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Uccise per 'tempesta emotiva', la Procura generale: 'Furono gelosia e alcol'

Ricorso contro la sentenza che ha ridotto da 30 a 16 anni la pena per l'uomo che uccise la compagna

Uccise la compagna per tempesta emotiva. La Procura generale ha fatto ricorso contro la sentenza della Corte di assise di appello di Bologna che ha ridotto, da 30 a 16 anni, la pena per l'omicida, reo confesso, di Olga Matei.

"La tempesta emotiva e passionale altro non è se non la proiezione immediata della gelosia, al massimo grado, che ha scatenato il gesto omicida" secondo la Procura che chiede alla Cassazione di annullare la sentenza anche perchè, dicono le carte, si tratta di perdita di controllo che riconduce piuttosto ai "fumi dell'alcol" che, come avrebbe ammesso lo stesso Castaldo "gli fanno perdere la ragione".

Secondo il sostituto procuratore generale Paolo Giovagnoli e l'avvocato generale Alberto Candi, che hanno firmato il ricorso, le esperienze di vita dell'omicida, anche queste ritenute un'attenuante "non stanno al di fuori delle
normali negative esperienze di vita che ciascun essere umano si trova a affrontare", quindi l'applicazione "non dovuta e erronea" delle attenuanti generiche per la tempesta emotiva e passionale ha aperto una "strada impropria e
altrettanto erronea" a un risultato che, sul piano della seminfermità mentale, non si sarebbe potuto raggiungere, visto
il giudizio di piena capacità di intendere formulato nella perizia psichiatrica". 

Qualche giorno dopo la sentenza, l'uomo ha tentato il suicidio in carcere, ingerendo dei farmaci.

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