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Cronaca

Omicidio al veleno, la mamma di Asoli: "Lui 'era' mio figlio. Ora testimonio il mio inferno a chi non ce la fa"

INTERVISTA | Parla Monica, la mamma del 20enne accusato di aver avvelenato il patrigno e di aver tentato di uccidere anche lei. Il racconto shock di quella terribile notte, ma soprattutto di come si vive dopo una tragedia del genere e l'importanza di non essere lasciati soli

"Ho pensato di farla finita, ma oggi mi impegno a testimoniare, a dare un abbraccio a persone che non ce la fanno, è uno dei motivi per cui sono viva. Ho conosciuto tante famiglie con situazioni terribili". E' la "nuova vita" di Monica Marchioni, mamma di Alessandro Leon Asoli, il ragazzo condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per aver avvelenato e ammazzato il patrigno e di aver tentato di uccidere la madre. 

Da ieri si conoscono anche le motivazioni della sentenza che definisce il ragazzo "lucido manipolatore", capace quindi di mettere a punto un piano terribile: "Non sono quelle che attendevamo, sappiamo il motivo reale del suo gesto, con tanto di testimonianze al processo, era il suo desiderio di ereditare, ero la mamma di quel ragazzo, lo so benissimo" ha detto Monica a Bologna Today. 

Difficile calarsi nell'esistenza di una donna che ha perso il marito e che ha rischiato di fare la stessa fine per mano del figlio. 

Come sta oggi Monica?

"Provo un dolore devastante. Fino a qualche tempo fa ero imbambolata dai farmaci, vivevo male, ma ero anestetizzata. Da un paio di mesi ho cambiato la cura, sono seguita, sono più lucida. La mia vita? Sgretolata. Un figlio che fa una cosa del genere ed è in carcere, e spero sempre che non gli capitino brutte cose, mio marito è morto, mia suocera e mia mamma a pezzi, non ho più niente. Un inferno, ho un solo figlio e non mi è rimasto niente. Non lavoro, ho lavorato per tanti anni in teatro e ho lasciato quando è nato mio figlio, per occuparmi di lui". 

C'erano state avvisaglie? Alessandro era cambiato? 

"Non era stato mai irrispettoso, ma era cambiato negli ultimi mesi, certo non era immaginabile, aveva poca voglia di studiare o di lavorare ed era più arrogante, un atteggiamento un po' anomalo".

Quindi intemperanze che non lasciavano presagire nulla ...

"Era sempre stato un adolescente come tutti, ma, ci tengo a dirlo, non era trascurato e leggerlo su qualche giornale per me è aberrante. Eravamo molto vicini a lui proprio perché vedevamo che era cambiato, sono stati mesi difficili per noi, gli stavamo dietro, ma non sapeva cosa voleva. Non ci sopportava più perché 'gli stavamo molto addosso', eravamo apprensivi, ora i ragazzi sono indomiti.

Ha cercato di spaventarci, di condizionarci con un po' di pressione psicologica, mio marito era preoccupato per me perchè stavo molto male, gli ultimi mesi sono stati complessi. 

E' vero, la famiglia influisce, ma si nasce con il proprio carattere, forse lo abbiamo protetto troppo? Suo padre insisteva sul fatto che doveva imparare a cavarsela, ad arrangiarsi, perchè non aveva voglia di lavorare nè di aver lo 'sbatto', diceva, di andare all’università. Io non ci riuscivo, ma niente è servito a niente, quando abbiamo detto basta, devi scegliere, lui si è visto al muro e secondo me è lì che ha iniziato a cambiare". 

La pena comminata è quanto si attendeva? Lo ha visto ultimamente? 

"La pm aveva chiesto l'ergastolo, deve pagare. Io non vado a trovarlo in carcere perchè non si è ancora pentito. Lui 'era' mio figlio, quindi non so se e quando lo perdonerò, certo non posso dire mai, ma non ha chiesto scusa neanche alla nonna, neanche due righe... Ovvio non lo odio, come potrei, non voglio che nessuno gli faccia male, ma ha fatto una cosa terribile, ha rovinato non solo la nostra vita, ha ucciso mio marito, l'uomo che gli faceva da padre, e ha tentato di uccidere me". 

Dopo la tragica cena, cosa è accaduto?

"Anche io sono stata avvelenata,  mi ha pure aggredita, picchiata e soffocata con il cuscino senza fermarsi, neanche quando lo supplicavo. I suoi occhi... Non era drogato, gli hanno fatto gli esami e non era neanche matto, io non credo fosse lui... Non sono mai stata una fanatica, ma non è possibile che un ragazzo che è vissuto in una famiglia per bene, con i problemi di tutte le famiglie, si informi sulle sostanze venefiche, perchè erano mesi che lo faceva, proprio il periodo in cui lo abbiamo visto trasformato. Chissà se tonerà mio figlio, per ora è un involucro...". 

Quindi una famiglia come tante...

"Se prendo le nostre foto di prima, non quelle attuali, con gli occhi incattiviti... Non lo avresti mai immaginato, eravamo sereni, abbiamo viaggiato, siamo andati a New York, quindi neanche la difficoltà economica, in famiglia stavamo bene. Le persone a noi vicine sono tutte basite...

Si pensa sempre che queste cose accadono in famiglie disagiate, non è così. Sono andata indietro negli anni, le cronache riguardano le famiglie benestanti, del centro-nord, per bene, pensi al delitto di Novi Ligure, a Benno Neumair, a Pietro Maso...

Chi le sta vicino? 

"Quando è successo ho perso tutte le persone che credevo care, mi sono rimasti due amici di vecchia data, in compenso ho nuove amicizie, sono seguita da una psicoterapeuta e faccio parte di una associazione UNAVI - Unione Nazionale Vittime. 

Stiamo andando in giro con mostre itineranti di dipinti che rappresentano gli omicidi, è importante perchè molti non sanno a chi rivolgersi. Vorrei che Bologna e il Comune ci accogliesse, è molto importante per chi è solo come me e per le vittime. Mi creda, i primi mesi ho provato vergogna e questa associazione porta a tutti quelli che sono soli l'abbraccio. 

Non sono madre Teresa di Calcutta, la mia vita di prima è morta, ma sto nascendo a una nuova vita, diversa, mi devo ricostruire. Questo mio inferno lo testimonio a persone che non ce la fanno, forse è uno dei motivi per cui sono viva". 

Come vive ora la sua vita?

"Non trovavo nessun motivo per stare al mondo, ho pensato spesso di andare in stazione e... La mia psicoterapeuta mi dice che forse sono rimasta al mondo per una ragione, ragione che ho trovato avvicinandomi agli altri, andando a trovare le persone che hanno vissuto le tragedie, per condividere, do ut des, tu dai, loro ti danno".

VIDEO | Omicidio al veleno, il racconto shock 

La ricostruzione di quella tragica serata  

Nel loro appartamento di Ceretolo, il 15 aprile 2021, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il ragazzo servì alla madre e al patrigno un piatto di pennette avvelenate, preparate da lui. Il patrigno mangiò tutto e si sentì male subito, poco dopo morì. La madre invece ne mangiò solo qualche forchettata. Quando vide il marito agonizzante cercò di soccorrerlo, ma venne trattenuta dal figlio che - come ha poi raccontato in tribunale - l'avrebbe aggredita fino  a tentare di soffocarla. Non riuscendoci si sarebbe lasciato andare in frasi come "perchè non muori". Fortunatamente la donna riuscì a divincolarsi e scappare sul pianerottolo, chiedendo aiuto ai vicini e facendo così scattare l'allerta. Soccorsa in gravi condizioni, è stata ricoverata un mese in ospedale.

L'Unione Nazionale Vittime - UNAVI

Nasce "dall’incontro tra dolore e generosità: il dolore di chi direttamente o indirettamente sia vittima di un comportamento doloso o colposo e la generosità di chi non voglia voltare la faccia" si legge sul sito dell'associazione che, come ci ha raccontato Monica, ha organizzato la mostra “SUI PASSI DELLA
VIOLENZA”, un progetto itinerante, artistico e di comunicazione. "14 opere  tante quante sono le stazioni della Via Crucis perché scopo dell'evento è sensibilizzare la società sul tema della sofferenza delle vittime di violenza e dei loro familiari, 14 opere che rappresenteranno 14 drammi della violenza", cercando quindi di dare un contributo alla prevenzione del fenomeno. 

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