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Cronaca

San Petronio, Zuppi: "Accoglienza non è aprire al pericolo, ma alla vita"

Il cardinale nel corso dell'omelia: "Aiutiamoci gli uni con gli altri, come i portici che si sorreggono a vicenda"

Ha parlato di accoglienza, spiegandone l'importanza e il valore: il cardinale Matteo Zuppi, nel corso dell'omelia per San Petronio, ha puntato l'attenzione soprattutto sul significato di questo termine, passando poi ai problemi e alle sofferenze vissute 'sotto i portici'.

"L’anno scorso parlai della bonomia - ha spiegato Zuppi -  caratteristica attribuita alla nostra città, che la definisce nel profondo, ma che dobbiamo difendere dal rancore, dall’istinto della paura che fa cercare un nemico, dal non chiedere mai scusa, dal parlarsi addosso che annulla il dialogo, dall’enfatizzare i problemi invece di risolverli. Quest’anno vorrei chiedere l’accoglienza. Chi accoglie sarà accolto. E accoglienza non è preparare una stanza e magari poi il conto, ma aprirsi alla vita, perché chi accoglie trova vita". 

E ancora: "L’accoglienza ci permette di scoprire il Signore. L’altro diventa il mio prossimo se io lo tratto come tale anche quando ancora non lo è e l’accoglienza è l’inizio di questa scoperta. Altrimenti l’altro mi appare, facilmente, un nemico. Accoglienza non è affatto aprire al pericolo, ma alla vita. Chi accoglie la vita dal suo inizio al suo compimento, trova la sua vita e prepara il suo futuro. San Petronio, che tiene tra le mani tutta la città, ci ricorda che tutti sono da amare, senza distinzioni e preferenze, anzi iniziando dagli ultimi".

Poi il passaggio sulla città di Bologna: "Nella nostra città dei portici si nascondono tante sofferenze   - ha sottolineato il cardinale -  Penso ad esempio a chi è colpito da malattie degenerative e ai suoi familiari, a chi è schiavo di dipendenze, dalla droga alla pornografia alla malattia psichiatrica che è in aumento specialmente tra i giovani. A chi, profugo, è lasciato orfano perché non adottato da cuori buoni e rimane in un limbo deludente e pericoloso per tutti. Aiutiamoci gli uni con gli altri - ha concluso  - come i portici che si sorreggono a vicenda. L’accoglienza inizia da un cuore che ama più della sua paura".

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