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Omicidio Chiarini, l'assassino confessa: 'Mi ha puntato un coltello'

E' passato più un anno dall'omicidio dell'imprenditore Lanfranco Chiarini, trovato morto nella sua casa di Castel San Pietro, e solo ieri ha dato la sua versione dei fatti

E' passato più un anno dall'omicidio di Lanfranco Chiarini, trovato morto nella sua casa a Palesio di Castel San Pietro, e solo ieri Desmond Newthing ha dato la sua versione dei fatti davanti al giudice

Anche se non vi erano dubbi ha ammesso di averlo ucciso durante un litigio, perchè la vittima gli avrebbe puntato un coltello. Newthing ha scelto il rito abbreviato, mentre la figlia dell’imprenditore ucciso si è costituita parte civile. 

LE ACCUSE. Desmond Newthing, nigeriano 26 anni, richiedente asilo nigeriano, deve rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi e dalla brutalità, di rapina (aveva portato via un miligaio di euro), incendio e tentata distruzione di cadavere. 

I FATTI. Lanfranco Chiarini, titolare di un colorificio a Castenaso, il 4 gennaio era stato trovato senza vita nella sua abitazione di Castel San Pietro, sulle colline tra Ozzano e Castel San Pietro. Giaceva in camera da letto e semi-nudo, ad ucciderlo almeno 25 coltellate. La tragica scoperta, quando sul posto erano arrivati  i Vigili del Fuoco per un principio di incendio. Infatti il giovane avrebbe cercato di distruggere le tracce appiccando il fuoco con un accendino. Dal parcheggio mancava anche la sua auto, una Skoda Octavia grigia, trovata a pochi chilometri dal luogo del delitto, con le chiavi inserite. 

Chiarini non poteva non conoscere il suo assassino, tant'è che porte e finestre non presentavano segni di effrazione. 

Il nigeriano fu catturato una decina di giorni dopo, grazie anche alle immagini delle telecamere di sorveglianza, all'incrocio con i tabulati telefonici e agganci delle celle. I Carabinieri arrivarono dunque al richiedente asilo ospite di una struttura, in Italia dal 2015 e regolare sul territorio italiano con un permesso per motivi umanitari. 

"Un delitto efferato e di impeto", lo aveva definito il comandante provinciale dei Carabinieri "i due avevano avuto un rapporto intimo e per motivi ancora da chiarire è cominciata una collutazione con esito mortale". 

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