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Raddoppiati i ricoveri covid: "Abbiamo coinvolto gli ospedali di provincia e i privati. Ridotte attività programmate"

Ospedalizzati pazienti più giovani, età media 50anni. La variante inglese ha fatto incrementare i bambini positivi. Al vaglio eventuali visite ai ricoverati. Questi alcuni punti toccati dal direttore sanitario Ausl Roti

Gli ospedali bolognesi sono in affanno e i ricoveri settimanali negli ultimi 15 giorni sono raddoppiati con un'età media che si è abbassata ai 50 anni. La situazione è diventata difficile e l'impennata di contagi pare sia stata determinata dalla maggiore carica infettiva della variante, ma si sta già correndo ai ripari con diverse riconversioni: "In questo momento la domanda di ospedalizzazione è molto intensa - spiega Lorenzo Roti, direttore sanitario dell’Ausl, che fa il punto un po' su tutto il riassetto sanitario - e in due settimane siamo passati da 30 a 65 pazienti Covid, mentre per il resto dei pazienti la domanda resta stabile. In qualche maniera questo problema lo dobbiamo fronteggiare". 

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Numeri importanti quindi, con una moltiplicazione dei casi rapida e intensa. Quali piani state mettendo in campo per affrontare questa difficile sotuazione? Avevate previsto o ipotizzato questa crescita importante e rapida della curva pandemica?

"I casi settimanali sono passati da 200 a 400 e oggi in ospedale abbiamo 960 persone, di cui 830 in degenza ordinaria, 75 in terapia intensiva e 60 in terapia subintensiva. Una dimensione di risposta estremamente impegnativa. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo coinvolto gli ospedali di Bentivoglio, di San Giovanni in Persiceto, di Bazzano e di Vergato. A Bazzano i letti Covid sono 14, a Bentivoglio 74, a Persiceto 26 e a Vergato 36. Questo per quanto riguarda la degenza ordinaria, ma abbiamo poi anche le terapie intensive. Una mano ce la stanno dando anche dal privato con 140 letti per degenza ordinaria e 194 letti a bassa intensità, oltre a 10 posti letto in terapia intensiva distribuiti nelle varie cliniche. In una settimana sono stati riconvertiti a Covid-19 oltre 120 posti letto". 

L'impatto sulle attività ordinarie?

"Abbiamo dovuto ridurre le attività di chirurgia programmata, naturalmente senza toccare le classi A delle liste, fra cui quelle oncologiche, che naturalmente non si fermano. Il nostro obiettivo è quello di non ridurre ancora e su questo stiamo lavorando molto. Nessun ridimensionamento o rallentamento è stato previsto per tutta la parte ambulatoriale, ma sappiamo che con l'arrivo del lockdown (la zona rossa nella quale sarà Bologna da domani) con misure che terranno tutti nella propria abitazione privata è possibile che qualcosa cambi. Ovviamente tutto è organizzato e rimodulato per garantire il distanziamento e la massima sicurezza". 

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Tornando sul tema dei ricoveri, cosa ci dice dell'età media dei pazienti? Cosa è cambiato dalla prima ondata ad oggi? 

La variante inglese che impatto sta avendo? "L'età si è abbassata sulla cinquantina e in questo momento i dati ci dicono che vengono ospedalizzati più pazienti giovani e sempre più frequentemente non in terapia intensiva, ma con ossigeno e ventilazione (non invasive). 

Quale il coinvolgimento dei bambini? E' vero che l'aggressività della variante inglese arriva a colpire anche il target dell'infanzia?

"Parto con una nota sulla mortalità. L'età delle persone decedute resta molto alta, sopra gli 80 anni e dunque la variante inglese (che si stima essere intorno al 70% nel nostro territorio) in questo senso non sembra incidere. Certo, un'accelerazione di questo tipo non l'avevamo vista nelle due ondate precedenti. Per quanto riguarda i bambini, l'incremento delle infezioni è indubbio e lo abbiamo riscontrato soprattutto alle scuole elementari e alle superiori (fasce 6-10 e 14-19), ma non ci sono dati di ospedalizzazioni. I casi che abbiamo conosciuto riguardano soggetti (la bambina di 11 anni) con patologie importanti". 

Non abbassare la guardia, certo. Ma qualche consiglio per essere certi di tenersi al sicuro il più possibile dal virus? "Tutto quello che sappiamo ormai bene, ma anche una buona pratica tanto semplice quanto spesso trascurata: aprite le finestre e fate arieggiare gli ambienti. Ribadisco che il vaccino non è un alibi per la disattenzione e che indossare la mascherina e lavarsi le mani spesso sono due gesti fondamentali". 

Quale è stato l'impatto del vaccino sul personale sanitario anche in confronto alla prima ondata? Meno infermieri e meno medici oggi vengono contagiati?

"Abbiamo già notato una deflessione dell'andamento dei casi di infezione sul personale sanitario. Non necessariamente però i contagi avvengono sul luogo di lavoro, questo è bene dirlo. In ogni caso la riduzione delle assenze è tangibile così come un trend di rallentamento importante. Attenzione però a una cosa importante: non ci deve essere la sensazione che le persone vaccinate siano libere perchè l'immunità tutela rispetto alla malattia, ma non rispetto all'infezione". 

Abbiamo parlato dei pazienti ricoverati sia per Covid-19 che per altre patologie, ma un pensiero in questo momento va anche ai loro cari e al tipo di comunicazione che è possibile mantenere con le famiglie, spesso in apprensione per l'isolamento in ospedale. State curando anche questo aspetto relazionale?

"Sono già stati riattivati in maniera estesa i collegamenti attraverso i tablet. Non necessariamente l'accesso ai reparti ordinari deve essere interdetto e stiamo pensando anche a un'apertura nei confronti di chi invece sta nei reparti Covid: anche solo il saluto del caregiver può essere di conforto ed evita di farli sentire isolati". 

Lasciando da parte la politica e tutte le polemiche connesse, il lockdown da zona rossa nel quale stiamo per entrare dal suo punto di vista è la soluzione giusta? Quali sono le vostre aspettative sui tempi di 'ripresa' almeno della situazione ospedaliera? 

"Visto l'andamento del virus questa è la soluzione più di buon senso. Non so dire se una fase intermedia sarebbe stata utile, ma di certo questa è la strada giusta. Almeno per i prossimi giorni noi non vedremo molti miglioramenti perchè gli infettati di oggi arriveranno in ospedale fra qualche giorno. Speriamo almeno che la domanda resti stabile". 

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