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Venerdì, 19 Agosto 2022
Cronaca

Delitto Olga Matei: scatta protesta contro la sentenza

Protesta contro le motivazioni della sentenza con cui la Corte d'assise d'appello di Bologna ha dimezzato la pena all'operaio che nel 2016 strangolò Olga Matei

La Rete delle donne di Bologna scende in piazza per protestare contro le motivazioni della sentenza con cui la Corte d'assise d'appello di Bologna ha dimezzato la pena, da 30 a 16 anni, a Michele Castaldo, l'operaio cesenate che nel 2016 strangolò, a Riccione, Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da circa un mese (la notizia su RiminiToday).

E convoca, per le 12 di domani, un presidio proprio davanti alla Corte d'appello, in piazza dei Tribunali 4, invitando la città a protestare contro la decisione dei giudici di riconoscere a Castaldo le attenuanti generiche anche perchè avrebbe agito in preda ad una "tempesta emotiva e passionale".

"Diciamo basta a raptus e tempeste emotive!" si legge nel post con cui, su Facebook, viene annunciata la manifestazione di domani, accompagnato da un volantino in cui si scrive che "con un ragionamento contraddittorio" i giudici da un lato "riconoscono che il sentimento non ha inficiato la volonta' dell'omicida, ma dall'altro il sentimento descritto dal perito come 'soverchiante tempesta emotiva e passionale' risulta come attenuante".

Sulla questione oggi e' intervenuto anche il presidente della Corte d'appello bolognese, Giuseppe Colonna, spiegando che l'attenuante riconosciuta all'omicida non e' quella della gelosia, che anzi "e' stata considerata motivo di aggravamento, in quanto integra l'aggravante dell'aver agito per motivi abietti o futili", ma "le infelici esperienze pregresse di vita affettiva dell'imputato, che in passato avevano comportato anche la necessita' di cure psichiatriche e che avevano amplificato il suo timore di abbandono".

In ogni caso, dalla Rete delle donne spiegano di volersi "opporre con forza a una cultura sociale, politica e giuridica che giustifica la violenza maschile sulle donne e di genere in nome delle passioni e del 'troppo amore'", ricordando tra l'altro che nel 2018 "e' stata uccisa una donna ogni 72 ore, e nel 70% dei casi si e' trattato di femminicidi di coppia".

Da qui la decisione di convocare il presidio, promosso anche da realta' del mondo politico e dell'associazionismo come Arci Bologna, Arcigay Il Cassero, Casa delle donne, Coalizione civica e Conferenza delle donne del Partito democratico di Bologna e dell'Emilia-Romagna, per protestare contro la sentenza, per sostenere la Procura generale bolognese, che ha deciso di ricorrere in Cassazione, e per dire che "continueremo a mobilitarci fino a quando la Cassazione stessa non cambiera' il suo indirizzo del 2016, in base al quale 'gli stati emotivi e passionali possono rilevare ai fini dell'applicazione delle attenuanti generiche". 

(Dire) 
 

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