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Cronaca

Un 'climatizzatore naturale'. Ecco perchè il bosco delle Besta è così importante

Gli ambientalisti restano sospesi sui pioppi decennali per presidiare il Parco Don Bosco e manifestare il dissenso verso il progetto del nuovo plesso scolastico. L'esperto spiega perché forse ci si potrebbe ripensare

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Tende in cima agli alberi, cartelli in difesa del verde, giovani attivisti che presidiano quel parco fra le vie Aldo Moro e Serena finito in tribunale (oltre che su tutti i giornali) perché rischia di sparire per lasciare spazio alle nuove scuole medie Besta. E sono tanti i bolognesi che si stanno mobilitando per difendere un piccolo bosco di pioppi anche d'età (alcuni hanno fra i cinquanta e i sessant'anni): sono residenti del quartiere, ex studenti della scuola media, genitori di ragazzini che la frequentano oggi, qualche dipendente che dalle torri di Kenzo Tange scende per una pausa pranzo open-air prendendo anche un po' di fresco in una zona nel quale il cemento prevarica il verde. Per un sopralluogo che faccia capire meglio di cosa stiamo parlando ci siamo rivolti a una guida al di fuori delle parti, ma competente in materia di clima ed energia: "Questo piccolo bosco è un climatizzatore naturale e non serve un grande esperto per accorgersene - spiega Vittorio Marletto, fisico e agroclimatologo, già responsabile dell'Osservatorio clima di Arpae e abitante del quartiere San Donato.  

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Quella del Parco Don Bosco era una zona agricola fino a cinquant'anni fa e se ne scorgono ancora delle tracce, visti gli edifici che risalgono ai tempi in cui era tutta campagna, poi sovrastati (negli anni Settanta e Ottanta) da ammassi di cemento e di mattoni: "Qui sotto c'è sicuramente dell'acqua e questi pioppi sono evidentemente alimentati da una falda che li rende rigogliosi e imponenti come li vediamo (nella bella stagione è ancora più evidente l'effetto 'verde') - spiega ancora Marletto - Si tratta di un'oasi che produce ombra e fresco, che riesce ad abbassare la temperatura svolgendo un servizio ecologico enorme. L'idea che tutto ciò possa sparire fa venire i brividi perché questo boschetto non ha solo un valore estetico, ma anche pratico, dato che le persone qui vengono a cercare frescura in una Bologna che negli ultimi anni sta subendo evidenti cambiamenti climatici. Andiamo in senso contrario a quello che dovremmo fare? Pare di sì. Dovremmo invece sfruttare quella poca natura che ci resta in città e invece che radere al suolo magari riadattare quello che già c'è, come fra l'altro è già stato fatto in altri casi di recupero edilizio". 

Parco Don Bosco di Bologna  (4)

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Il progetto del comune: la trasformazione da Besta a "Quattrofoglie"

Ma qual è il progetto del Comune di Bologna per la secondaria di primo grado di Via Aldo Moro? Viene definito innovativo ed ecco perché: "sarà una struttura a basso impatto ambientale e alta qualità pedagogica, azzererà le liste d’attesa nei nidi e avrà posto per tutte e tutti i bimbi della città". Si chiamerà "Quattrofoglie" e sarà, come si legge nel progetto, una scuola nel parco, con una struttura avanzata da un punto di vista energetico grazie anche all’installazione di pannelli fotovoltaici che potranno garantire l’autoalimentazione di tutti gli impianti. La nuova struttura non avrà barriere architettoniche e sarà avanzata anche sotto il profilo antisismico. 

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In sintesi il progetto prevede: spazi nuovi sia dentro che fuori, aule nel verde, spazi educativi più grandi rispetto a quelli attuali, spazi per attività multimediali (come laboratori di musica, informativa, biblioteca), uno spazio dedicato al Quartiere e ad attività extrascolastiche con un auditorium, una palestra certificata CONI e aperta a tutte e tutti per pallacanestro, pallavolo e campo polifunzionale esterno, un nuovo spazio mensa. Innovazioni che, come fa sapere il Comune di Bologna "non sarebbero state possibili nel vecchio edificio, che presenta ormai una struttura poco adeguata e difficile da rendere a norma". Per quanto riguarda il Parco Don Bosco invece? Ecco come cambia: riqualificato e con nuove alberature, riduzione ai minimi termini degli alberi abbattuti con un nuovo arbusto per ogni esemplare tolto (vedi foto/rendering). 

Besta rendering progetto

Consumo di suolo e CO2: alberi che vanno e alberi che vengono. Ma l'effetto finale è lo stesso?

Il Comune di Bologna, motivando le sue scelte sulle nuove scuole, ha spiegato che il progetto delle Besta punta ad alcuni capi saldi fra cui il minor consumo di suolo, una maggiore capacità di assorbimento di anidride carbonica dei 100 alberi che saranno piantumati al posto degli attuali (31), standard di accessibilità per disabili e di risparmio energetico tra i più avanzati. E anche sui nuovi arbusti previsti dal progetto restano dei dubbi: gli alberelli piccoli e giovani non svolgerebbero quindi (almeno non prima di qualche decennio) quelle funzioni climatiche di cui abbiamo parlato. Dubbi che espone anche il nostro esperto: "Sempre bene piantumare alberi nuovi, ma come tutti sanno, per raggiungere altezze e dimensioni che fanno la differenza in termini di ombra ci vogliono anni. Un conto poi sono i filari e un conto è un piccolo bosco come quello che abbiamo oggi". E il bosco in questione è l'area che nella foto sottostante è segnato con un tratto giallo. Una sorta di "triangolo" che costituisce anche un passaggio. 

Parco Don Bosco-2

La battaglia per le "Besta": tutte le fasi, dalla protesta all'aula di tribunale

A gennaio 2024 sono apparse le prime transenne per delimitare l'area interessata dai lavori e alla vista di quell'inequivocabile segnale di partenza del cantiere sono cominciate le manifestazioni di dissenso, fino allo sfondamento di quelle transenne, con qualcuno che si era anche incatenato agli alberi per attirare l'attenzione su quello che è ormai conosciuto come il "caso Besta". Nel caso specifico, il 29 gennaio si sono verificati dei momenti di tensione e il ferimento di due agenti della Polizia Locale, che a detta dei componenti del comitato presenti, non hanno subito alcun attacco o aggressione dai manifestanti. Ci sono stati incontri fra residenti e cittadini, richieste di confronto con le istituzioni, oltre a un presidio fisso ormai da settimane con giovani che si sono accampati persino sugli alberi: "Costruire anziché ristrutturare, cementificare anziché rigenerare. Neppure l'alluvione ha fatto comprendere che è sbagliato - dicono gli attivisti di Ecoresistenze per Cambiare Rotta - Oltre 40 alberi saranno abbattuti solo qui nel parco  eppure le scuole si potrebbero ristrutturare a beneficio di tutti”. E la faccenda finisce anche in aula di tribunale: il comitato per la difesa del parco Don Bosco infatti ha presentato un ricorso urgente in tribunale contro il Comune e quale sarà il futuro delle Besta sarà deciso il prossimo 14 marzo. 

Parco Don Bosco presidiato notte e giorno

Chi era Fabio Besta? È stato un economista italiano. Proprio a Fabio Besta si deve l'invenzione del "Sistema Patrimoniale", utilizzato in Italia negli anni '20-'30 e successivamente adottato nella quasi totalità degli altri paesi del mondo, con la terminologia di "Sistema Patrimoniale Anglosassone". 

Un libro al giorno per chiedere al sindaco di ripensarci sulle Besta

Dal 12 febbraio scorso i rappresentanti dei comitati Besta e Don Bosco stanno consegnando ogni giorno alle 12.00 un libro a tema ambientalista al sindaco Matteo Lepore. O meglio, stanno lasciando queste letture personale di servizio presso l’anticamera di Palazzo D’Accursio, senza mai riuscire (fino a ora) a incontrare personalmente il primo cittadino. L’iniziativa ha preso il via quando Lidia La Marca, medico residente in via Caduti della via Fani ha portato nelle stanze comunali un volume di Stefano Mancuso intitolato "Fitopolis, la città vivente". L'hanno chiamata “Biblioteca in Comune” e le persone che partecipano a questa iniziativa sono residenti, insegnanti dell’IC10, genitori con figli che hanno frequentato le Besta e che non si arrendono al progetto della demolizione. 

Lidia La Marca

E tra i frequentatori del Parco Don Bosco c'è anche Nanà, una cagnolina che ogni giorno viene accompagnata in questa area verde per correre e giocare con altri suoi amici a quattro zampe: "È il suo posto preferito. Lo è anche per noi residenti a dire il vero. Ci stiamo mobilitando in tanti per poterlo difendere: tempo fa abbiamo documentato l'abbattimento di alcuni alberi e abbiamo chiesto spiegazioni a riguardo" commenta la sua padrona indicando la zona più spoglia del prato. 

Nanà

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