Nuovo Dpcm, Gino Fabbri: "Chiudo a pranzo per aiutare colleghi"

Il maestro pasticcere annuncia la variazione degli orari del suo punto a Cadriano, per aiutare i colleghi in difficoltà. Sul fronte della protesta, si annuncia ricorso al Tar da parte di alcune associazioni di categoria

"Queste chiusure, che andavano evitate in tutti i modi, taglieranno le gambe a tanti...da martedì noi saremo aperti dalle 7.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 18". Questa l'inedtia forma di protesta-proprosta del maestro pasticcere Gino Fabbri, in merito al nuovo Dpcm che tra le altre cose anticipa la chiusura di bar e ristoranti alle 18.

Fabbri, maestro pasticcere di fama mondiale, direttamente non contesta il provvedimento governativo, piuttosto fornisce un gesto di resilienza. "Abbiamo scelto di chiudere in pausa pranzo per solidarietà e aiuto nei confronti dei colleghi ristoratori" si legge in un messagio social "ci fa male dirlo perché questa decisione è una sconfitta ma per qualche settimana la pausa pranzo non si farà in pasticceria per favorire colleghi che vengono penalizzati dal nuovo decreto pur avendo spazi perfetti per farvi accomodare e rilassare in totale sicurezza e purtroppo per i nostri comportamenti non possono più farlo. Siamo chiamati ad aiutarci tra noi e a usare il buon senso... uscirne ora dipende da noi e dai nostri comportamenti, è ora di dimostrarlo".

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Intanto i commercianti dell'Emilia-Romagna sono pronti a ricorrere al Tar contro le chiusure anticipate di bar e ristoranti e lo stop a palestre e centri sportivi. "Già questa mattina sia Confcommercio che Confesercenti porteranno ai rispettivi tavoli regionali la proposta di fare un ricorso al Tar per contrastare il Dpcm e le norme che penalizzano interi settori economici e costringere il Governo a rivedere le sue scelte", confermano Mauro Mambelli, presidente Confcommercio provincia di Ravenna e presidente Ristoratori di Fipe-Confcommercio, e Danilo Marchiani, responsabile provinciale Confesercenti Fiepet.

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Marchiani e Mambelli sono "assolutamente contrari e determinati a combattere con ogni mezzo quanto previsto" dall'ultimo Dpcm. "Ci hanno chiesto di adeguare le nostre attività alle linee guida, e lo abbiamo fatto; di organizzare il personale formandolo all'uso dei dpi e lo abbiamo fatto; abbiamo anche rassicurato la nostra clientela e osservato scrupolosamente quanto suggerito dalla comunità scientifica e dalle direttive ministeriali e regionali. Nel frattempo il Governo, anziché potenziare i trasporti e evitare le occasioni di assembramento che sarebbero state inevitabili con la ripresa delle attività, ha perso tempo a discutere di cose inutili e ha affossato qualsiasi segnale di ripresa che gli imprenditori stavano lentamente costruendo", contestano i due esponenti ravennati di Confcommercio e Confesercenti.

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"Per questo motivo e in difesa di tutte le nostre attività economiche associate, dai pubblici esercizi agli alberghi, dalle palestre alle associazioni sportive, ma anche a favore di tutto l'indotto che questo mondo crea al commercio e all'artigianato abbiamo deciso di incontrarci con i nostri legali per valutare se sia possibile presentare un ricorso al Tar contro il Dpcm", annunciano. (Vor/ Dire)

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