Cronaca

Omicidio Emma Pezemo, Unibo consegna la laurea alla memoria

La studentessa 31enne fu uccisa e gettata a pezzi dentro un cassonetto per mano del suo compagno. Ora l'Alma Mater le conferisce il titolo post-mortem

Si è svolta stamattina, nell’Aula Poeti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Alma Mater, la cerimonia di conferimento della laurea alla memoria ad Emma Pezemo, la 31enne cittadina camerunense uccisa e gettata a pezzi dentro un cassonetto dal suo compagno, Jacques Honorè Ngouenet, 43 anni, poi suicida poche ore dopo.

Erano presenti il Rettore Francesco Ubertini, la Prorettrice agli Studenti Elena Trombini, la Prorettrice alle Risorse umane Chiara Elefante, l’Assessora alla Scuola, Università, Ricerca, Agenda digitale della Regione Emilia Romagna Paola Salomoni, la Direttrice del Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia Claudia Golino, la Coordinatrice del corso di Laurea magistrale in Sociologia e Servizio Sociale Paola Parmiggiani, la Presidente del CUG Benedetta Siboni, la Presidente del Consiglio Studentesco Anna Zanoli e alcune amiche di Emma.

Una cerimonia che, a distanza di qualche mese dall’intitolazione di un’aula a Emma, negli spazi del Dipartimento di Sociologia in cui la ragazza studiava Sociologia e Servizio Sociale, ribadisce con ancora più forza l’impegno dell’Ateneo per la memoria, che si traduce in un patto preciso con quanti sono parte della comunità Alma Mater e anche con quanti guardano all’istituzione cercandovi un esempio, una traiettoria etica e morale oltre che educativa.

Una laurea alla memoria per Emma. Così piangiamo la donna che è stata e quella che aveva il diritto di diventare

“Quando solo qualche anno fa abbiamo introdotto ed esteso il senso della laurea alla memoria anche a casi di studenti e studentesse cui non necessariamente mancava solo la discussione della tesi, - ha affermato il Rettore Francesco Ubertini - lo abbiamo fatto per cercare almeno di lenire il dolore di quanti rimangono e sono costretti a vivere nell’assenza e nell’impossibilità di accettarla. Nel caso di Emma, a questo scopo, che pure speriamo possa essere raggiunto (penso qui soprattutto alla mamma, ai famigliari, alle amiche e amici), si aggiunge la volontà e la percepita necessità di legare la nostra memoria a un impegno preciso, perché se è vero che dimenticando il passato ci si costringe a riviverlo, è anche vero che ricordando si può cercare di sovvertire un ordine e imboccare la strada del cambiamento. Nel nome di Emma, tra le righe del suo diploma di laurea, scriviamo il nostro NO deciso a quell’ignoranza che è sempre alla base della violenza di genere, perché l’Università è nata ed esiste proprio per superarla e perseguire la bellezza della coscienza, della conoscenza”.

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