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Cronaca Gaggio Montano

Omicidio di Natalia Chinni a Gaggio Montano: indagato il cugino e anche la moglie

Fine indagini preliminari. Dell'omicidio è accusato Fabio Ferrari, cugino della vittima. Nel registro degli indagati anche la moglie

Non solo il cugino della vittima, Fabio Ferrari, ma anche la moglie, Loredana Bicocchi, tra gli indagati per l’omicidio di Natalia Chinni, la 72enne  trovata morta in una frazione di Gaggio Montano, il 29 ottobre scorso.

La coppia compare nell'avviso di fine indagini premininari della procura di Bologna, a firma del procuratore capo Giuseppe Amato e del pm Antonio Gustapane. Mentre il marito è accusato dell'omicidio "per futili motivi", la donna è accusata di detenzione illegale delle munizioni e del fucile calibro 12 che non è stato trovato e che sarebbe stato utilizzato per sparare a Natalia Chinni, movente che sarebbe riconducibile a dissidi di vicinato, visto che le abitazioni sono attigue. 

La ricostruzione dei carabinieri

Secondo le riicostruzioni dei carabinieri, dopo essere stata colpita, la vittima si era trascinata fino alla sua auto, aveva preso il telefono ed era rientrata in casa, dove era deceduta per emorragia e trovata poi cadavere dal figlio, in serata. La morte della donna, come conferma l'autopsia, sarebbe avvenuta tra le 9.20 e le 10.30 del mattino.  

Il cugino e coetaneo Fabio Ferrari, accusato dell'omicidio, era stato rintracciato a Rimini, nella casa al mare, e ristretto agli arresti domiciliari. Dovrà rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi e detenzione illegale di armi. 

Natalia Chinni sarebbe stata colpita all'addome e alle gambe mentre era inginocchiata e stava riparando una recinzione . Oltre all'analisi dei tabulati telefonici della vittima, di  Ferrari e della moglie, fondamentali sarebbero state le testimonianze dei vicini e dei conoscenti e l'analisi del sistema di videosorveglianza delle vicine serre, che hanno registrato anche i suoni e i rumori, e quindi anche lo sparo di quella tragica mattina, quando cioè l'attività venatoria era sospesa.

Ferrari agli inquirenti avrebbe dichiarato di essere stato fuori casa per tutta la giornata. Dalle 8 alle 10, proprio quando sarebbe avvenuta la morte di Natalia, aveva detto di essere stato in un bar di una frazione di Gaggio Montano, mentre le celle telefoniche lo collocano nel bosco, a pochi metri da  casa sua e da quella della vittima. 

Omicidio di Natalia Chinni, arrestato il cugino: "La vittima lo temeva" | VIDEO

La passione per le armi

"Una smodata passione per la caccia", aveva raccontato ai cronisti dal colonnello Rodolfo Santovito che guida il comando provinciale di Bologna. Infatti, pistola, munizioni e una carabina, non denunciati, oltre a pelli e carcasse di animali sono stati trovati nell'abitazione di Ferrari, ma non l'arma del delitto: un fucile calibro 12, probabilmente appartenuto al padre defunto e mai riconsegnato o dichiarato, come regola impone. Un fodero compatibile è stato trovato nella sua auto.

L'analisi delle celle telefoniche avevano collocato Ferrari e la moglie su un ponte sul Reno, dove in seguito vennero ritrovate alcune cartucce. Inoltre, sempre all'interno della loro abitazione, è stato rinvenuto un sacco di mais dello stesso tipo presente sul vialetto adiacente alle abitazioni che sarebbe stato utilizzato per attirare i cinghiali. 

Durante il lockdown, a marzo del 2020, i carabinieri di Castel D'Aiano avevano controllato Ferrari e a bordo dell'auto era stata trovata un'arma carica in un giorno di silenzio venatorio, quindi la segnalazione in prefettura e il ritiro per detenzione illegale. Tutti questi elementi, confermati anche dai testimoni, fanno presupporre che si dedicasse alla caccia di frodo. 

(Foto archivio)

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