Pensionato ucciso in casa dopo rapina, due arresti per omicidio a San Pietro in Casale

A incastrare i sospettati video e Dna. Sesto Grilli vene ucciso nel marzo scorso dopo una rapina in abitazione nel pesarese

D.L., 34 anni e M.C., 28 anni, cittadini italiani originari della Calabria ed entrambi con dimora a San Pietro in Casale, impiegati come operai in un’azienda di facchinaggio dell’Interporto di Castel Maggiore (BO), sono stati arrestati dai carabinieri di Pesaro, nell'ambito delle indagini per l'omicidio del pensionato 74enn, Sesto Grilli, al culmine di una rapina in abitazione nelle campagne pesaresi.

I due sono finiti in manette all'alba del primo maggio. Arriva così a una svolta un caso che per settimane ha tenuto tutta al provincia pesarese sconvolta per l'efferatezza del delitto. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Pesaro, dr. Francesco Messina su richiesta del S. Procuratore della locale Procura della Repubblica dr.ssa Maria Letizia Fucci, e ha portato all'arresto anche di altri due soggetti.

Il 74enne pensionato venne rinvenuto cadavere, imbavagliato e legato ad una sedia, nel soggiorno della sua casa di San Lorenzo in Campo (PU) da un vicino di casa la notte del 17 marzo scorso. Ai Carabinieri, e poi al magistrato e al medico legale, la scena del crimine si è rivelata particolarmente violenta: Sesto Grilli giaceva a terra riverso su un fianco, bloccato a una sedia con del nastro telato che gli avvolgeva mani, torace e viso, presentava una vistosa ferita alla testa che aveva provocato una copiosa fuoriuscita di sangue.

Le indagini dei Carabinieri, grazie anche alle preziose testimonianze di persone che lo avevano conosciuto, ricostruivano le abitudini di vita della vittima e il giro di amicizie e conoscenze. Emergeva che Grilli aveva contatti con tantissime persone, di diversa estrazione sociale, e che era solito concedere dei prestiti, a suo carico infatti pendevano alcuni precedenti per il reato di usura. 

Aveva la passione per la campagna, per l’allevamento di animali da cortile e per la “morra”; in questo antico gioco tra l’altro era assai abile tanto che con un compaesano erano soliti vincere i tornei organizzati in tutte le Marche. Confrontando queste risultanze con i tabulati del traffico telefonico della vittima, si individuava un uomo di origini calabresi già residente a Pesaro e a Fano e da qui il figlio, N.L., uno degli arrestati, rimasto a vivere a Pesaro dopo che il padre aveva fatto rientro nella terra natia. Partendo da lui erano stati individuati tutti i complici.

Quindi sui quattro si concentravano le indagini dei Carabinieri, che coinvolgevano anche i comandi dell'Arma delle province di Bologna, dove vivevano due degli arrestati, e di Crotone, ove intanto si era trasferito uno di questi. Grazie ad alcuni escamotage si acquisivano i campioni biologici di ognuno di loro, dai quali il R.I.S. dei carabinieri di Roma estrapolava i profili genetici per il confronto con i reperti individuati sulla scena del delitto. E infatti due profili genetici ignoti corrispondevano con quelli di due dei quattro arrestati. Nei prossimi giorni verranno effettuati gli interrogatori di garanzia nonché svolti ulteriori accertamenti al fine di chiarire le singole posizioni e la dinamica di quanto avvenuto.

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