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Padri 'a metà', non per scelta

Separazioni, rivalse, dolore. L’altra festa del papà | PODCAST

Storie di separazioni e papà che non possono esserlo a tempo pieno. Con dolore. E il punto di vista dell'avvocato: "Tanti i casi di ingiustizia, cerchiamo di cambiare le leggi e la cultura"

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L'altra festa del papà: sono tantissimi in Italia i padri separati che oggi non potranno celebrare il loro giorno di festa insieme ai figli. Le separazioni e i divorzi, soprattutto dopo la pandemia, sono aumentati e se in alcuni casi prevalgono buon senso, civiltà e voglia di proteggere i bambini dai conflitti degli adulti, altre situazioni somigliano più a La Guerra dei Roses, con conseguenze dolorose che spesso né il tempo né le terapie riescono a cancellare. In questa giornata abbiamo deciso di dare voce ai padri separati per ascoltare le loro storie e riflettere sulle problematiche più diffuse dentro e fuori dai tribunali. Lo facciamo a qualche giorno dal "Daddy Pride" di Roma, manifestazione che ha visto sfilare centinaia di papà in difficoltà per sensibilizzare l'opinione pubblica e chiedere sostegno alla politica. E ha casa a Bologna la prima associazione dedicata a loro: l'Associazione Padri Separati. Attraverso loro abbiamo potuto ascoltare le storie di alcuni papà che si sono trovati ad affrontare diverse difficoltà, ma soprattutto quella economica. Fra i tanti ci sono Matteo e Stefano. Il primo è un caso (in appello) di collocazione paritaria ma con la casa alla madre e il secondo un caso (assolto) di false accuse per violenze sessuali. 

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L'avvocato Stefano Cera, nel direttivo dell'Associazione Padri Separati, spiega quali sono le situazioni più frequenti e come le cose possano/debbano ancora cambiare, così come da trent'anni a questa parte è già parzialmente avvenuto (ma ancora non basta): "Per anni il papà è stato considerato il genitore di serie b, soprattutto se non coniugato. Da quando è nata l'associazione (era il 1991) è cambiato tantissimo: intanto i padri sono stati riconosciuti come genitori importanti e mano a mano hanno acquisito sempre più diritti: dagli anni '90 a oggi è stato riformato l'affidamento (che è diventato condiviso) e il fatto che si sia sposati o meno non ha più importanza. I diritti delle coppie coniugate oggi sono gli stessi di quelle non coniugate. Anche da un punto di vista culturale, i papà hanno conquistato terreno. La loro prima sofferenza resta quella di non poter vedere i figli e non poter fare insieme a loro quello che facevano prima e che li teneva uniti. Con la disponibilità economica che peggiora le situazioni". Tribunali e tempi della giustizia? "Ancora lunghi, soprattutto se si pensa a quanto possa essere determinante l'assenza di un genitore nei primi anni di vita di un figlio".

I casi più toccanti? Quelli per cui è difficile non farsi coinvolgere da un punto di vista emotivo? "Sono particolarmente toccanti le vicende in cui i padri vengono accusati di violenze sui figli. E che poi li vedono assolti perché tutto falso. E ci sono anche i papà che hanno subito la sottrazione dei figli, spesso nelle coppie miste con uno dei due genitori che porta il figlio all'estero. Altri casi molto ingiusti, quelli in cui il papà ha lo stesso diritto della mamma e comunque sia viene allontanato lui dall'abitazione familiare, anche quando non ce n'è un reale motivo. Molti di loro non si rendono conto di quello che possono ottenere se decidono di intraprendere un percorso legale e si scoraggiano, spesso perdono fiducia nella giustizia". 

In fila per un pasto alla mensa dei poveri ci sono anche i papà

Stefano Cera

"Ho perso il lavoro e sono dovuto ricorrere a un'ipoteca anche per pagare gli avvocati"

Matteo è un papà separato e ha una storia da brividi che non si è riuscito ancora a buttare alle spalle. Anche perché da un punto di vista processuale non è stata ancora messa la parola fine. Anzi, la strada potrebbe essere ancora lunga. Un grande amore, un figlio e poi le i primi litigi che portano a un punto di non ritorno. Degli ingredienti noti, ma con una storia molto particolare: "Dalla relazione con la mia ex è nato nostro figlio. Abitavamo già in un bell'appartamento di mia proprietà, poi ho acquistato un'altra casa, poco distante da dove stavamo noi. A seguito dell'acquisto del secondo immobile avevo pensato di donare la mia prima casa a nostro figlio, in modo che da grande si potesse trovare già una proprietà dove poter costruire una famiglia e abbiamo fatto una richiesta al giudice minorile per procedere. Dopo un anno è arrivata la risposta affermativa e a quel punto erano necessarie le firme di entrambi noi genitori. La mia allora compagna però a quel punto ha posto una condizione: avrebbe firmato la donazione solo in funzione di un usufrutto a vita per lo stesso appartamento. La cosa a quel punto è rimasta in sospeso. In quel periodo fra l'altro sapevo che aveva un'altra relazione. Ad agosto di quell'anno, come tutte le estati, siamo andati al mare dai nonni materni, ma dopo un po' sono stato cacciato e la settimana dopo mi sono ritrovato una raccomandata da parte di un suo legale che mi richiedeva 2.500 euro per il vitto e l'alloggio del bambino per le settimane di vacanza dai genitori di lei e la richiesta di lasciare la mia abitazione al loro rientro. Non l'ho fatto e al loro rientro la situazione era diventata infernale, tant'è che inizio a dormire sul divano. Lei mi provocava in continuazione e io, cercavo di non cascarci. Mi ha denunciato per violenza domestica e mancato mantenimento del bambino. Tutto falso".

"Una mattina ero in bagno e ho sentito bussare: davanti a me, in casa, degli agenti di Polizia. Dopo quell'episodio ho dormito tre mesi e mezzo sul divano di un mio caro amico aspettando la fine dei lavori dell'altra casa, che stavo ristrutturando. É iniziata la procedura legale per l'affido del bambino. La mia ex compagna diceva che ero matto e violento, ma intanto chiedeva l'affidamento congiunto. Il giudice alla fine ha dato ragione a me e ha condannato lei a risarcirmi delle spese legali, a lasciare la casa di mia proprietà (la donazione chiaramente non è mai stata fatta) e le spese dell'CTU dovevano essere divise in parti uguali. Ma lei non ha pagato le spese della c.t.u., non ha pagato le mie spese legali e con i soldi risparmiati ha potuto fare ricorso. Ricorso che poi ha vinto lasciandomi senza parole per come è andata tutta la faccenda. Io nel frattempo ho perso il lavoro e sono dovuto ricorrere a un'ipoteca anche per pagare gli avvocati. In questo momento difficile ammetto che avere fiducia nella giustizia è davvero difficile

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"Io accusato del reato peggiore per un papà"

Come una madre può spingersi a convincere una figlia ad aver subito violenze proprio dal suo papà? Sembra impossibile, ma accade più spesso di quanto si crede: la storia di Stefano ne è la prova e la sua volontà di alzare la voce su questi temi così dolorosi e delicati non avviene solo con il racconto che ci sta per dare, ma lo ha fatto anche partecipando alla mobilitazione a Roma dello scorso sabato: la parata Daddy's Pride: "Ne voglio parlare perché mi piace pensare che raccontando la mia sofferenza qualcosa si possa muovere. La mia è una storia particolarmente dolorosa perché la mia ex moglie, mamma dei miei  figli, mi ha accusato del reato peggiore per un papà: di aver sottoposto la mia bambina a violenze sessuali. É stato chiaro fin da subito, sui banchi del tribunale, quanto l'accusa fosse infondata e senza alcuna prova, ma l'effetto domino che ne è derivato ha compromesso non solo la vita di noi adulti, ma anche quella dei bambini. E la loro vita non potrà essere la stessa perchè il trauma c'è". 

"Ci siamo separati anni fa con un affido congiunto e tempi paritari. I miei figli  erano piccoli. Pochi mesi dopo sono intervenuti i servizi sociali e ho scoperto che ero stato denunciato per violenze sessuali nei confronti di mia figlia. In quel momento è cominciato un incubo: tutto avrei pensato nella vita tranne che potesse accadere proprio a me una cosa del genere. Non mi sono potuto avvicinare alla mia famiglia per mesi. Il giorno del compleanno di mia figlia le ho portato un regalo e sono stato denunciato per stalking. L'incidente probatorio e tutte le verifiche hanno determinato la mia innocenza. Non so dove ho preso la forza per affrontare tutto questo, ma adesso quello che vedo sono le difficoltà di mia figlia e non so se potrà 'guarire' da quello che ha dovuto passare. Perchè una donna possa passare dall'amore a questo? Non lo so, forse anche lei ha sofferto per la separazione dei suoi genitori e la cosa si è trasformata in tutto questo...". 

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L'associazione Padri Separati: cosa fa (dal 1991) e come assiste i papà

L’Associazione Padri Separati segue da sempre le storie dei padri nell’iter processuale, affiancandoli di professionisti in grado di tutelare i loro diritti, e si occupa di portare le loro vicende all’attenzione dei media. Gli interventi prevedono un sostegno legale finalizzato a informare i genitori in merito a tutto ciò che dovranno affrontare nell’iter giudiziario, nel quale verranno accompagnati, qualora lo richiedessero, da legali esperti in diritto di famiglia. L’Associazione garantisce assistenza su quelli che possono essere i risvolti psicologici di una separazione; accade infatti spesso che, nelle separazioni conflittuali con figli contesi, intervengano figure quali i Servizi Sociali, Ctu, Tribunale Minorile. In queste occasioni l’Associazione è in grado di garantire professionalità competenti. L’ APS offre a chi si associa, oltre a un primo incontro gratuito con uno dei suoi legali, anche una o più consulenze con gli psicologi che lavorano in Associazione.  Durante i colloqui vengono dati consigli e suggerimenti sia a carattere legale che psicologico-comportamentale, su come risolvere al meglio la propria situazione. Affrontare la problematicità della propria storia insieme a una persona esperta di separazioni e di dinamiche che appartengono a una famiglia ormai disgregata aiuta a non sentirsi gli unici afflitti da un dolore apparentemente senza soluzione.

I padri separati rivendicano oggi una riforma del Diritto di Famiglia, la promozione dell’obbligatorietà della Mediazione Familiare dopo la separazione, la possibilità di stipulare Contratti Prematrimoniali e l’applicazione di pene più severe per tutte quelle donne che sempre più spesso si rendono responsabili di veri e propri rapimenti di figli.

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