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Cronaca

"Misura esagerata", "No, basta con il rumore". Le opinioni dei bolognesi sui 'botti' di capodanno

Moltissimi bolognesi si dicono d'accordo con l'ordinanza di divieto ai petardi per le feste natalizie, ma appassionati e commercianti non ci stanno

Smog, animali, rumore, incolumità. Sono molteplici le argomentazioni con le quali i bolognesi, secondo un rapido giro di voci, si dicono d'accordo sull'ordinanza appena firmata dal sindaco Merola, che tra le atre cose, vieta lo scoppio di petardi per tutto il periodo delle feste natalizie. Qualche voce però si dissocia, e i commercianti di fuochi d'artificio si lamentano, sentendosi discriminati a scapito della vendita sottobanco.

Eppure, da un primo giro di domande l'opinione è quasi unanime. «Guardi, il mio cane il 31 di solito si faceva piccolo così» sbotta una signora intenta a rimirare le bancarelle di Santa Lucia, «hanno fatto benissimo, poveri animali». Un padre, intento a squadrare le luci di natale in vendita mette al centro la sicurezza: «Ho due bambini piccoli. Certo li capisco, ma ho paura che si mettano a giocare con i petardi inesplosi, e quindi in genere approvo il divieto». Una ragazza, a passeggio anche lei con il cane, è ancora più serafica: «Hanno fatto bene, fosse per me altro che multa! Ma si rende conto dei danni che provocano agli animali quelle 'robe' lì?». Spostandosi in periferia, zona Santa Viola, il discorso non cambia molto: un impiegato sulla quarantina, intento a comprare gli ultimi regali di natale, osserva: «Mi spieghi che senso ha far esplodere delle cose che manco fanno luce? Andiamo su, era ora che si mettessero delle regole su questo aspetto».

Per trovare qualche voce contraria bisogna spingersi nella cosiddetta 'tana del lupo', ovvero uno dei pochissimi negozi che vendono razzi e petardi al dettaglio, dove c'è un certo via vai nel tardo pomeriggio. «L'ordinanza? Beh, poteva avere senso se limitata in alcune zone del centro, ma proibire dappertutto mi sembra esagerato» esclama un ragazzo ventenne mentre esce dal negozio con alcuni bengala in mano. «Ma andiamo, è un giorno all'anno, se non lo si fa adesso, quando lo si fa» rincara il compare. A un certo punto entra una famiglia al completo: babbo, mamma, e i due figlioli. «No, non sapevamo dell'ordinanza che vieta i petardi» risponde la madre, un poco imbarazzata.

«Queste ordinanze ci penalizzano» risponde risoluto Andrea Brandolini, titolare del negozio di razzi in franchising. «Siamo in contatto frequente con prefettura e forze dell'ordine, ovviamente vendiamo solo materiale legale, informiamo i consumatori. Poi però arrivano queste ordinanze che ci puniscono, e oltretutto nell'unico periodo di vendita». Quanto alla pericolosità per le persone e la rumorosità Brandolini si sente di puntualizzare: «L'opinione diffusa è che esistano solo i 'petardoni'. Non è vero, ci sono fontane, girandole, e anche i razzi silenziosi (razzi che producono solo una scia luminosa, ndr)». Il prodotto più venduti sono i mortaretti in batteria, i classici fuochi a miccia che una volta azionati lanciano in aria una capsula che poi esplodendo crea le figure colorate.

Ad ogni modo la massima parte dei cittadini sembra concorde nell'approvare le misure restrittive. Nel post Facebook del comune con il quale si pubblicizza lo 'stop' ai botti, la sproporzione è di dieci a uno. Le uniche perplessità sono indirizzate al rispetto di queste ordinanze: "Tanto saranno in pochi quelli che, per senso civico, rispetteranno l'ordinanza. E, per chi non la rispetterà, nessun controllo e nessuna multa" è uno dei commenti polemici contro il mancato rispetto delle regole. Ma un bilancio su come andrà si potrà sapere solo dopo le feste.


 

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