Misure cautelari per 'Padrone di m...', la versione del collettivo: "Estorsione? Stipendi mai pagati, quel denaro ci spetta"

Parlano alcune esponenti del discusso collettivo di maschere bianche, noto per i blitz in negozi e locali dove, a loro dire, non sono stati rispettati i diritti dei lavoratori. La Lega intanto attacca: "Violenti, è ora che la ministra dell'Interno li chiuda"

Una "precaria della scuola", una "ex dipendente di un centro estetico" e una "ricercatrice precaria che per mantenersi ha fatto altri lavori". L'anonimato è rigoroso per le componenti del collettivo "Il padrone di merda" che oggi hanno voluto dire la loro sulle misure cautelari comminate ad alcuni membri del noto gruppo delle maschere bianche, negli ultimi anni conosciuto in città per i blitz a favor di smartphone e social contro diversi negozi e locali, rei -secondo il gruppo- di non aver rispettato i diritti dei lavoratori.

Sul banco degli accusati però sono finiti in sei, colpiti da cinque divieti di dimora e un divieto di avvicinamento a uno dei locali oggetto delle proteste. Oltre ai provvedimenti cautelari, nell'indagine rientrano altre 19 persone, denunciate a vario titolo. Le misure sono state notificate dalla Digos di Bologna su decisione del Gip e richieste dalla procura: tra le accuse si novera anche la tentata estorsione, oltre alla diffamazione, lesioni personali, violenza privata, imbrattamento e travisamento.

La difesa della maschera bianca: "Passati anni ma ancora non ho visto i soldi"

Ed è proprio quello della tentata estorsione l'addebito che più fa scaldare le maschere bianche, che provano a difendersi davanti ai cronisti, chiamati per una conferenza stampa in piazza Verdi a poche ore dalla notifica degli atti.

"Estorsione è quando vuoi qualcosa da qualcuno con la violenza e non ti spetta -replica una delle ragazze- ma quei soldi ci spettavano. Cosa dobbiamo fare allora? Ci siamo seccati di dover aspettare la decisione di un tribunale che non arriva mai. Scrivetelo questo, anche voi della stampa", scandisce a voce alta.

A chi fa notare al gruppo che ci sarebbero delle strade ufficiali, delle denunce agli organi preposti da fare, è un'altra ragazza, anche lei celata dietro la maschera bianca, ex lavoratrice di un centro estetico, indietro con alcune mensilità di stipendi, a prendere parola. "Io ho fatto tutte le pratiche necessarie, ma non è servito a nulla. Sono passati due anni e ancora non ho visto un soldo". E ancora: "Non mi hanno nemmeno fatto avere il Cud da allora, la cosa più banale".

Sulle maschere, per le quali è stato contestato il reato di travisamento, la difesa è categorica: "Indossiamo la maschera per un motivo: il lavoro in certi settori è si cerca per conoscenze. E' pericoloso denunciare gli abusi e poi andare a cercare un impiego dove la precarietà e gli abusi sono all'ordine del giorno".

"Hanno detto che è stata fatta una estorsione" riprende la prima a parlare, impiegata nel mondo della formazione, "quindi andare davanti al proprio padrone di m..., e dire a voce alta che in quel posto hai lavorato per tre mesi e non ti ha mai pagato, equivale a estorcere dei soldi?" si chiede.

Una delle contestazioni mosse ai ragazzi, tutti tra i 24 e i 37 anni, è infatti anche quella di diffamazione. Nei mesi scorsi la procura aveva tentato, attraverso una rogatoria, di oscurare le pagine Facebook collegate al collettivo, pagine che in totale raccolgono circa 10mila adesioni e dove il gruppo è solito pubblicare nomi, cognomi e aziende chiamate in causa. Tentativo invano, poiché negli Usa, paese nel quale hanno sede i server del social network, non prevedevano il reato ascritto nella richiesta. Di una indagine a carico degli atti del gruppo si era parlato nei mesi scorsi, ma poi non se ne era saputo più nulla. Poi sono arrivate le notifiche di questa mattina.

Misure cautelari a collettivo 'anti-padroni', la Lega attacca e chiama il ministro Lamorgese

Intanto, forte dell'implicito collegamento tra il gruppo delle maschere bianche e il collettivo Hobo, è il mondo dell'opposizione bolognese ad attaccare, chiedendo reati associativi e chiamando in causa il Viminale.

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“Sono gravissime le contestazioni della Procura della Repubblica nei confronti di alcuni componenti del Collettivo Hobo: sono talmente gravi che chiediamo che vengano contestati anche i reati associativi in capo a coloro che verranno giudicati colpevoli” chiede il consigliere regionale della Lega E-R, Michele Facci, mentre Lucia Borgonzoni, senatrice bolognese ed ex candidata governatrice alle elezioni di gennaio, chiede l'intervento del ministero dell'Interno. "Il ministro Lamorgese intervenga chiudendo "Hobo" e altri collettivi i cui componenti si sono resi responsabili di atti gravi e il sindaco Merola si decida a tutelare la legalità. Grazie alle forze dell'ordine che, pur nell'indifferenza dell'Amministrazione, hanno riportato sicurezza e tutelato i nostri commercianti e imprenditori dalle mire di delinquenti".

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