Covid-19 fase due, cosa cambia negli ospedali: "Check point, sale d'attesa vuote, distanze e teleconsulti"

Intervista a Francesca Novaco, direttore sanitario dell’Ausl di Bologna: "La rivoluzione vera sarà quella di pensare sempre a proteggerci e a proteggere gli altri. C'è chi ha capito che molte prestazioni non sono davvero necessarie".

Dovremo abituarci a nuove regole e nuove modalità di accesso ai servizi ospedalieri, ambulatori e pronto soccorso compresi: tali cambiamenti includono anche delle innovazioni che renderanno tutto un po' più facile e veloce, ma che metteranno alla prova quelle fasce che con la tecnologia e il digitale hanno meno confidenza. Per il resto, più ordine e nell'organizzazione delle visite specialistiche, sale d'aspetto non affollate e riorganizzazione degli spazi in base ai distanziamenti di sicurezza, accompagnatori solo per i pazienti fragili, misurazione della temperatura agli ingressi e, naturalmente, tutti i dispositivi necessari fra guanti e mascherine. Totale sicurezza per chi negli ospedali ci lavora e per chi ci viene per curarsi" spiega Francesca Novaco, direttore sanitario dell’Ausl di Bologna, che accenna a un piano che ridisegna tutto il sistema nell'ottica della sicurezza per tutti. 

Francesca Novaco AUSL-2

"Sarà tutto un altro film - precisa il direttore - che ci vede muoverci su due binari, quello Covid-19 (che non finisce certo con l'inizio della fase due) e quello non Coronavirus, che disporrà di tutti i dispositivi di sicurezza necessari e che sta impegnando tutto il nostro personale. Noi molte attività le abbiamo già riprese da qualche tempo e stiamo lavorando con gradualità". 

Innovazioni e sperimentazioni: da giugno al via la tele-medicina

Cominciamo dalle innovazioni a cui ci ha portato questa emergenza sanitaria e ai servizi in via di sperimentazione di cui vi state occupando e che caratterizzeranno l'erogazione dei servizi nei prossimi mesi? "La novità più grossa sono i teleconsulti per visite specilistiche a distanza. Il che includerà l'uso della tecnologia a favore di un nuovo rapporto fra medico e paziente. Viviamola come un'occasione". 

Che tipo di visite specialistiche verranno incluse fin da subito nel sistema di telemedicina? I tempi? "Inizieremo con delle aree pilota. La neurologia per prima e poi la cardiologia. Stiamo lavorando a una piattaforma studiata ad hoc che metterà in rete pazienti e medici, facendoli interagire per colloqui che non sostituiranno le visite, ma che serviranno a un'azione di filtro. Le visite naturalmente continueranno ad esserci". 

Le visite specialistiche: sono molte e adesso bisognerà riprogrammare quelle sospese per il Covid, giusto? "Il 'molto' è un numero: 51 mila visite specialistiche e 21 mila radiologiche, giusto per intenderci e capire di cosa stiamo parlando quando diciamo 'riprogrammare'. E poi ci sono prestazioni di altra natura". 

Spazi e sale d'attesa: ecco come saranno riorganizzate le visite in ospedale e in ambulatorio

Per la fantomatica fase 2 a livello sanitario si sta lavorando sodo e su molti fronti, a partire dalle misurazioni degli spazi per il calcolo delle distanze e quindi della capienza di sale d'attesa e ambulatori con le conseguenti ripercussioni sul flusso di pazienti: "Tre metri per ogni paziente. Un check-point all'ingresso con misurazione della temperatura e verifica (o consegna) dei dispositivi di sicurezza, nessun accompagnatore a meno che non si tratti di un bambino o di un paziente fragile che abbia bisogno di qualcuno. Tutto dovrà essere sanificato fra un paziente e quello successivo. Previsti degli orari di apertura degli ambulatori non-stop, sette giorni su sette. Così riusciremo a recuparare le consulenze sospese e andare avanti con quelle nuove. Un rallentamento lo diamo per scontato". 

Meno persone al PS: "Forse abbiamo imparato cosa è urgente e necessario e cosa no"

Quale sarà la rivoluzione più grande in ambito sanitario? "Certamente l'idea di proteggerci e di proteggere gli altri. Una questione di mentalità, un cambiamento culturale. I dispositivi di sicurezza faranno parte del nostro quotidiano. Durante questa emergenza abbiamo imparato qualcosa osservando i nostri pronto soccorso vuoti: strano vedere questi luoghi di solito affollati così desolati. Probabilmente abbiamo capito quando una situazione è emergenza e quando no. Anche quando una visita specialistica è opportuna e quando invece se ne può fare a meno senza rischi. Chiaro che il rovescio della medaglia sono stati coloro che sono rimasti a casa anche se avevano un problema serio". 

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