Il capo del nucleo investigativo CC lascia. Il suo bilancio: "Qui vince la fiducia, ma occhio alla criminalità organizzata"

L'INTERVISTA- Lascia l'Arma della città dopo 4 anni e Bologna Today lo ha intervistato per fare il punto sulle attività negli ultimi anni: "Qui vince la fiducia sulla rassegnazione, città vivibile e accogliente, sistema tutti"

Lascia Bologna dopo 4 anni il tenente colonnello Diego Polio, comandante del nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna, il reparto dei Carabinieri che si occupa dei reati più gravi. La nuova destinazione di Polio è Sassari, dove sarà a capo del reparto operativo. 

Bologna Today lo ha intervistato e ha fatto il punto sulle attività dell'Arma bolognese negli ultimi anni. 

Che città ha trovato e che città lascia?

"Mi dispiace molto andare via da Bologna e dall'Emilia-Romagna, ho trovato e lascio una città vivibile - ha detto a Bologna Today - con alcune criticità delle grandi città, ma con un tessuto sociale che le affronta e che impedisce che diventino più problematiche. Il comando di Bologna è stato il periodo più intenso, nonostante i miei 5 anni passati in Sicilia". 

Quali sono i reati che destano più allarme sociale in città?

"Quelli contro il patrimonio, si pensa più spesso alla droga, che è sicuramente un fenomeno preoccupante, ma lo spaccio c'è perchè vi è una domanda, poi crea sicuramente degrado. Dove c'è, fortunatamente, benessere, lì si concentrano i reati predatori". 

"Mi fa sorridere quando nelle statistiche delle città più pericolose appaiono Bologna o Rimini. Qui si denuncia di più e noi siamo contenti perchè non vogliamo la rassegnazione. Vogliamo che vinca la fiducia". 

Per il tenente colonnello anche i servizi delle forze dell'ordine che operano in città sono "di livello. Venivo da Cesena, conoscevo la realtà emiliano-romagnola, ho lavorato bene con la Procura e con il procuratore Giuseppe Amato, siamo arrivati insieme e in quattro anni vado abbastanza fiero del fatto che ci siano stati 13 omicidi e li abbiamo risolti tutti, gli autori sono in carcere con condanne di rilievo". 

Ma Polio pone l'accento anche su altri reati: "In città ci sono acclarate presenze di soggetti, condannati o contigui a cosche di tutte le organizzazioni criminali" e ricorda l'operazione 'Aquarius' dello scorso giugno, che ha smantellato una banda dedita all'importazione di droga dal sud America e che ha coinvolto anche due commercianti bolognesi. "Erano tutti soggetti inseriti all'interno della 'ndrangheta e dimoranti a Bologna da anni, le organizzazioni criminali vanno dove ci sono i soldi, questo è un fenomeno da tenere sotto osservazione". 

E la zona universitaria?

Negli ultimi giorni, Piazza Verdi è tornata 'alla ribalta" per le risse: "Sono forme di degrado che non possono essere affrontate solo con forme di prevenzione e repressione di carattere penale, è la società civile che deve intervenire, la persona ubriaca con una bottiglia in mano compie nessun reato, il compito delle forze dell'ordine è quello di controllare che non diventi un problema, ma va fatta una politica di intervento sociale, qui non mancano le strutture ricettive". 

Polio sottolinea che Bologna è una città ospitale, quindi "in qualche modo questa città sistema tutti, ma per il degrado si dovrebbe studiare una politica di rilancio dell'area. Sono genovese, quando ero bambino non era pensabile recarsi nel centro storico, ora ci sono i locali ed è una zona rinata, si chiama dinamismo sociale e culturale". 

Covid e reati?

"Ovviamente sono calati, quelli più rilevanti sono quelli contro il patrimonio, ma non si poteva girare e la gente restava in casa. I cittadini ci vedevano per strada e oggi reclamano la nostra presenza, ma non essendoci denunce di reato, riuscivamo a stare maggiormente sulle strade". 

Il periodo "Igor"

La ricerca di Igor-Norbert Fehr, responsabile di due omicidi avvenuti nell’aprile 2017, il primo, a Budrio, vittima Davide Fabbri, e il secondo, solo pochi giorni dopo, che costò la vita alla guardia ecologica Valerio Verri "è stata una sfida personale importante che mi ha fatto crescere, ha segnato indelebilmente la mia memoria, se dovessi dire qual è stato il momento più intenso della mia carriera". 

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