Coronavirus, Donini: "Se ci sarà nuova ondata l'Emilia-Romagna non congelerà visite"

Lo assicura Raffaele Donini, assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, nel corso di una tavola rotonda virtuale promossa da Senior Italia FederAnziani

In caso di nuova ondata di coronavirus in autunno "non congeleremo le prestazioni ordinarie" come durante il lockdown. Lo assicura Raffaele Donini, assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, nel corso di una tavola rotonda virtuale promossa da Senior Italia FederAnziani.

"Di fronte ad un'eventuale nuova ondata non congeleremo le prestazioni ordinarie - garantisce Donini - al contrario. Abbiamo lavorato sodo in questi mesi, senza clamore e con la condivisione di sindacati e professionisti, per fare in modo che la sanità sia in grado di gestire un'eventuale nuova emergenza, in particolare aumentando la rete di posti letto di terapia intensiva. Questo ci consentirà di diversificare la gestione dei pazienti e di evitare che il sistema ospedaliero possa andare in sofferenza".

La Regione, continua l'assessore, si sta concentrando "su tre direttrici principali. La priorità assoluta è l'aumento di offerta della sanità pubblica per lo smaltimento delle prestazioni specialistiche bloccate". Occorre poi "una maggiore agibilità della medicina del territorio, insostituibile e preziosa - afferma Donini - con una comune assunzione di responsabilità clinica tra medici di medicina generale e specialisti in modo da lavorare anche sull'appropriatezza".

Infine, serve portare avanti "in via residuale il rapporto con il privato accreditato, per reperire spazi e strutture necessarie a smaltire l'arretrato - dice l'assessore - anche in considerazione del fatto delle stringenti regole che i protocolli di sicurezza indicano per le strutture ospedaliere e poliambulatori".

Donini rilancia poi l'appello alla responsabilità. "Non si può vivere un lockdown eterno - afferma l'assessore- rimarchiamo ogni giorno l'importanza di osservare le regole principali di sicurezza per non aumentare la diffusione del contagio, ossia il distanziamento, l'uso delle mascherine e l'igiene delle mani. Non esiste il rischio zero in una società che riprende le attività lavorative e le relazioni personali, ma queste regole sono fondamentali per ridurre il rischio di contagio".

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Tornando alla ripresa delle attività sanitarie dopo l'emergenza, FederAnziani chiede prima di tutto che sia "potenziata la medicina del territorio per abbattere le liste d'attesa". L'associazione propone poi di "individuare le prestazioni di routine che possano essere spostate ed effettuate a chiamata", ma anche "associare le visite cardiologiche, diabetologiche e di ambito respiratorio in un unico contesto" per "ottimizzare tempi e risorse effettuando nello stesso giorno diversi esami". FederAnziani teme poi per le vaccinazioni antinfluenzali in autunno, utile a non confondere i sintomi del covid, perché c'è "il rischio che non si sia in grado di effettuare in una tempistica rapida" la somministrazione. Infine, riferisce l'assocazione, "gli specialisti hanno denunciato un pesante problema in termini di aderenza alla terapia, specialmente in ambito ipertensione. In molti hanno abbandonato le cure o sostituito il proprio farmaco. A ciò si aggiunge la chiusura delle sale operatorie per interventi importanti, come la sostituzione della valvole cardiache". (Dire)

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