti-mafia - aveva sottolineato come Bologna fosse "tra le più appetibili. Per la sua importanza imprenditoriale. 

Negli ultimi anni, ha spiegato la Direzione "il potere mafioso e la forza intimidatrice espressa dal vincolo associativo hanno assunto in Emilia Romagna connotati manageriali e prevalentemente indirizzati alla tessitura di reti relazionali negli ambienti politico-amministrativi ed economico-finanziari anche attraverso attività corruttive finalizzate al controllo dei finanziamenti pubblici, al condizionamento di appalti e concessioni mirando, in definitiva, all’annullamento della concorrenza".

In città è documentata la presenza sul territorio di soggetti 'collegati' alla criminalità organizzata calabrese e ai casalesi, soggetti riconducibili a clan camorristici in particolare alla fazione Zagaria del cartello. 

Foto archivio 

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