Omelia di fine anno, cardinale Caffarra: "Bologna a rischio, messa in discussione la pace sociale"

Da San Petronio il cardinale Carlo Caffarra lancia un allarme rosso per la città: "Nonostante il lodevole impegno di molti, degrado che ha deturpato l'incomparabile bellezza della città, al di sotto dei limiti della decenza"

Una citta' "sempre piu' disgregata" e pericolosamente in bilico, a un passo dal perdere la sua pace sociale se non si ridanno lavoro e casa a chi non li ha piu'; e se non rida' valore alla famiglia (tradizionale). Nell'omelia per il Te deum di fine anno in S.Petronio, il Cardinal Carlo Caffarra lancia piu' di un allarme rosso: chiede a Bologna di guardarsi allo specchio e riconoscere che "esiste ormai una grave mancanza di riconoscimento delle pubbliche istituzioni, un grave deficit di identificazione del proprio vivere associato con esse. Un fatto pubblico recente lo ha inequivocabilmente testificato".

Non si spinge oltre, tuttavia e' evidente che l'eco del flop dell'affluenza alle elezioni regionali si sente ancora. Ma soprattutto, ammonisce l'arcivescovo, a Bologna "esiste il rischio che venga messa in questione la pace sociale, frutto prezioso dell'amicizia civile, primo tessuto connettivo della societa'. Vi assicuro: sta prendendo dimora nella nostra citta' un diffuso malessere, sempre piu' pervasivo. La Chiesa ha buoni 'organi sensoriali' al riguardo". E per rimarcare il concetto il Cardinale parla di "un malessere che sta -e non poteva essere diversamente- fruttando violenze, prepotenze inammissibili".

Per Caffarra "il segno piu' evidente di questa citta' sempre piu' inquieta e disgregata e' ancora, nonostante il lodevole impegno di molti, quel degrado che ne ha deturpato l'incomparabile bellezza, al di sotto dei limiti della decenza". Eppure non tutto e' perduto: "In questa sera in cui tutto ci parla di fine, la parola di Dio ci ricorda che ogni nascita, ogni persona e' capace di garantire un nuovo inizio" e il ricordo dell'"inizio gioioso e liberante del bambino nato da Maria", che "ha in se' la forza di rinnovare ogni cosa", dice che "anche noi abbiamo la capacita' di 'rinascere'; anche la nostra citta'".

Tuttavia, avverte Caffarra, "il modo sbagliato per 'rinascere' sarebbe l'accusa reciproca o lo scarico di responsabilita'. Queste terapie peggiorano il male, perche' fanno crescere la divisione". La rinascita della citta' "puo' aversi solo da una presa di coscienza profonda delle proprie responsabilita'. Un vero e proprio esame di coscienza".

E questo, "lo deve fare la Chiesa che e' in Bologna, e in primo luogo io stesso, il vescovo". Ma "lo deve fare ognuno che abbia responsabilita' pubbliche. E chiedersi semplicemente: 'ma io, nel mio operato, metto veramente al primo posto il bene comune o qualcosa d'altro?' E' vero che il modo di perseguire il bene comune e' diverso a seconda delle responsabilita' pubbliche di ciascuno. Tuttavia alcune esigenze sono affidate a tutti". Caffarra ne evidenzia due.

"La prima: perseguire il bene comune significa mettere i poveri al primo posto. Per i poveri intendo coloro che sono privi dei due beni umani fondamentali: il lavoro e la casa". La seconda: "perseguire il bene comune significa tutelare e promuovere il luogo dove si impara l'alfabeto della comunita' interpersonale, cioe' la famiglia. Essa e' la pietra angolare dell'edificio sociale. Non e' con registri e leggi che si puo' sostituire questa funzione". Caffarra insiste sul punto: "La societa' e' a immagine della famiglia. Se la societa' in cui viviamo e' disgregata, incapace come e' di creare legami che non siano precari, e' perche' la famiglia si va sempre piu' indebolendo nelle sue relazioni costitutive". E' dunque "grave", sottolinea, la "responsabilita' di chi difende, sostiene e promuove stili di vita o forme di convivenza che precisamente oscurano, nella coscienza sociale, l'identita' forte della famiglia".

Bologna pero', "questa sera, ha tuttavia anche il dovere di ringraziare il Signore, e lodarlo" edeve farlo, secondo Caffarra "per l'eroismo quotidiano di chi nonostante tutto non si stanca di agire bene", per "il coraggio degli sposi che donano la vita, facendo un grande atto di speranza nel futuro", per "la pazienza dei poveri, che vincono la tentazione di ricorrere alla violenza", per "coloro che si mettono al loro servizio, diffondendo nella nostra citta' fraternita' e solidarieta'". E infine, conclude Caffarra, "per chi lungo i secoli ha reso grande nella giustizia, nella liberta', nella scienza la nostra citta'. E per tutti coloro che partendo da questa Basilica, questa sera avranno nel cuore il desiderio di farla risorgere".

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