Cronaca

Strage di Bologna, Paolo Bellini condannato all'ergastolo anche in appello

L'ex esponente del gruppo terrorista nero Avanguardia Nazionale è accusato di essere uno dei cinque esecutori della bomba del 2 agosto. Familiari vittime: "Più vicini alla verità"

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“Con la strage non c’entro nulla”. Questo il succo delle parole che aveva pronunciato in mattinata davanti alla Corte d’Assise d’Appello. Dichiarazioni spontanee a cui però non ha creduto il collegio, presieduto dal giudice Alberto Pederiali, che intorno alle 19, dopo sei ore di camera di collegio, ha emesso la sentenza che conferma l’ergastolo a Paolo Bellini, ex esponente del gruppo terrorista neofascista Avanguardia Nazionale. Per i giudici, Bellini è stato il ‘quinto uomo’ che, insieme agli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, ha partecipato alla bomba della strage alla stazione ferroviaria di Bologna che il 2 agosto 1980 causò 85 morti e centinaia di feriti.

Il giuramento prima della condanna: “Se fossi implicato avrei confessato”

Un destino giudiziario non diverso da quello degli altri presunti compagni, quello del 71enne Bellini, che si è visto confermare la condanna in primo grado per concorso nella strage allo stesso modo di Cavallini, mentre gli altri tre erano già stati condannati in via definitiva come esecutori. Durante l’udienza, l’imputato aveva giurato che “se fossi stato implicato nella strage lo avrei confessato”, puntando invece il dito contro la “stampa” e la “comunicazione giudiziaria” che gli avrebbero “impresso il marchio di stragista”.

Strage di Bologna, arresto Bellini: "Anche a servizio della ndrangheta" | VIDEO

Confermate anche le condanne per depistaggio e false informazioni

Oltre all'ergastolo per Bellini, la Corte ha confermato anche la condanna a sei anni per depistaggio all'ex capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel e quella a quattro anni per false informazioni al pubblico ministero a Domenico Catracchia, ex amministratore di condomini in via Gradoli a Roma - luogo legato alle Brigate Rosse e al sequestro di Aldo Moro nel 1976. Anche Segatel, nelle sue dichiarazioni spontanee, aveva detto di essere stato “catapultato in una vicenda a cui mi sento totalmente estraneo”.

La P2, i servizi segreti e la tortuosa via verso la verità

Da sempre via verso la verità sull’attentato del 2 agosto è stata resa tortuosa da reticenze e depistaggi, con le indagini che si sono intrecciate a quelle di altri grandi episodi di violenza della storia italiana contemporanea. Lo stesso nome di Bellini, infatti, ritorna all’interno dei documenti delle Procure di Firenze e di Caltanissetta riguardo alle indagini sulle stragi mafiose nel periodo 1992-1993. Ma dell’attentato alla stazione di Bologna le carte giudiziarie individuano i mandanti e i finanziatori all’interno dei vertici della loggia massonica P2, che secondo le accuse hanno tramato protetti da elementi deviati dai servizi segreti e della politica: il ‘Gran Maestro’ Licio Gelli, il banchiere Umberto Ortolani, il funzionario degli agenti segreti Federico Umberto D’Amato e il giornalista Mario Tedeschi. Tutti morti e quindi non più imputabili. Ma riguardo, invece, alla sentenza inflitta a uno che è ancora vivo – Paolo Bellini – si potranno leggere le motivazioni dei giudici tra non meno di novanta giorni, quando il dispositivo verrà depositato.

Ecco le motivazioni della sentenza del processo di primo grado a Paolo Bellini

Le dichiarazioni

Tra i primi a parlare ai cronisti fuori dall’aula del tribunale, per il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi la sentenza è un “fatto estremamente positivo per arrivare alla completa verità sulla strage. Ha premiato la costanza dei nostri avvocati e della nostra associazione”. Al momento della pronuncia dei giudici, Bellini è uscito dall’aula. “Tutte le volte che arriva una sentenza – spiega – esco per scaramanzia, perché quando sono stato presente alla lettura è andata bene per i terroristi. Ora provo un grande sollievo”.

"La sentenza conferma la gravità di questa vicenda, pur a molti anni di distanza, non solo per quanti riguarda la posizione di Paolo Bellini, ma anche quelle relative a depistaggi e false informazioni al pubblico ministero". Questo il commento di Andrea Speranzoni, capo del collegio di legali di parte civile. Un "atto di giustizia" che è "una sutura che cicatrizza qualcosa, ma prima ancora ce lo racconta". In particolare, sottolinea Speranzoni, "abbiamo potuto aprire uno squarcio di verità nuovo su questa vicenda, abbiamo visto un procuratore della Repubblica (Ugo Sisti, procuratore capo di Bologna nel 1980, ndr) connivente con un imputato del calibro di Bellini, che negli anni '90 ha continuato a commettere reati gravissimi". Questo, conclude il legale, "ci deve tenere attenti non solo verso quel passato recente, ma anche verso il presente, perché la storia ci insegna che i fatti si possono ripetere, e vedere i tradimenti istituzionali che abbiamo visto ricostruire deve essere un monito che ci fa tenere la guardia molto alta su questa vicenda".

A rappresentare il Comune di Bologna c’era Federica Mazzoni, segretaria provinciale del Partito Democratico: “Un onore e un privilegio” averlo fatto, ha dichiarato: “La verità certificata dalla Corte consolida un ‘contesto’ articolato, istituzionale e paraistituzionale, politico ed economico nel quale la strage è maturata, volto a condizionare la vita repubblicana nel nostro Paese. Scelsero Bologna proprio per questo, e noi dobbiamo essere all’altezza anche in questa battaglia civile”.

Anche per il sindaco Matteo Lepore, si tratta di una “sentenza importantissima che ci avvicina ancora di più alla verità” e ringraziato “chi ha con tenacia cercato e perseguito questo esito, dai familiari, alle vittime, alla procura, agli avvocati di parte civile”.

Per il presidente uscente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini la sentenza “ribadisce una volta di più la matrice neofascista della bomba alla stazione del 2 agosto 1980”. "La miglior risposta a tutti i tentativi di depistaggio che, quasi quotidianamente, cercano di cancellare le responsabilità dirette e indirette dei mandati e degli esecutori materiali della strage", ha aggiunto la presidente dell'Assemblea Legislativa regionale Emma Petitti.

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