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Al Rizzoli una terapia intensiva extra per i Covid non ortopedici: "Ci trasformiamo per i pazienti più gravi"

Intervista al direttore di anestesia e terapia intensiva Bonarelli: "Uno sforzo notevole di cui siamo però molto orgogliosi. Sono già arrivati diversi pazienti provenienti da altri ospedali della provincia. L'assetto resterà tale fino a quando ce ne sarà bisogno"

L'unione fa la forza. Mentre il terzo picco della pandemia ci ha portati in zona rossa (qui l'ultimo bollettino), l'impatto sugli ospedali è oggi pesantissimo e sono state necessarie riconversioni e riorganizzazioni per ottimizzare e aumentare la capienza e dividere i reparti Covid da quelli non-Covid. Dopo una rapidissima trasformazione che ha impegnato gran parte del personale durante il weekend, l'Istituto Ortopedico Rizzoli ha praticamente "raddoppiato" la terapia intensiva per poter garantire dei posti letto anche a pazienti positivi al virus, ma con patologie diverse da quelle ortopediche. Lo IOR è già da un anno dotato di un reparto dedicato ai pazienti curati in ortopedia e traumatologia, oltre che da un punto tamponi “Drive-Through”: questo dunque è un ulteriore passo avanti. Era fra l'altro il 18 marzo del 2020 quando il primo intervento d'emergenza su paziente positiva al Coronavirus veniva portato a termine proprio al Rizzoli. 

Stefano Bonarelli, direttore anestesia e terapia intensiva del Rizzoli, spiega come è avvenuta questa trasformazione a favore di un'apertura a pazienti provenienti da altre strutture ospedaliere affetti dal virus: "Ciò che è successo dimostra che davanti a una necessità si è in grado di rispondere in maniera eccezionale nonostante i sacrifici. In sostanza abbiamo trasformato due aree (la Recovery Room e la sala 9 d'emergenza) per aumentare i posti letto della terapia intensiva e poter così accogliere anche pazienti Covid non ortopedici". 

L'adeguamento è avvenuto da pochissimo, avete già delle persone in questa 'nuova' area di terapia intensiva? Quanti posti letto sono stati ricavati? "Abbiamo lavorato intensamente nel fine settimana per essere pronti il prima possibile e sono arrivati subito due pazienti, uno dal Maggiore e l'altro da Imola. Ieri altri due. In totale abbiamo aggiunto 6 posti letto che serviranno per persone con patologie acute e appunto (per la prima volta) non ortopedici". 

Uno sforzo notevole dopo un anno già molto stressante: quale il clima nell'ospedale e fra il personale? "Siamo tutti molto orgogliosi di essere riusciti a portare a termine questa 'trasformazione' e ci sentiamo un po' il classico esempio dell'unione che fa la forza, nonostante la stanchezza del personale medico e infermieristico (che non si è mai fermato ormai da 13 mesi) sento dell'entusiasmo. Sono state tolte delle ferie e ridotti i riposi, i pazienti sono certamente molto impegnativi ma tutto questo non fa che motivarci ancora di più". 

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Quanto durerà questo assetto? Il pronto soccorso è attivo come sempre? "Si tratta di una riorganizzazione temporanea che visti i numeri ipotizziamo resti tale almeno uno o due mesi. Diciamo che le stime potrebbero arrivare alla fine di aprile. Il nostro pronto soccorso funziona come sempre e anzi, la traumatologia è aumentata: riceviamo praticamente tutti i fratturati dell'area metropolitana". 

Questa terza ondata (o terzo picco) sta picchiando duro. Si percepiscono le differenze rispetto alla primissima pandemia? "Questo terzo picco è terribile, l'ondata peggiore in assoluto per la quale tutto il sistema sanitario è impegnato con confronti day by day. Ritengo che l'impegno che ci mettiamo sia adeguato anche se la sfida è molto impegnativa".  

Come ne usciremo? Una nota positiva (se così la possiamo chiamare) riusciamo a tirarla fuori da questa terribile pandemia? "Tutto sommato è stato uno stimolo a crescere e a impegnarci come non mai in qualcosa di diverso da quello che conoscevamo. Tutto questo è stato motivo di crescita".  

Il prof.Stefano Bonarelli 

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