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Conflitto Russia-Ucraina

Olga in fuga da Kiev con la figlioletta: "Scappati di fretta, senza green pass, un'odissea"

Il racconto dell'amica Olly, che ha organizzato il viaggio da Bologna per permettere ad una mamma e alla sua bimba di mettersi in salvo dalla guerra

Olly è una ragazza di 24 anni. E' originaria di una cittadina vicina a Leopoli, in Ucraina, anche se ormai da tempo vive a Bologna, dove lavora da quattro anni come badante per una persona disabile: "Quello che è accaduto la scorsa notte è sconvolgente e sono ancora in uno stato di agitazione, con il senso di colpa per non essere riuscita ad aiutare come volevo la mia amica fuggita dai bombardamenti insieme alla figlia". Un lungo viaggio che parte da Kiev (Kyiv, come scrivono gli ucraini) con il doloroso addio al marito e alla famiglia per garantire la salvezza almeno a quell'undicenne che nell'anno del Signore 2022 di guerre e di bombe non avrebbe dovuto neppure sentirne parlare.  

"Mi hanno chiamata per chiedermi aiuto e ho detto sì, perchè quella bambina l'ho vista crescere e perchè Olga è una mia cara amica che sta fuggendo da una situazione di pericolo reale di vita. - racconta la giovane ucraina - E' una donna di 35 anni che ha trovato il coraggio di lasciare tutto per tentare la fuga verso l'Italia: ha messo i passaporti e delle coperte in un sacco e una volta raggiunta la Polonia è riuscita a salire su un pullman diretto qui. O meglio, sarebbe dovuta arrivare a Bologna (pagando un biglietto di 150 euro che poi, in un modo o nell'altro, è raddoppiato) ma alla fine l'hanno letteralmente scaricata a Ferrara nella serata di ieri. Grazie a un prete ucraino che si è offerto di aiutarci, Olga è finalmente giunta a destinazione, da me. Era mezzanotte". 

 I primi profughi ucraini arrivati a San Lazzaro  - VIDEO 

Olly non potendo dar loro un tetto dove passare la notte (lei ha una stanza nella casa della donna a cui fa la badante) si è organizzata chiedendo disponibilità a uno degli hotel nei pressi del centro cittadino: "Olga mi ha detto che nella fretta di scappare non aveva pensato a prendere con sè i green-pass. Il covid, con le bombe esplose a pochi metri da casa, se lo sono tutti dimenticato. Così, ecco il primo ostacolo, che però sembrava risolto in partenza: ho spiegato tutto all'addetto dell'albergo e vista la situazione mi aveva assicurato che potevamo riservare una stanza per quelle due donne che non riposavano da due giorni. La situazione si è ribaltata una volta arrivate lì. No, senza green-pass non se ne parlava. Cadesse il mondo". Una doccia fredda per tutte e tre, ormai sfinite. Un tentativo in un altro hotel, poi di corsa alla farmacia per capire se avrebbero potuto fare dei tamponi. 

"Abbiamo incrociato una serie di persone insensibili, qualche rispostaccia che non meritavamo. Non mi pareva possibile che davanti a un'emergenza così non ci fosse un modo per dare finalmente un letto a due persone in evidente stato di sofferenza. Un po' di speranza, dopo varie peregrinazioni, in una farmacia aperta di notte, dove finalmente ci hanno assistito con il solo scopo di poter mettere Olga e la figlia nelle condizioni di essere accolte regolarmente e passare la notte al caldo. Qui sono riuscite a fare un tampone rapido il cui esito negativo ha permesso loro di accedere alla struttura". Una notte infinita fra spostamenti in taxi e telefonate. 

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"Alla fine tre ore di sonno sono riuscita a fargliele avere, ma è stata una grande fatica fra richieste. Mi chiedo, seppure sia giusto rispettare le regole, se di fronte a persone che hanno negli occhi ancora la luce delle bombe non ci sia una soluzione più semplice o semplicemente una maggiore umanità. Certo è che il calore degli italiani (e dei Bolognesi) noi lo sentiamo e sappiamo che sostenete il nostro popolo". 

Ma dove sono adesso Olga e sua figlia? "Sono su un treno per Sanremo. Di nuovo in viaggio poverine. D'altronde qui non avrei avuto modo di ospitarle, mentre in Liguria abbiamo delle persone che per un po' possono farlo".  

Il video di Kiev bombardata  

FOTO E VIDEO KYEV DI OLGA

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