Cronaca

‘Ndrangheta, "In Emilia no infiltrazioni, ma vera e propria presenza organizzata”

Così concordi dal centrodestra al centrosinistra, commentando la maxi-operazione antimafia che ha visto l'arresto di 117 persone. Bonaccini: "Creare solida barriera contro i fenomeni malavitosi". I grillini: "Da anni denunciavamo, con nomi e cognomi"

Procuratore Antimafia Roberti

Sostegno all’azione della Magistratura e alle Forze dell’Ordine e conferma dell’impegno alla lotta contro la criminalità. Così Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, commentando l’operazione contro la ‘ndrangheta che ha portato a 117 arresti. ‘Un’operazione massiccia, senza precedenti’, come ha commentato il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, che ha visto coinvolti politici, giornalisti e forze dell’ordine.
“E’ stata condotta una importante operazione contro la criminalità organizzata in Emilia-Romagna”, ha sottolineato il Governatore Bonaccini aggiungendo che “Il fenomeno dell’infiltrazione mafiosa specialmente in territori caratterizzati da un tessuto produttivo di grande rilevanza, è un tema che richiede la massima attenzione non solo da parte degli organismi inquirenti, ma anche da parte del sistema delle Istituzioni territoriali, in modo tale da creare una solida barriera contro i fenomeni malavitosi, di qualunque natura essi siano”.
La Regione Emilia-Romagna da tempo svolge una azione, anche legislativa, di contrasto al fenomeno mafioso: dalla legge contro le infiltrazioni malavitose in edilizia, alla legge sulla promozione della cultura della legalità, dall’attività del Girer (Gruppo interforze ricostruzione Emilia-Romagna), istituito subito due mesi dopo il sisma, al sostegno all'iniziativa – che poi si è concretizzata – teso ad ottenere una sede territoriale operativa per la lotta alla mafia.
Come Regione abbiamo come obiettivo irrinunciabile, – ha concluso il Presidente Bonaccini – quello di condurre una serrata e decisa azione per il contrasto della illegalità, in qualunque forma essa si presenti. E questo è e sarà un punto irrinunciabile della nostra azione di governo, in piena collaborazione con la Magistratura e con le Forze dell’Ordine”.



Plauso per l’operazione anche dalla Lega Nord che “sulla presenza della 'ndrangheta in Emilia e in tutto il Nord del Paese” chiede alle forze politiche di “aprire gli occhi”. “La 'ndrangheta – attacca Gianluca Vinci, segretario provinciale della Lega Nord di Reggio Emilia - oggi, ma anche ieri, si svela ben infiltrata nel tessuto economico e sociale reggiano, governato da 70 anni di Sinistra. Per quanto ci riguarda – continua Vinci - la Lega Nord rafforzerà il suo impegno nel controllo degli atti amministrativi”.

Anche dal Pd riconoscenza e sostegno alle forze dell’ordine per l'operazione. “Bene che la Magistratura dimostri ancora una volta di essere all'altezza della sfida legata alla presenza in Emilia-Romagna delle grandi organizzazioni criminali". Così il deputato Pd Andrea De Maria.
"Si conferma come non si possa più parlare di semplici infiltrazioni ma di una vera e propria presenza organizzata delle mafie nella nostra regione. Le istituzioni, le forze politiche e sociali ne sono più consapevoli che in passato ma l'allarme è davvero massimo. Compito di tutti è isolare nelle nostre comunità illegalità e criminalità organizzata, nella consapevolezza che si tratta di un impegno fondamentale per affermare i valori di libertà, legalità e democrazia, che sono profondamente radicati nella storia e nell'identità dell'Emilia Romagna".

Al coro di voci d battaglia alle mafie si aggiunge Vincenzo Colla, segretario generale della Cgil Emilia-Romagna. Contro le mafie in Emilia-Romagna è in corso una guerra, "che dobbiamo vincere noi", è l’affondo di Cgil che sabato inaugurerà uno sportello per la legalità all'Interporto di Bologna.
Dai primi elementi che emergono dall'inchiesta, commenta il numero uno regionale del sindacato, "lì è successo di tutto: estorsione, usura, porto d'armi, reimpiego di capitali. Ira di Dio. E' evidente che siamo dentro uno scontro tra noi e loro ". Anche alla luce di questa inchiesta, per Colla è un "fatto importante che anche il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dentro la sua dichiarazione programmatica abbia detto che bisogna prendere atto che la mafia in Emilia-Romagna c'è e va combattuta". Per Michele De Rose, segretario regionale della Filt-Cgil, "con questa operazione si innesca una stagione nuova: ora superiamo i luoghi comuni" sull'assenza della mafia in Emilia-Romagna.

Il Movimento 5 stelle con una nota dei gruppi parlamentari di Camera e Senato i Cinque stelle ricordano anche le denunce fatte in questi anni. "Da anni a livello politico e parlamentare, in Regione e nei Comuni interessati il Movimento 5 Stelle denunciava con ''nomi e cognomi'', interventi e atti istituzionali queste collusioni: in particolare due degli arrestati Giuseppe Pagliani (Forza Italia) e Giuseppe Iaquinta, padre dal calciatore Giuseppe, erano stati oggetto di nostri atti ispettivi".

"Che la 'ndrangheta fosse estremamente radicata nel territorio emiliano romagnolo lo denunciavamo da tempo tuttavia si fa fatica ad accettarne la capillarità che emerge dalla portata dell'operazione Aemilia." Così anche l'on. Giovanni Paglia e la coordinatrice regionale di Sel Elena Tagliani. "Ogni settore della vita pubblica è coinvolto: dalle professioni alle imprese, dalla politica alle forze dell'ordine, dai giornalisti all'inquinamento delle elezioni amministrative in diversi comuni.
Nonostante la grande attenzione della legislazione regionale - proseguono gli esponenti di Sel - la 'ndrangheta è entrata negli appalti per la ricostruzione post terremoto".

"In Emilia Romagna abbiamo scoperto la mafia imprenditrice", ha osservato il procuratore di Bologna Alfonso.
Osservazione pertinente e finalmente certificata - incalzano Paglia e Tagliani - "peccato che il radicamento delle cosche in Emilia Romagna e il legame tra queste e pezzi dell'imprenditoria locale sia stato pesantemente sottovalutato dalle istituzioni in questi anni; di "mafia imprenditrice" scrisse Pino Arlacchi nel lontano 1983, evidentemente un trentennio è passato invano". È necessario quindi - chiosa Sel - "che la politica vada oltre gli strumenti finora adottati e promuova la formazione di una coscienza collettiva la lotta alle mafie non è da affrontare in modo circoscritto ma deve diventare una forma mentale per ogni ambito dell'agire umano. Questo è l'unico passo possibile affinché la 'ndrangheta non divori le porzioni di società eticamente sane".

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