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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

La morte di Yaya (al lavoro da soli 3 giorni) e il problema sicurezza: "Garantire preparazione sulle mansioni"

All'indice le modalità lavorative nel comparto dopo la tragedia all'Interporto. Si apre imperante il tema della formazione e più in generale della sicurezza sui luoghi di lavoro. Il segretario Cgil sottolinea come a "ncidere negativamente sia anche l'uso massiccio di decentramento e subappalti"

La notizia della morte del giovane operaio all'Interporto di Bologna, Yaya Yafa, originario della Guinea Bissau, ci ha lasciato senza parole la città. I sindacati si sono mobilitati approntando un immediato sciopero all'Interporto per denunciare le condizioni di lavoro nel comparto della logistica. La politica locale chiede chiarezza e il sindaco ha convocato un incontro urgente per far luce sulla situazione.

Nell'attesa di capire dove porteranno le denunce e i proclami, che puntualmente si levano difronte a simili tragedie, resta la vita di un 22enne spezzata. Mentre era al lavoro. Un impiego avviato solo 3 giorni prima per 7 euro l'ora, come hanno raccontato i sindacati.  Si stava occupando delle operazioni di carico e scarico. Manovre che possono essere pericolose e delicate.  Come hanno sottolineato ancora i sindacalisti.  

Segretario generale CGIL punta il faro su formazione e appalti

Sulla terribile tragedia dell'Interporto interviene il Segretario generale CGIL di Bologna, Maurizio Lunghi, che pone in luce la tematica della sicurezza sul luogo di lavoro: "L'ennesimo infortunio mortale - sottolinea Lunghi - ci pone di fronte ogni giorno alla drammatica situazione del livello di  sicurezza sul lavoro che attraversa ogni singolo settore produttivo. Da tempo come CGIL, CISL,UIL riteniamo necessario che si investa sulla sicurezza partendo dalle scuole, occorre fare Cultura della Sicurezza preventiva all'ingresso nei luoghi di lavoro. Il giovane lavoratore deceduto all'Interporto dimostra quanto ce ne sia bisogno, soprattutto per garantire a tutti una preparazione sulle modalità di svolgimento delle proprie mansioni."

All'indice anche la questione appalti. "Incide negativamente l'uso massiccio del decentramento del lavoro in appalto e subappalto - rileva il sindacalista -  perché rende estremamente incerta la qualità formativa (chi controlla?) e l'addestramento/affiancamento del personale all'interno delle filiere produttive, in relazione anche alle mappature dei rischi che variano a seconda dei settori, così come le protezioni  individuali e le protezioni sulle macchine da lavoro". Lunghi ribadisce come le imprese Committenti debbano "farsi carico di questo compito verificando la qualità formativa e i livelli di conoscenza dei lavoratori che operano nelle filiere produttive, nei passaggi di appalto e subappalto questo compito non sempre è svolto nei tempi preventivi opportuni."
Per il sindacato necessario "attivare strumentazioni e verifiche sull'effettiva applicazione delle normative, rafforzare i controlli ispettivi e le sanzioni, a partire dai contenuti dell'ultimo decreto del Governo in materia."  

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Acli: "Aumento delle domande di infortunio, controlli da inasprire"

Sul nodo controlli interviene anche  Acli. “Il lavoro dovrebbe essere il luogo della realizzazione e della dignità della persona: sempre più spesso, invece, diventa luogo di morte”. Così Filippo Diaco, Presidente del Patronato Acl - raccontando - "al Patronato Acli di Bologna abbiamo visto, nell’ultimo anno, un aumento delle domande di infortunio presentate: dall’inizio del 2021 abbiamo inoltrato una settantina di pratiche, mentre,  di solito, si assestavano sulla metà, circa” osserva Diaco.

La causa? “Secondo una ricerca svolta dalle Acli nazionali, oggi, a causa della crisi del mercato, i lavoratori sono più propensi al ‘lavoro in deroga’. Soprattutto nei giovani, è molto in aumento la propensione a derogare rispetto ai diritti del lavoratore, assecondando le esigenze dei datori di lavoro, così da garantirsi il mantenimento dell’occupazione. Le deroghe riguardano gli standard normativi e contrattuali: lavorare di più, rinunciare alle ferie, essere disposti a lavorare anche nei festivi e così via, sino ad arrivare alla situazione più estrema, al completo svuotamento del rapporto di lavoro, in favore di un mero scambio tra prestazione e denaro, ovvero lavorare ‘in nero’ o in situazioni non sicure per la propria incolumità” spiega Diaco.

 “I dati a nostra disposizione e le cronache confermano che siamo di fronte a un’emergenza”, fa eco Chiara Pazzaglia, Presidente delle Acli. “Non è un caso che la maggioranza degli infortuni sul lavoro, esclusi quelli in itinere, capitino a soggetti contrattualmente deboli: giovani donne, immigrati, lavoratori precari” osserva. “Occorre intensificare i controlli: le norme ci sono, ma troppo spesso vengono eluse. A tutela della sicurezza dei lavoratori, inoltre, occorre spingere per una maggiore stabilità contrattuale di quelle figure professionali che svolgono mansioni potenzialmente pericolose” conclude Pazzaglia.

 

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