Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Mafie in Emilia: indagini anche sulla "Elle Due", perquisizioni al Marconi

In città arrestata una consulente bancaria, tra le carte dell'inchiesta spunta anche l'impresa di costruzioni cui venne affidata la realizzazione (mai completata) dei nuovi finger all'aeroporto. Le mafie facevano affari in quasi tutte le città della regione, ma Bologna pare, almeno per ora, abbia avuto un ruolo marginale

Anche la 'Elledue costruzioni' è finita sotto i riflettori della maxi-inchiesta contro la 'ndrangheta in Emilia-Romagna, per i suoi legami con l'impresa Giglio, che appartiene a uno degli arrestati nel blitz in seno all’operazione Aemilia. E il M5s canta vittoria per le denunce, fatte in questi anni, sulla realizzazione dei nuovi finger all'aeroporto Marconi di Bologna, affidata proprio alla 'Elledue' e mai completata. "Vi ricordate la mia denuncia sulla questione dei fingers in aeroporto?- scrive Massimo Bugani, capogruppo M5s in Comune a Bologna- vi ricordate i miei interventi sulla gara al massimo ribasso e sui lavori poi fermati per problemi con l'azienda che aveva vinto l'appalto? Vi ricordate che fui chiamato dalla Procura della Corte dei Conti proprio per raccontare cio' che sapevo? Ora finalmente, a distanza di due anni si inizia a fare un po' di chiarezza- festeggia Bugani- sono soddisfazioni".

Intanto proprio oggi è in corso una perquisizione al Marconi, disposta del PM Mescolini. Carabinieri e finanza sono sul posto per acquisire la documentazione relativa all'appalto.

L'Aeroporto di Bologna "non commenta le voci di possibili infiltrazioni mafiose nell’appalto dei pontili". Dice però, con un comunicato, di aver risolto a giugno 2013, "per grave inadempimento", il contratto da 1,8 milioni per la realizzazione di cinque pontili fissi di cui due dotati di fingers che nel 2011 era stato aggiudicato con una gara d'appalto pubblica al miglior offerente all'Associazione temporanea di imprese composta da ElleDue costruzioni e Di Madero e figlie. Cioè la stessa Elledue sulla quale c'è una "fase di accertamento e comprensione" da parte della Procura perchè i titolari della società di Lamezia Terme (indagata in Veneto per turbativa d'asta, con l'aggravante dei metodi mafiosi, nella gara per la costruzione di una nuova caserma di Carabinieri) sarebbero in affari con l''impresa Giglio, che appartiene a uno degli arrestati di ieri nell''ambito della maxioperazione contro la 'ndrangheta in Emilia-Romagna. La società di gestione dell'aeroporto spiega che "ad oggi i lavori sono ancora fermi, perchè anche con la seconda classificata, l'associazione temporanea di imprese composta da Lamone Moreda e Starlift, cui l'aeroporto in ottemperanza alla legge si è rivolta per la conclusione dei lavori, si è giunti a dicembre 2014 alla risoluzione del contratto per grave inadempimento. Nel caso in cui "le voci di possibili infiltrazioni mafiose nell'appalto dei pontili" fossero "confermate, la società è comunque parte lesa, del tutto estranea ai fatti".

BATTAGLIA SUGLI APPALTI. La risoluzione del M5s sulla 'ndrangheta sarà in aula già alla prossima seduta dell'Assemblea legislativa, il 9 febbraio. "Abbiamo chiesto- fa sapere la capogruppo Giulia Gibertoni- nuove norme in materia di appalti pubblici regionali per arginare le infiltrazioni mafiose e subito un potenziamento della Dia emiliana a partire dagli organici (20 unità non sono sufficienti, soprattutto alla luce della cronaca di questi giorni)". L'operazione contro la 'ndrangheta "deve suonare la sveglia alla classe politica regionale, ci vuole un salto di qualità nelle norme di contrasto al crimine organizzato". Secondo Gibertoni "vanno approvate subito norme regionali commisurate al grado di tutela necessario oggi, non a scenari ormai appartenenti a un passato edulcorato". Purtroppo, constata però Gibertoni, "nella nostra regione le forze politiche, a differenza degli organi inquirenti, hanno sempre negato il fenomeno, ritenendo a torto che vi fossero forti ''anticorpi'' in grado di contrastare da soli le infiltrazioni mafiose. Forse perchè ammettere l'esistenza delle collusioni screditava il territorio. Minimizzare però ha soltanto avvantaggiato le organizzazioni criminali, che in quel silenzio hanno potuto mettere salde radici negli appalti pubblici, nel movimento terra, nell'autotrasporto, nel settore assicurativo e finanziario (riciclaggio)". Dalle "forze politiche da sempre al governo di questa Regione aspettiamo ancora risposte all'altezza del problema".

BOLOGNA FUORI DALLE ARTICOLAZIONI DELLA ‘NDRANGHETA? - Reggio Emilia, Modena, Parma, Piacenza ma non Bologna. La cellula dell'ndrangheta radicata in Emilia-Romagna  aveva propaggini e affari in quasi tutte le città della regione, con referenti per ogni zona, ma non sotto le Due torri. E' possibile? "E' una domanda che ci facciamo anche noi. Riteniamo che un referente a Bologna possa esserci, ma finora non l'abbiamo accertato. Non c'è evidenza probatoria che a Bologna ci sia", così il procuratore capo Roberto Alfonso, dettagliando l'operazione e tirando le conclusioni . Sotto le Due torri, dall'inchiesta emerge l'attività di Roberta Tattini, consulente bancaria e finanziaria che ha messo le proprie competenze al servizio della cosca per procacciare affari e proporre nuovi progetti. E questo per Alfonso "non è cosa di poco conto", a maggior ragione visto che l'1 marzo del 2012, nello studio di Tattini in via Santo Stefano 14, ci fu un incontro a cui partecipò anche il boss in persona, Nicolino Grande Aracri. "Il punto fermo che abbiamo trovato a Bologna è l'attività di Tattini, che non è di poco conto- dice il procuratore- l'attività di consulenza bancaria e finanziaria per portare avanti gli affari non è secondaria rispetto a tutto il resto dell'attività che abbiamo contestato. L'interrogatorio della professionista è previsto già oggi, aveva "buone referenze", secondo il Capo della Procura di Bologna Roberto Alfonso ed è coinvolta in diversi affari e pratiche finanziarie, un'attività professionale vera a propria. Il fatto, poi, che una donna riceva la visita del capo dell'organizzazione per trattare degli affari un suo significato evidentemente ce l'ha". Al momento, però, gli investigatori non hanno trovato di più. "Finora non abbiamo evidenza probatoria che a Bologna ci sia un'articolazione dell'organizzazione. In tutta l'Emilia c'è un referente per ogni zona, e anche noi ci siamo chiesti se ce sia uno per Bologna. Faremo verifiche a 360 gradi. Se vengono fuori bene, se non vengono fuori e non ci sono, meglio così".

APPALTI TERREMOTO. Affari delle mafie anche sul terremoto, come emerso da alcune intercettazioni telefoniche tra costruttori, che, mentre l'Emilia contava i morti sotto i crolli dovuti alle violente scosse, ridevano e facevano progetti, subodorando lauti guadagni attraverso la ricostruzione post sisma. Anche gli appalti per la ricostruzione dunque saranno tutti verificati dalla Procura di Bologna, come ha spiegato il procuratore capo Alfonso. "Sul terremoto ci sono indagini per verificare se gli appalti sono stati concessi in maniera regolare", afferma Alfonso. Il lavoro dei magistrati prende le mosse anche dalle interdittive dei Prefetti, quello di Reggio Emilia ma anche quello di Bologna e di Modena, dice Alfonso. "Quelli sono fari accesi su aziende a lavori e attraverso questi fari noi concentriamo l'attenzione. Poi dipende se troviamo qualcosa, noi possiamo andare avanti solo in tal caso perchè i processi li facciamo con le prove".

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