Amianto, morti officine Casaralta: ribaltata la sentenza di 1° grado, tutti assolti

L'Assocaizone vittime: "Che gli imputati fossero consapevoli di tutto ciò è dimostrato dal riconoscimento economico alle parti civili, al fine di farle uscire dal processo"

La Corte d’Appello di Bologna, ha assolto Anna Maria Regazzoni, Carlo Regazzoni e Carlo Filippo Zucchini, membri del Consiglio di Amministrazione delle Officine Casaralta. 

Lo rende noto Afeva - Associazione Familiari e Vittime Amianto Emilia Romagna - che contesta "la sistematica violazione degli obblighi in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, che ha causato la morte per patologie asbesto-correlate numerosi lavoratori delle Officine. Al di là delle motivazioni addotte dai giudici che in alcuni casi hanno riconosciuto l’avvenuta prescrizione, ed in altri l’assoluzione perchè il fatto non sussiste/per non avere commesso il fatto, (aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza) resta una verità storica indiscutibile: i morti e le vittime dell’amianto di Casaralta, sono state causate dall’uso dell’amianto (a partire dagli anni ’60 e fino alla fine degli anni ’80) nella manutenzione dei materiali rotabili e dal non rispetto da parte dell’azienda delle più elementari norme di sicurezza e delle leggi che all’epoca dovevano essere applicate a tutela della salute dei lavoratori".

E concludono: "Che gli imputati fossero consapevoli di tutto ciò è dimostrato dal riconoscimento economico alle parti civili, al fine di farle uscire dal processo".

Nel marzo 2017, il processo di 1° grado, si era concluso con condanne a due e tre anni degli imputati "per avere omesso le misure di sicurezza nelle lavorazioni con l’amianto ed avere così causato le malattie asbesto-correlato e la morte di numerosi lavoratori", scrive Afeva "Carlo Regazzoni e Carlo Filippo Zucchini, condannati a due anni di reclusione, Anna Maria Regazzoni a tre anni, per tutti la condanna ai risarcimenti delle parti civili".

L'ultimo decesso per mesotelioma risale ai primi di ottobre: Luciano Tonioni che "aveva subito l’esposizione alle fibre di amianto lavorando con la mansione di lamieraio dal 1972 al 1978 nello stabilimento Ogr di Bologna in Via Casarini" 
 


 

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