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'Ndrangheta in Emilia, maxi truffa: scatta sequestro da oltre due milioni

Con una sentenza falsificata imprenditori vicino ai clan si sarebbero appropriati della somma

Altro colpo alla ndrangheta emiliana. Dopo l'operazione 'Grimilde' che ha portato agli arresti 16 tra boss e sodali della cosca Grane Aracri, da tempo infiltrata nel reggiano, è stato effettuato un grosso sequestro di beni immobilie mobili, pari a 2,3 milioni di euro.

Accettamenti patrimoniali hanno permesso di scoprire una maxi-truffa ai danni dello stato: i beni sono stati sequestrati a una famiglia di imprenditori edili calabresi, considerati vicini al clan. Dietro la regia del sostituto procuratore di Bologna, Beatrice Ronchi e al capo GIuseppe Amato, e sulla scia dell'inchiesta Aemilia la Dia ba effettuato perquizioni tra Reggio Emilia e Crotone, oltre ad altre nelle regioni di Lazio, Campania, Lombardia e Calabria. 

'Ndrangheta in Emilia, la truffa del clan a Zola Predosa

Alla base del provvedimento ci sarebbe la segnalazione, indicata anche da alcuni collaboratori di giustizia, di una grossa truffa ai danni del ministero delle Finanze. Le abilità dei Grande Aracri sarebbero state in grado anche di contraffare una sentenza, falsifica all'uopo, che ha indotto il ministero delle Finanze a risarcire per due milioni di euro gli imprenditori sopraindicati. Alcune di queste risorse sono poi state occultate anche in Inghilterra e Costa D'Avorio.

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