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Processo alle maschere bianche 'anti-padroni': revocate le misure cautelari, rimane l'accusa di tentata estorsione

Udienza fissata per alcuni dei ragazzi che l'anno scorso presero parte a una serie di blitz contro diversi negozi del centro storico, accusati dal collettivo di non aver pagato gli stipendi ai propri collaboratori. Cadute le accuse di diffamazione

Rimane la grave accusa di tentata estorsione, ma si assottiglia il percorso del procedimento penale a carico di alcuni attivisti del 'Padrone di m...', il collettivo para-sindacale delle maschere bianche ben noto in città per i suoi blitz a favor di smartphone e megafono, prendendo di mira alcuni commercianti del centro storico.

Il giudice in udienza preliminare Domenico Panza ha disposto la revoca delle misure cautelari ascritte a sei degli imputati (cinque divieti di dimora e un divieto di avvicinamento), che però dovranno comparire in aula il 10 giugno prossimo per l'accusa di tentata estorsione. Il giudice ha anche disposto il non luogo a procedere (in tutto sono stati 14 gli imputati nella fase preliminare) per quanto riguarda la diffamazione, altro capo d'accusa insieme -a vario titolo- a violenza privata, travisamento e imbrattamento.

Gli episodi penali contestati dal procuratore Antonello Gustapane riguardano un periodo tra il febbraio e il novembre del 2020. Il collettivo, con varie manifestazioni, si appostava fuori (e talvolta dentro) i negozi apostrofandone i titolari con megafono e riprese video, accusando loro di avere pagato in parte o non pagato affatto dipendenti e collaboratori. In almeno un caso, in sede civile, le rimostranze del collettivo delle maschere bianche sono state corroborate anche da una prima pronuncia del Tribunale del lavoro, che ingiungeva di ripagare le somme dovute a una dipendente.

A vario titolo rimangono addebitate anche le accuse di violenza privata e tentata estorsione -quest'ultima per i sei ragazzi oggetto delle misure cautelari revocate). La tentata estorsione è il reato più 'forte' contestato ai militanti, è cioè quello di aver tentato di ottenere, attraverso atti intimidatori e violenti, il pagamento delle somme asseritamente dovute.

"Il castello perde pezzi" ha commentato l'avvocato Ugo Funghi in merito all'esito dell'udienza "certo rimane l'accusa di tentata estorsione, una imputazione assolutamente esagerata, una enormità che contestiamo radicalmente", aggiunge Funghi. Insieme al procedimento penale vanno avanti anche le istanze di costituzione di parte civile.

I titolari dei locali parte lesa sono rappresentati dalla avvocata Giulia Bellipario. La legale commenta: "Nell'udienza preliminare si è fatto un po' di ordine in merito alle condotte contestate. Intanto però il procedimento va avanti, l'imputazione di tentata estorsione rimane, e si vedrà in aula se il quadro 'tiene' oppure no".

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