Ripetitori e onde dei cellulari, lo studio del Ramazzini: "Tumori rari nelle cellule nervose"

Dopo i risultati del National Toxicology Program fatto in USA, tumori rari delle cellule nervose sono stati osservati anche nello studio dell’Istituto Ramazzini: "E' possibile proteggersi adottando alcune precauzioni"

La ricercatrice Fabiana Manservisi

La ricercatrice Fabiana Manservisi racconta i risultati dello studio sperimentale dell'Istituto Ramazzini sugli effetti delle onde elettromagnetiche e radio-frequenze, in particolare delle bande 2G e 3G, che non scompariranno con l'avvento del 5G (ancora un campo inesplorato) ma che ad esso si sommeranno: "Gli organi bersaglio sono il cervello e il cuore, questo studio, che abbiamo associato a quello del National Toxicology Program americano, probabilmente farà rivalutare all'AIRC gli effetti cancerogeni delle radio-frequenze". 

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La ricerca ha studiato l’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza (RFR) prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile e oggi il team di ricerca dell’Istituto Ramazzini rende noti i risultati della ricerca, la più grande mai realizzata su radiazioni a radiofrequenza (RFR), intitolata “Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz”. 

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Il Ramazzini ha studiato esposizioni alle radiofrequenze 1000 volte inferiori a quelle dello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA) e ha riscontrato gli stessi tipi di tumori. Lo studio, come spiega Fabiana Manservisi è stato condotto su 2.448 ratti: "Sono stati esposti a radiazioni GSM da 1.8 GHz (quelle delle antenne della telefonia mobile) per 19 ore al giorno, dalla vita prenatale (cioè durante la gravidanza delle loro madri) fino alla morte spontanea (tre anni circa). Lo studio comprende dosi simili a quelle che ritroviamo nel nostro ambiente di vita e di lavoro di 5, 25 e 50 V/m: questi livelli sono stati studiati per mimare l’esposizione umana full-body generata da ripetitori, e sono molto più basse rispetto a quelle usate nello studio dell’NTP americano".

I ricercatori dell’Istituto Ramazzini in sostanza hanno riscontrato aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi italiani hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: l’ iperplasia delle cellule di Schwann sia nei ratti maschi che femmine e gliomi maligni (tumori del cervello) nei ratti femmine alla dose più elevata. Tutti i livelli di esposizione usati in questo studio sono inferiori al limite statunitense FCC per la massima esposizione concessa per la popolazione. In altre parole, se un ripetitore emette questa quantità di radiazioni, è considerato conforme rispetto a tutti i regolamenti e alla legislazione degli Stati Uniti.

Come proteggersi dalle onde dei cellulari? "Intanto cercare di tenere il telefonino lontano dalle zone sensibili del corpo - spiega ancora la ricercatrice del Ramazzini -  ovvero dall'apparato riproduttore (non tenerlo in tasca!) e il cuore per esempio perchè sono organi target. La testa andrebbe tenuta lontana dal cellulare almeno di 20/30 cm ed è quindi consigliato l'uso degli auricolari o del viva voce. Altro strumento di precauzione, spegnere o mettere in modalità aereo lo smartphone il più possibile e anche di notte visto che la connessione dei dati aumenta l'esposizione. Da mamma dico che il telefonino in modalità baby-sitter non è sano, niente fino ai 12 anni". 

L’Istituto Ramazzini è una cooperativa sociale onlus fondata nel 1987 dal professor Cesare Maltoni, pioniere e luminare dell’oncologia e impegnata nella ricerca e nella prevenzione del cancro. All’istituto fa capo il Centro di Ricerca sul Cancro "Cesare Maltoni", che ha sede nel Castello di Bentivoglio (Bo) e dove vengono analizzati i rischi cancerogeni e la tossicità di
numerose sostanze, fornendo le basi scientifiche per la normativa nazionale e internazionale. Le attività di prevenzione vengono invece svolte nei due Poliambulatori dell'Istituto Ramazzini, a Bologna e a Ozzano dell’Emilia. 

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